Il topo che dormiva sempre

C’era una volta un topolino che aveva sempre sonno. Dovunque si fermasse per più di un minuto si addormentava.
Fino a che era piccolo, la cosa andava bene. Lo mettevano in carrozzina e lui dormiva, lo sdraiavano su un prato e lui si addormentava, lo appoggiavano su un tappeto colorato e dopo un po’ lo sentivano russare.

Col tempo si accorsero che si addormentava anche quando lo mettevano nel seggiolone; si addormentava quando stava da solo o quando giocava con i suoi fratelli: si addormentava sempre.

«Passerà quando andrà a scuola» diceva la nonna. Ma non fu così.

A scuola il topino andava volentieri, ma se stava fermo nel banco per più di un minuto sentiva la testa pesante, gli occhi gli bruciavano, le palpebre si chiudevano e in men che non si dica si addormentava.

Lo stesso capitava quando giocava a pallone. Se per caso l’arbitro fischiava il rigore e i suoi compagni ci mettevano più di un minuto a sistemarsi, ritrovavano il nostro topino sdraiato sull’erba del campo, che schiacciava un pisolino.
Succedeva dappertutto. Al parco e allo zoo.

Succedeva perfino al supermercato.

«Perché dormi sempre?» gli chiedeva la mamma.
«Non è che dormo. È solo che mi metto comodo: appoggio la schiena, distendo le gambe e le braccia, accomodo la testa su qualcosa di morbido; poi mi rannicchio e chiudo gli occhi e mi sento così bene, e improvvisamente sono addormentato.»
«Ma cosa sogni?» chiese ancora la mamma.
«Niente» rispose il topino «io immagino di volare sopra un prato verde, pieno di fiori colorati. Sento l’aria sul viso e il sole che mi scalda la schiena. Oppure immagino di passare sopra l’acqua trasparente del mare: sento il rumore delle onde — sciaff, sciaff, sciaff — che passano sotto di me. Vedo i pesci colorati che si muovono silenziosi tra le onde. E poi ancora immagino di volare tra gli alberi e di incontrare un gruppo di uccelli e partire con loro per andare in posti lontani. Oppure…»

«Non dire altro» disse la mamma facendo un lungo sbadiglio. «Credo di aver capito.»

Lo prese in braccio e si addormentò. Il topino naturalmente si addormentò di lì a poco e il papà la sera li trovò così abbracciati, che dormivano profondamente.

Fiaba tratta da “Storie per la pappa e per la nanna” di Elisabetta Maùti e S. Cameli

 

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