Cari catechisti e genitori,
questo racconto nasce per aiutare i bambini a entrare nel mistero della Pentecoste non come una “lezione”, ma come un’esperienza del cuore. Il brano di Giovanni (Gv 20,19-23) ci mostra uno Spirito Santo che viene nel chiuso della paura, non in un colpo di vento fragoroso (come in Atti), ma in un soffio intimo di pace e di missione.
Prima di leggere, potete accendere una piccola candela e spegnere le luci. Dopo la lettura, chiedete ai bambini:
- “Anche tu hai mai chiuso una porta nel cuore per paura?”
- “Cosa vorresti che Gesù soffiasse nel tuo cuore oggi?”
Lasciate che il racconto faccia da ponte tra la Parola e la loro vita. Lo Spirito Santo non è “una colomba lontana”: è il respiro di Dio che dice a ogni bambino: “Non sei solo. Vai, anche tu puoi portare pace”.
Buona lettura e buon soffio di Pentecoste!
Un racconto ispirato a Giovanni 20,19-23
C’era una volta, in un piccolo villaggio stretto tra colline verdi e un lago d’argento, un gruppo di amici molto speciali. Li chiamavano “i Seguaci del Giardiniere”. Il loro maestro, un uomo dagli occhi buoni come il miele e le mani capaci di accarezzare i fiori e di spezzare il pane, era stato crocifisso. Ma loro raccontavano una storia meravigliosa: che il terzo giorno era tornato, più vivo che mai.
Ora però, era calata la sera di quel giorno. Nel villaggio, l’aria odorava di paura. Le finestre delle case erano sprangate, le porte chiuse con pesanti catenacci di legno.
I dieci amici – perché uno era andato via e un altro, Tommaso, era fuori – si erano rintanati nella stanza più segreta della casa di Giovanni. Era una stanza senza finestre, con un’unica porta che avevano bloccato con una trave. Avevano spento tutte le lampade tranne una, che tremolava come il loro cuore.
“Hanno ucciso il Maestro”, sussurrò Pietro, il pescatore dalla voce grossa, che ora era piccola come un filo d’erba. “Forse verranno a prendere anche noi.”
“Vorrei avere il suo coraggio”, piagnucolò Giacomo. “Ma qui dentro, al buio, non sento che la paura.”
Andrea, che amava raccontare storie, cercò di ricordare: “Una volta, Lui ci disse: ‘Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo’. Ma è difficile, no?”
Seduti su cuscini di lana, con le spalle curve e le mani intrecciate, sembravano un grappolo d’uva rimasto solo in inverno: rattrappito e senza più dolcezza. Il loro cuore era diventato una porta chiusa, sprangata da dentro.
A un tratto, successe qualcosa che nessuno dei dieci avrebbe mai saputo spiegare con parole normali.
Un vento caldo, profumato di gigli e di pane appena sfornato, cominciò a soffiare da sotto la porta. Non era una corrente d’aria normale: aveva la consistenza della seta e la leggerezza di un sorriso. La fiammella della lampada, invece di spegnersi, crebbe fino a diventare un piccolo sole arancione.
E in mezzo a loro, senza che la porta si aprisse, senza che la trave cadesse, c’era Lui.
Il Giardiniere.
Aveva il suo vestito chiaro, i piedi sporchi di terra buona e, nel polso, una cicatrice luminosa come un filo d’oro. Ma non faceva male da vedere. Era una cicatrice che brillava, come se dentro avesse tenuto un pezzetto di stella.
“Pace a voi”, disse.
La sua voce era come un tuffo in un lago tiepido dopo una giornata di vento freddo. Tutti trattennero il fiato. Poi qualcuno singhiozzò, qualcun altro rise.
Il Giardiniere alzò le mani per mostrarle. Poi si avvicinò a ciascuno, soffiò dolcemente sul loro petto – un soffio che sapeva di menta selvatica e di primavera – e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. Io vi mando come il Padre ha mandato me. Da ora in poi, potete portare la pace laddove c’è guerra. Potete asciugare lacrime che nessuno vede. Potete ricominciare sempre, perdonando e liberando i cuori”.
Poi, così com’era venuto, il Giardiniere svanì. Ma il vento caldo rimase. Non era più fuori: era dentro di loro.
Pietro fu il primo a rialzarsi. Aveva gli occhi asciutti e un fuoco nuovo nel petto. “La porta!” esclamò. “Togliamo la trave!”
“Ma… e se ci sono i soldati?” chiese Tommaso, che nel frattempo era rientrato e aveva visto tutto con i propri occhi.
“Non importa”, rispose Andrea sorridendo. “Ora abbiamo un Cuore di Luce dentro. La paura non abita più qui.”
Aprirono la porta. Il vento della stanza si mescolò con l’aria della notte. E da quella casa chiusa uscirono undici ragazzi e ragazze (perché c’erano anche alcune amiche) che non avevano più paura. Corsero per le viuzze del villaggio, bussarono a tutte le porte e cominciarono a raccontare.
Raccontavano con le mani, con gli occhi, con la voce. E ogni volta che incontravano qualcuno spaventato, gli soffiavano accanto all’orecchio: “Pace a te. Non sei solo”.
Erano diventati i giardinieri del mondo. Avevano ricevuto il soffio della vita, e quel soffio non si sarebbe più spento.
Breve commento per bambini
Cari bambini, questo racconto parla di una cosa magica ma vera. Gesù, dopo essere risorto, è andato a trovare i suoi amici che avevano paura e stavano chiusi in casa. Loro avevano chiuso la porta, ma Lui è entrato lo stesso.
Gesù non si è arrabbiato perché avevano paura. Anzi, ha portato la pace. Poi ha soffiato su di loro. Quel soffio era lo Spirito Santo. È come quando la mamma o il papà ti soffiano su un ginocchio sbucciato: non toglie la ferita, ma ti fa sentire amato e coraggioso.
Lo Spirito Santo è l’abbraccio di Dio dentro di te. Ti dà il coraggio di aprire le porte che hai paura di aprire, di perdonare un amico che ti ha offeso, di dire una parola buona a chi è triste. Da quel giorno, i discepoli non ebbero più paura. E anche noi, quando ci sentiamo chiusi nella paura, possiamo chiedere: “Vieni, Spirito Santo, soffia nel mio cuore”. E Lui arriva, sempre.





