Le avventure di Edo e Sofia

Allevamento intensivo di galline ovaiole, dalla nascita dei pulcini fino allo sfruttamento a vita delle galline. Tutti i vari “passaggi” vengono esposti di volta in volta durante lo svolgersi delle avventure dei protagonisti. Due pulcini nascono vicini di uovo e il loro affiatamento li porterà a compiere un diverso cammino per arrivare alla stessa destinazione, la libertà. La favola è molto lunga, per cui è stata divisa in diverse avventure per poterla leggere a episodi.


Un pulcino coraggioso e una pulcina intraprendente furono separati poco dopo la nascita. E queste sono le emozionanti avventure che superarono per ricongiungersi!

La nascita, l’amicizia e la separazione

Tutto ebbe inizio dentro un piccolo e accogliente ovetto. BUM, BUM, BUM, era il rumore che la nostra piccola pulcina sentì, quando per la prima volta spalancò gli occhi. Due occhini vispi e desiderosi di scoprire il mondo che, come prima cosa, videro una lucida parete bianca. Si tirò su con le piccole zampette rosa e girò su se stessa per vedere di trovare un’uscita, ma niente, era tutto chiuso. BUM, BUM, BUM. Ancora lo stesso rumore ma sempre più forte, tanto da far tremare il suo piccolo ovetto dov’era ancora rinchiusa. Allora si voltò dalla parte da cui proveniva il rumore, e vide una piccola ombra che si avvicinava e BUM, BUM, BUM. Fin quando non apparve la testa tutta gialla di un piccolo pulcino dentro il suo uovo, che subito esclamò: “Ohoh, devo aver picchiato troppo forte. Ho rotto anche il tuo uovo.

Mi dispiace non volevo, non l’ho fatto apposta.”

“Ma figurati”, disse la pulcina, “tanto avrei dovuto romperlo io, ti ringrazio di averlo fatto per me.”

BUM-BUM, BUM-BUM, e ancora BUM, e i nostri piccoli amici fecero in mille pezzi le uova in cui erano nati e diventati degli splendidi pulcini, con i becchi rosa ed entrambi con foltissime e giallissime piume morbidose. Intorno a loro vi erano tante altre uova, tutte bianche, da dove però non si sentiva provenire alcun rumore. Tutto taceva in quella cassetta di plastica rossa dove erano rinchiusi. Per cui diedero il via alle presentazioni.

“Tu come ti chiami?”, chiese il pulcino alla pulcina.

“Mi chiamo Sofia!”, rispose lei sicura, ed aggiunse: “Tu invece come ti chiami?”

“lo mi chiamo Edo!”

Dopo la breve presentazione, i due iniziarono a giocare rincorrendosi e nascondendosi in mezzo a tutte le altre uova. Si conoscevano da pochissimo tempo, ma era come se si conoscessero da sempre. Ad un tratto, BUM-BUM-BUM-BUM, rumori sempre più forti, pezzi di gusci che volavano da tutte le parti, tutte le uova intorno a loro si stavano aprendo e tantissimi pulcini gialli come loro uscivano fuori. Un grande fracasso, tutti a correre, tutti a gridare, giocare e saltare, e sul più bello, una luce fortissima entrò dalle fessure della grande cassetta di plastica, che lentamente cominciò a muoversi. In quel momento, l’intraprendente Sofia chiamò Edo per andare a vedere cosa stesse succedendo. I due corsero a guardare fuori da quelle fessure e videro un lunghissimo corridoio che finiva con una grande porta, che man mano, avvicinandosi, diventava sempre più grande, finché non si aprì e la attraversarono. Fu in quel momento che videro per la prima volta gli esseri umani: erano tutti vestiti di bianco, con una mascherina davanti al muso ed una davanti agli occhi. Non sapevano di che animali si trattasse guardando gli umani, e purtroppo

non sapevano nemmeno di essere nati nel peggior posto al mondo per dei pulcini come loro. L’umano più vicino a loro tolse il coperchio, prese di peso la cassetta che li conteneva e la svuotò, facendo cadere in malo modo tutti i piccoli pulcini. Sofia ed Edo non ebbero nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo, che si ritrovarono a testa in giù, sopra una strada che camminava da sola. In realtà non era una strada che camminava da sola, ma un nastro trasportatore, che spostava tutti i pulcini in avanti verso altri umani. I nostri piccoli amici videro davanti a sé questi umani che prendevano alcuni pulcini e li lanciavano dentro un contenitore nero, ma non capivano il perché. Purtroppo Sofia cominciò a spaventarsi un po’, tanto che si strinse forte forte al suo coraggioso amico Edo, che a sua volta aveva gonfiato il petto pronto a difendersi da quei grossi umani.

D’un tratto, arrivò il loro turno. Quella mano umana con un guanto azzurro, prese Edo. Lui cominciò a beccarla più forte che poteva, mentre la piccola Sofia, rimasta sopra il nastro trasportatore che la portava sempre avanti allontanandola da lui, strillava disperata: “EDO NON LASCI ARMIMI!!”

E lui, mentre stringeva forte il becco su quella mano, senza mollare la presa, rispose così: “ST-f-AI TR-f-ANQUILLA, TOR-f-NERÒ.”

Ma quella forte beccata non fece desistere il grandissimo umano, che lanciò dentro il contenitore nero il coraggioso Edo. Fu da quel momento che non si videro più, mentre quel nastro trasportava Sofia e la portava sempre più avanti lontana, e non c’era modo di fermarlo.

Che ne dici di leggere anche... :-)

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