Patrizia Andrich – Una lezione da imparare

Erano secoli, che l’uomo faceva da padrone sulla terra e la terra soffriva sempre di più. Gli animali erano stanchi per come venivano trattati, tanto che Re Leone, il Re di tutti gli animali, che viveva in Africa nella immensa savana, riceveva proteste da ogni luogo della terra: tutti gli animali facevano riferimento a lui.

Un giorno, stanco di questi reclami, con un potente ruggito comunicò a tutti la decisione di indire una riunione nella “Grotta degli animali”. La notizia si diffuse con un passaparola in ogni parte mondo.

In breve tutti si ritrovarono all’ingresso della grotta ed attesero l’arrivo di Re Leone. Senza di lui, la riunione non si poteva svolgere. Con qualche minuto di ritardo, il Re, si presentò avvertendo tutti del suo arrivo con il suo noto e potente ruggito.

Dopo averli salutati entrarono nella grotta e presero posto. Re Leone stava al centro e tutti gli altri gli facevano da quadrato intorno. Per un momento ci fu silenzio. Stranamente, a farsi avanti per primi, con il loro ragliare, furono gli asini. Il loro portavoce espose il problema: “Maestà! A nome di tutti gli asini le porgiamo il nostro saluto!” fece una breve pausa accompagnata da un inchino e poi proseguì: “Noi asini siamo venuti a reclamare, perché da secoli l’uomo ci sfrutta facendoci lavorare come bestie. Sopra la nostra schiena ci caricano pesi insopportabili, che dobbiamo portare lungo sentieri e strade tortuose. Non le dico la fatica che proviamo e quante frustate ci danno se tentiamo di ribellarci. Maestà… siamo stufi di questa vita! Abbiamo diritto di vivere i nostri giorni con serenità!”

Il Leone rimase impassibile e non espresse giudizio.

Fu poi la volta dei maiali: “Anche noi maiali siamo stanchi della vita che facciamo! Gli uomini ci danno da mangiare di tutto, per farci ingrassare a più non posso e poi… beh! Sapete bene che destino ci tocca!”

Il Leone ascoltava in silenzio e poi toccò alle mucche dire la loro: “Noi, sembriamo libere perché pascoliamo nei prati che solo in apparenza sembrano puliti. L’erba ha un sapore strano e qua e là si trovano sacchi di plastica con dentro spazzatura e immondizia sparsa, buttata da chi passa lungo la strada. Non è possibile andare avanti così!”

“Voi vi lamentate per così poco! Cosa dovremmo dire noi uccelli, che voliamo nel cielo e respiriamo l’aria inquinata? Sapete quanti di noi sono morti per questo motivo? E per non parlare dei cacciatori che ci sparano per divertimento! Non è facile vivere così!”

“E noi pesci, allora? Sapete che il mare è diventato una discarica? La colpa è sempre dell’uomo!”

Il Re della foresta era sempre più perplesso: queste lamentele erano solo una minima parte. La situazione era davvero grave poiché le proteste giungevano da ogni angolo della grotta.

Tutti i continenti della terra presentavano, più o meno, gli stessi problemi per le varie specie di animali. Nella Grotta c’era un gran vociare e al povero Leone iniziava a dar fastidio tutto questo tumulto di voci. Sentiva la testa girare tanto che, ad un certo punto, non ne poté più ed il suo malessere esplose in un potente ruggito che fece rimbombare tutta la grotta.

Le voci si placarono all’istante e così il Re esplose: “Basta! La volete finire di far tutto questo caos!” Fece una breve pausa per vedere la reazione dei presenti e li vide tutti ammutoliti. “So bene com’è la situazione! Tutti i giorni la vivo con i miei occhi e come se non bastasse, da ogni parte della terra vi troviate, mi giungono le vostre lamentele. L’uomo con la sua civiltà sta distruggendo noi, la terra, l’aria, foreste, praterie, boschi e sé stesso. È ora di porre fine a questa distruzione e l’unico modo che abbiamo per farlo è lottare. È ora di rivoltarci contro chi ci fa del male. È l’ora della nostra rivolta!” disse il Re.

Tutti furono concordi e così, carichi di coraggio, uscirono insieme a combattere per i propri interessi. Erano fermamente decisi a fermare il processo di distruzione che l’uomo aveva avviato. Nel frattempo, gli uomini avevano sentito che nell’aria c’era qualcosa di insolito: in giro non si vedeva traccia di nessun animale. Erano tutti spariti e questo li mise in allarme, tanto che tutti insieme andarono a cercarli. Non fecero molta strada: ad un certo punto si trovarono di fronte ad un gruppo così variegato di animali. In testa c’era Re Leone, che dette ordine ai suoi compagni di fermarsi. Senza timore avanzò verso gli uomini: si era preso l’incarico di fare da portavoce. Non appena fu vicino agli uomini pose loro lamentele e argomentazioni. “Noi siamo qui per protestare, ma lo vogliamo fare in modo civile, senza violenza. Abbiamo terminato da poco la nostra riunione. Ho ascoltato le lamentele di tutti e devo dire che la situazione è grave. State distruggendo noi e il Pianeta in cui viviamo. Dobbiamo fermare tutto questo scempio!” fece una breve sosta e uno degli uomini presenti intervenne: “Questo lo sappiamo! Ma che cosa ci possiamo fare se le cose vanno così? Non possiamo mica frenare la civiltà!”

Il Leone riprese il suo intervento: “So anch’io che la civiltà non si può fermare, ma per salvare la Terra bisogna iniziare a rispettarla. Bisogna ridurre l’inquinamento. Dovete anche rispettare noi animali. Basta ucciderci per divertimento o per le nostre pellicce oppure per avere le zanne di rinoceronti ed elefanti per farne souvenir. Basta trattarci come bestie! Siamo esseri viventi anche noi! Imparate a rispettarci!”

Si fermò e guardò la folla umana davanti a sé. Erano tutti in rispettoso silenzio. Li aveva colpiti con il suo discorso e allora era meglio riprendere la parola per concluderlo: “La Terra e ogni forma di vita esistente in essa è un bene di tutti: va conservato nel migliore dei modi, perché chi verrà dopo di noi possa godere delle sue ricchezze come fecero i nostri avi e come stiamo facendo noi. Invece di distruggerla salviamola! Invece di farci la guerra proteggeteci! Uniamoci e insieme salviamo il mondo, patrimonio dell’intera umanità!”

Re Leone terminò, così, il suo discorso. Calò un grande silenzio. Le sue parole colpirono gli uomini presenti, al punto, che si vergognarono di tutte le loro azioni. Non c’era bisogno di proferire alcun discorso se non chiedere perdono a tutti gli animali. Fu, così, che l’uomo imparò la lezione e da quel momento in poi si dette un gran da fare per salvare la Terra e ogni sua forma di vita.

Tratta da: Un mondo da salvare – Favole di Patrizia Andrich
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