Le avventure di Edo e Sofia

Sofia e le uova rubate

Erano passati ormai quasi cinque mesi e Sofia non ebbe più nessuna notizia del suo carissimo Edo; ovviamente non lo aveva dimenticato, era sempre nei suoi pensieri e lo stesso accadeva per lui. Insomma, erano distanti, nessuno dei due sapeva se l’altro se la fosse in qualche modo cavata, se fosse ancora vivo, ma non si erano persi d’animo. Eh sì, purtroppo nel mondo degli animali si corrono tantissimi rischi, soprattutto in quel mondo artificiale dove si trovava a crescere la piccola Sofia. Ricordate? Lei era rimasta rinchiusa in un grandissimo stanzone con tante altre amiche, ma scopriamo cosa successe ancora…

Sofia era diventata una bellissima gallinella, bella come tutte le sue amiche certo, ma lei aveva un non so che di affascinante che la rendeva unica. Il suo modo di fare, la sua intraprendenza… anche lei, come Edo per i suoi compagni, era diventata un punto di riferimento per tutte le altre galline. In quell’orribile stanzone enorme, era quella che aveva sempre una soluzione a tutto: in ogni disputa, in ogni litigio, lei era in grado di calmare gli animi e di mettere pace tra le tante amiche che avevano idee e intenzioni differenti. Chi lottava per il cibo, chi diceva di essere la più bella, chi veniva emarginata perché perdeva alcune piume… Sofia riusciva a ricucire ogni rapporto, era il meccanismo che teneva insieme e unite tutte le galline che condividevano la prigionia con lei.

Era stata lei a usare per prima il termine “prigionia”, perché, a differenza delle altre, un po’ più ingenue, era riuscita ad accorgersi che la vita non poteva finire in quelle quattro enormi mura, in quel grosso perimetro fatto dall’uomo. Lei sosteneva che doveva esserci di più. Che dire, e come darle torto? A noi sembra tutto normale, perché siamo liberi, lei invece, che viveva rinchiusa, aveva intuito che qualcosa non andava e aveva pienamente ragione. Quel giorno, sembrava essere un giorno come un altro; Sofia sentiva sempre la mancanza di Edo, ma anche delle sue più care amiche, Carlotta e Gertrude, con cui era stata insieme più di un mese, prima che loro uscissero per andar via. Almeno questo era quello che pensava e diceva Carlotta, ma Sofia aveva qualche dubbio in proposito, e adesso era arrivato il momento anche per lei di scoprire cosa ci fosse fuori da quello stanzone dove era stata rinchiusa per 5 lunghissimi mesi della sua vita.

Come sempre entrò l’umano che solitamente riempiva i contenitori del cibo. Dovete sapere che il cibo era la cosa che non mancava mai là dentro. Era questo il motivo per cui Sofia aveva dei dubbi sul suo futuro: non riusciva a capire perché gli umani avrebbero dovuto dar loro così tanto da mangiare per poi liberarle. Inoltre non erano per niente buoni, tutt’altro: quando passavano in mezzo a loro alcuni davano anche dei calci per spostarle, incredibile. Quel giorno, quello stesso umano si diresse, come era accaduto quando uscirono Carlotta e Gertrude, verso il grande portone che dava sull’esterno. Non appena lo aprì, entrò una luce abbagliante, quella del sole mattutino, e un leggero venticello portò alle narici delle gallinelle un’aria pulitissima, tanto che tutte insieme fecero un profondo respiro. Non avevano mai respirato un’aria così pulita, erano abituate a sentire un puzzo tremendo dentro a quello stanzone senza finestre, e questo nonostante vi fossero delle ventole per arieggiarlo.

Quell’aria era diversa e quasi tutte le galline, compresa Sofia, si incamminarono verso l’uscita, attirate da quella brezza mattutina e dal calore dei raggi del sole. Mentre alcune altre, forse per paura, erano riluttanti a lasciare lo stanzone. Purtroppo a queste ultime pensò l’umano, che con un bastone le spaventò e le fece correre fuori facendole gridare dalla paura, poverine. Uscirono tutte e, poco dopo, dietro di loro venne chiusa una rete metallica e vennero lasciate al sole in un recinto per qualche ora. Dietro di loro venne chiusa la grande porta dello stanzone, che da fuori era un enorme capannone, invece davanti a loro c’era un’altra costruzione quasi uguale, da dove si sentivano le voci di altre galline.

Quel sole fu molto salutare per le giovani gallinelle, tutte erano davvero contente: chi si accovacciava per terra, chi razzolava cercando qualcosa nel terreno, chi, come la nostra piccola Sofia, si guardava intorno, perlustrando la zona e cercando di capire cosa sarebbe successo. Dopo poco infatti, si aprì la porta dell’altro capannone, e uscirono fuori quattro umani. Sofia corse subito, ansiosa di vedere cosa ci fosse dentro, e vide un corridoio lunghissimo tutto illuminato e, ahinoi, a destra e a sinistra tante gabbie una sopra l’altra.

Da quella porta usciva un puzzo tremendo e tanta polvere, inoltre si vedevano tante piume che cadevano giù dalle gabbie. Ma che posto era mai quello, si domandò Sofia. E mentre scrutava ancora dentro quell’orrendo posto, un umano le si avvicinò e la prese per le zampe. Sì, avete sentito bene, per le zampe! Infatti rimase a testa in giù impotente e arrabbiata, insieme a un’altra amica. Ma insomma questi umani, non sono modi di prendere delle indifese galline che non vogliono fare male a nessuno! Percorsero a testa in giù il corridoio, finché l’umano non aprì una gabbia piccolissima in cui c’era già una gallina e vi mise dentro in malo modo sia Sofia che la sua amica Rosetta, una delle prime che aveva conosciuto. Poi Sofia vide passare tutti gli altri umani che prendevano allo stesso modo tutte le altre sue amiche. Che cosa tremenda, altro che libertà! Che altro le aspettava ora?, pensò incredula.

Dopo aver portato dentro tutte quante, quegli uomini chiusero le grandi porte e Sofia si rannicchiò guardando quell’assurdo posto. Nella gabbia non c’era spazio nemmeno per una gallina ed erano dentro in tre; sotto le zampe non c’era della terra, bensì una grata di metallo e si doveva stare attente a non incastrarvi la zampa tra uno spazio e l’altro. Ma come avrebbe fatto a vivere là dentro, pensò, non c’era nemmeno lo spazio per girarsi. Mentre era assorta nei suoi pensieri, vide che davanti a lei rotolavano delle uova che si fermavano davanti alla gabbia, e così anche sopra di lei e sotto di lei. Rimase talmente estasiata da quelle uova che il suo istinto le fece venir voglia di deporne subito uno tutto per sé. Chiuse gli occhi e si riposò e nel dormiveglia sognava di avere un uovo. Con sua enorme sorpresa, quando aprì gli occhi, sotto di lei c’era davvero un bellissimo uovo. Tutta contenta, lo raccontò subito alla sua amica Rosetta e, mentre lo faceva, vide che anche il suo uovo rotolava giù insieme agli altri e non riusciva più a riprenderlo.

“Accidentaccio!”, disse Sofia. “Ora dovrò farne un altro!”

Quindi si accovacciò nuovamente. Ma questa volta decise di stare più attenta, e si mise a guardare cosa le succedeva attorno. Si accorse dopo un po’ che tutte le altre galline, comprese le sue amiche, erano impegnate a fare delle uova, e si rese conto che nessuna di loro riusciva a conservarne uno per sé. Dopo poco, davanti a lei e alle altre passarono degli umani con dei secchi in cui riponevano le uova e le portavano via: il suo uovo e quelli di tutte le sue compagne. Fu in quel momento che realizzò cosa stava accadendo: capì che le uova non rotolavano giù per caso, le uova rotolavano giù perché quelle gabbie erano costruite apposta perché esse rotolassero giù! Di scatto balzò in piedi, prese fiato e urlò a tutte le altre galline: “RAGAZZEEEEE… ASCOLTATEMI”‘

E subito ci fu un grande silenzio.

“Smettete di fare uova per favore. Non vi siete accorte che rotolano tutte giù e ce le rubano?”

In quel preciso istante, tutte le galline si misero a parlare tra loro. Alcune le diedero ascolto ma altre, troppo abituate alla situazione, non le credettero. E, mentre Sofia cercava altre argomentazioni da dare alle sue compagne, si udì una debole voce che disse: “Ha ragione Sofia, ascoltatela, lei è molto coraggiosa.”

Sofia guardò poco avanti a lei e vide una gallina che aveva pochissime piume, le sembrò da subito molto vecchia e indifesa e le fece un bel sorriso. Poco dopo si chiese come mai sapesse il suo nome, infatti aveva gridato Sofia. Allora la guardò ancora, e capì chi era. Le lacrime anticiparono le sue parole e con il cuore in gola disse: “Ma tu sei Carlotta? La mia amica Carlotta.”

E Carlotta con voce flebile rispose: “Sì, sono io Sofia cara, sei diventata davvero grande e bella.”

A quel punto Sofia scoppiò davvero in lacrime, nel vedere la sua carissima amica Carlotta ridotta in quello stato. Non riusciva nemmeno a parlare e sembrava che avesse almeno dieci anni in più, le mancavano quasi tutte le piume sul collo e sulle ali, non portava più nemmeno il suo becco finto. In quel preciso istante, Sofia si arrabbiò tantissimo: non poteva accettare che quegli umani cattivi riducessero così una giovanissima gallina, costringendola a fare uova dalla mattina alla sera per poi rubargliele! Era davvero su tutte le furie. Si gonfiò a tal punto dalla rabbia, che le compagne di gabbia si spaventarono. Diede dei colpi fortissimi alla gabbia e questa si aprì leggermente; appena intravide l’apertura, continuò a colpire ancora più forte, finché la porta non si spalancò del tutto. Non appena fuori dalla gabbia, gridò a tutte quante di ribellarsi, disse che una volta fuori di lì nessuno avrebbe più potuto rubare le loro uova. Per fortuna le altre galline, quando videro che Sofia era fuori dalla gabbia, ascoltarono finalmente il suo consiglio e tante di loro, le più forti, riuscirono ad aprire gli sportelli. Una volta fuori, imitarono Sofia che era intenta ad aprire tutte le altre gabbie alle galline più deboli. Nel giro di pochi minuti furono tutte libere, anche Carlotta. Fu a quel punto che Sofia prese il comando e con l’aiuto delle galline più forti organizzò una battaglia contro gli umani cattivi che le tenevano prigioniere. Tutte insieme attesero, nascoste, che gli umani entrassero nel capannone per tendere loro una trappola. Attesero molto tempo l’arrivo degli umani e da fuori udivano un forte trambusto. Che cosa stava succedendo all’esterno dell’edificio? Perché gli umani non arrivavano mai?

Check Also

La leggenda del mostro del mare: il Landoro

La leggenda del mostro del mare: il Landoro

Si racconta che, presso le coste tra Molise e Abruzzo, un tempo vivesse un colossale …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.