L’esercito dei cucchiai

Nel cassetto della cucina si era accampato da molto tempo un esercito di cucchiai.

All’inizio avevano scelto questo posto perché era riparato e offriva loro la possibilità di stare nascosti e di riposare dopo le ultime battaglie. Poi però, con il passare del tempo, si erano un po’ impigriti. Ciondolavano senza meta. Ogni tanto qualcuno usciva in ricognizione in cerca di nemici, ma tutto sembrava assolutamente pacifico.
Questo almeno fino al giorno in cui arrivò nel loro cassetto la forbice. Si trattava di una bella forbice argentata, che si dava moltissime arie. «Ma che aria pigra si respira qui dentro.» Fu questa la prima cosa che disse, dopo essere stata messa nel cassetto.

«Ricordo di aver visto molti militari nella mia vita, ma voi, mio dio, avete veramente un’aria dimessa e polverosa. Per non parlare poi di quelle pance che vi ritrovate…»

«Effettivamente siamo un po’ ingrassati» pensò il tenente Cucchiaio guardandosi intorno, ma non lo disse.

«Signora» disse invece rivolgendosi alla forbice «non sapete cosa state dicendo. Io e le mie truppe siamo sul punto di partire per il campo di battaglia, una missione pericolosissima ci attende.»

«Evviva» gridarono i cucchiai, che non ne avevano molta voglia, ma si erano sentiti molto offesi dalle parole della forbice. Così iniziarono le manovre.

Indossarono le loro vecchie divise, armarono i fucili e si misero in marcia. Dopo alcune ore avevano finalmente raggiunto il tavolo da pranzo; qui era stato appoggiato un piatto pieno di cibo.
I cucchiai si sistemarono intorno.
«Questo è il campo di battaglia da cui sferreremo l’attacco.» Disse il tenente Cucchiaio.
«Nel piatto troverete tutte le munizioni di cui avrete bisogno.»

«Molto bene, signor tenente» ribatté il sottotenente «ma se posso chiedere, signore, contro chi combattiamo?».

«Che domanda insulsa!» esclamò infuriato il tenente che non sapeva cosa rispondere.
«Combatteremo contro i nemici, è ovvio. Preparate le munizioni.»
I soldati si disposero in fila. Ciascuno caricò una pallottola di pappa.

«Fuoco!» urlò il tenente. E il primo cucchiaio sparò. Il boccone attraversò la cucina e volò dall’altra parte del tavolo, dove stava entrando in quel momento una bambina. Lei aprì la bocca e lo inghiottì al volo.
«Buono!» disse la bambina.

«Fuoco!» urlò di nuovo il tenente e il secondo cucchiaio sparò il suo boccone. La bambina aprì velocemente la bocca e afferrò anche questo.

«Fuoco!» si sentì di nuovo e il terzo cucchiaio lanciò il suo proiettile di cibo verso la bocca 0di quella bambina che fu rapida a inghiottirlo.
«Ehi, piano» disse a quel punto con la bocca piena. «Mica ce la faccio a mangiare così veloce e poi il mio papà dice che devo masticare lentamente.»
I cucchiai si fermarono. Il tenente taceva e si grattava un orecchio.
«Signore» chiese timidamente il quarto cucchiaio, quello a cui toccava sparare. «È sicuro che quella bambina sia proprio il nostro nemico?»
«Ehm…» farfugliò il tenente che non sapeva più cosa rispondere. Intanto la bambina aveva finito di mangiare quello che aveva in bocca.
«Allora, continuiamo? Io ho ancora fame e non mi sono mai divertita tanto a mangiare.»

«Cucchiai,» disse il tenente con aria solenne «questa volta non combattiamo contro un nemico: le nostre truppe sono mobilitate per un’azione utile. Forza, diamoci da fare».
«Fuoco!» gridò allora il sottotenente e fu la volta del quarto cucchiaio. «Aahm» fece la bambina e continuarono così fino alla fine delle munizioni.

Fiaba tratta da “Storie per la pappa e per la nanna” di Elisabetta Maùti e S. Cameli
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