Le avventure di Edo e Sofia

L’astuzia di Sofia e le sue nuove amiche

Ricordate? Avevamo lasciato i nostri due piccoli amici mentre venivano trascinati dal nastro trasportatore verso gli umani. Umani che prendevano alcuni pulcini e li lanciavano da una parte, mentre altri pulcini proseguivano il cammino forzato verso un’altra direzione. Purtroppo Edo fu lanciato dentro un grande contenitore nero, mentre Sofia proseguì il cammino forzato sopra quell’orribile nastro trasportatore.

La piccola Sofia cercava di correre in senso contrario per tornare da Edo, ma, malgrado i suoi grandi sforzi, non riusciva a muoversi di un centimetro; non avendo quindi altra scelta, si lasciò trasportare verso il successivo umano. Quest’ultimo prendeva ad uno ad uno tutti i pulcini e poggiava il loro becco su una lama caldissima, infatti tutti urlavano tantissimo per il dolore. A quel punto l’intraprendente Sofia decise che ne aveva avuto abbastanza e, mentre pensava a come salvarsi e salvare i suoi amici, si accorse che quell’umano prendeva i pulcini senza nemmeno guardarli. Per cui, approfittando della situazione, sgattaiolò velocemente avanti, riuscendo a passare illesa e gridando agli altri di fare lo stesso. Purtroppo, alcuni riuscirono a seguire il suo esempio e passarono, ma ahimè, altri invece no. Il passaggio era davvero stretto, e quando tutti insieme cercarono di fare lo stesso, tentando di scappare, si creò un grande ingorgo e molti vennero presi dall’umano e riportati indietro. Comunque l’idea di Sofia salvò il becco a tanti di loro e gli umani per fortuna non se ne accorsero.

Non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi e guardarsi indietro, che un getto fortissimo d’aria la sbatte forte dentro un’altra cassetta rossa, proprio come quella da cui era arrivata. Cassetta che subito dopo fu presa di peso da un altro umano e trasportata verso una nuova destinazione. Durante il tragitto la piccola Sofia, come aveva fatto insieme con Edo, si mise a sbirciare da un buco per provare a vedere dove fosse finito il suo coraggioso amico. Niente da fare, non riusciva a capire che fine avesse fatto. Molto tristemente si accovacciò in un angolino, insieme a tutti gli sventurati compagni.

Pochi istanti dopo Sofia, insieme agli altri pulcini, venne scaricata a terra in un immenso stanzone pieno di tantissimi pulcini di diverse età. Alcuni, i più piccoli, erano dentro gabbie messe una sopra l’altra, mentre i più grandicelli erano a terra. La nostra piccola Sofia, essendo appena nata, era molto piccina, per cui fu messa in una gabbia insieme a tutti i presenti nella cassetta. Fin da subito lei si rese conto che non era una bella cosa essere rinchiusa dentro una gabbia, e pensò che sarebbe stata meglio per terra. Rassegnata per ora al suo destino, si mise a chiacchierare con i suoi compagni di sventura, presentandosi e parlando di quello che era successo poco prima su quell’orrendo nastro trasportatore. Durante le presentazioni si rese conto che tutta la gabbia era piena solo di femminucce. Per sicurezza rifece il giro attorno richiedendo i nomi, Mara, Angie, Rosetta, Lucy, Amanda, Rachele, Nina, Luisa, Mina, tutte femminucce, tutte pulcine e niente pulcini come Edo. Chiese anche nelle gabbie di fianco alla sua, ma niente maschietti, nemmeno uno.

Tutto ad un tratto una gallina molto più grande, che stava fuori dalla gabbia, le chiese: “Che c’è piccola cara, perché ti affanni tanto nel cercare dei pulcini? Qui siamo tutte femminucce, non lo sapevi?”

“No, non lo sapevo!”, rispose la piccola Sofia, e poi chiese: “Tu come ti chiami?”

“Sono Carlotta e ho ben quattro mesi, e tra non molto lascerò questo posto, oh perbacco, non ne posso proprio più di stare qui”, rispose la giovane gallinella.

“Quattro mesi?”, esclamò sorpresa Sofia, e continuò: “Sei davvero grande. Io sono nata soltanto oggi.”

“Oh-oh-oh-oh, perbacco”, rise la gallinella mettendosi un’ala davanti al becco. “Dovrai aspettare un bel po’ prima di uscire da quella gabbia. Perbacco, io sono uscita appena due giorni fa, e ti garantisco che non è bello stare chiuse là dentro quando comincerete a crescere. Inizierete a litigare per il poco spazio e vi beccherete l’una con l’altra. Ah perbacco, che brutti ricordi, con tutte quelle galline insolenti che non ti lasciano nemmeno accovacciare. Che ti credi? Ci sono già passata, io.”

La giovane Carlotta era davvero una chiacchierona, tanto che Sofia non riusciva a farle altre domande. Continuava sempre a parlare, senza fermarsi, e le cose che diceva non erano per niente belle.

“Oh perbacco, io uscirò tra non molto e mi darò alla bella vita, troverò un bel gallo da sposare, metterò su famiglia ed avrò tanti pulcini da portare a spasso. Non li porterò mai in un posto come questo. Sia mai, che ti credi, non sono mica matta eh. Spero che tu faccia altrettanto mia cara piccola pulcina senza nome.” E si fece una grande risata. “AHAHAHAHAH.”

E mentre rideva le cascò la punta del becco, tanto che Sofia restò di stucco vedendola senza la punta del becco. Ma Carlotta non se ne accorse e continuò a ridere.

“AHAHAHAH mia piccola sfortunata pulcina!”, aggiunse Carlotta.

E in quel momento la nostra Sofia riuscì a parlare e disse: “Senti un po’ cara Carlotta. Ti è caduto il becco. Perbacco! Io mi chiamo Sofia e non capisco cosa ci sia tanto da ridere.”

Dopo essersi nascosta velocemente il volto con l’ala, Carlotta disse: “Il becco dici? Non può essere. Lo ha fatto la mia amica Gertrude. Le ho lasciato tutta la mia scodella di cibo in cambio.” E scappò via gridando a squarciagola: “ALLARMEEE, GERTRUDEEE, ALLARME, GERTRUDEEE, ALLARMEE!”

La piccola Sofia restò per un attimo sbalordita dell’accaduto, tanto che pensò di averla offesa e si rattristò, ma non ebbe nemmeno il tempo di voltarsi, che subito tornò Carlotta tutta ansimante.

“Sofia? Tu sei Sofia? Giusto? Dimmi piccola Sofia, ho notato che tu hai un bellissimo becco, chi te lo ha fatto? Sei stata tu? Dove lo hai preso, ne voglio uno uguale al tuo, dimmi, dimmi dove l’hai preso?”

“Ma che dici?”, replicò Sofia. “Il becco è il mio.”

“Ma come?”, disse Carlotta, “Ora non lo tagliano più questi umani cattivi?”

“Ah sì, ora capisco cosa vuoi dire”, disse Sofia. “Volevano tagliarmelo sì il becco, ma io li ho fatti fessi. Sono passata di corsa mentre l’umano non guardava, e così ho detto di fare alle altre dopo di me. Hic, poi però, hic, l’umano le ha viste, hic, e le ha riportate indietro. Non è colpa miaaa.”

E la piccola Sofia scoppiò in lacrime. A quel punto Carlotta cercò di rassicurarla dicendole: “Non fare così piccola Sofia, hai già rischiato tanto nel fare quello che hai fatto. Inoltre non hai salvato solo te stessa, ma anche molte delle altre pulcine. Pensa, io sono costretta a mettermi un becco finto, fatto con il mais dalla mia amica Gertrude. AHAHAHAHA!” E scoppiò a ridere insieme a Sofia, che ancora un po’ lacrimava, poi Carlotta aggiunse: “Sai che mi succede? Tante volte mentre dormo me lo mangio e sono costretta a farmene fare un altro. AHAHAHAHAH!”

Ripresero così a ridere allegramente insieme. Insomma, anche se entrambe non sapevano ancora che destino le aspettasse, erano molto felici di essersi conosciute e che fosse nata una vera e propria amicizia tra loro. E fu così che passò un mese, da quando Sofia fu portata in quello stanzone. Carlotta e la sua inseparabile amica Gertrude partirono per una nuova destinazione, mentre Sofia, insieme alle altre, venne fatta uscire dalla gabbia. Per ora era abbastanza contenta di essere uscita dalla gabbia, ma molto triste perché non aveva avuto nessuna notizia del suo coraggioso Edo. Chissà che fine aveva fatto, si domandava sempre, e parlava spesso di lui a tutte le sue amiche.

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