La pianta Paolino (Gianni Rodari)
La pianta Paolino (Gianni Rodari)

La pianta Paolino (Gianni Rodari)

Il contadino Pietro rimase molto meravigliato quando gli nacque un bambino con i capelli verdi. Pietro aveva visto gente con i capelli neri, biondi e rossi; aveva anche sentito parlare di una certa fata dai capelli turchini, ma capelli verdi proprio non ne aveva mai visti. Le donne che venivano a vedere il bambino dicevano: – Sembra che abbia in testa l’insalata –. Cosí il bambino fu battezzato: Paolino lo chiamò il padre, Paolino Insalata lo chiamarono le donne. Furono fatti venire dei dottori a vedere quei capelli: dissero che non era niente, scrissero una ricetta, se ne andarono e i capelli rimasero verdi come prima. Quando il bambino ebbe due anni andò nei prati assieme al nonno a pascolare una capretta. Ed ecco che, ad un tratto, la capretta gli si avvicinò, e sotto gli occhi del nonno gli brucò via in quattro e quattr’otto tutti i capelli, lasciandogli la testa rasa come un prato appena falciato. Cosí si poté capire che i capelli verdi di Paolino non erano capelli verdi ma erba, una bella erbetta fresca e soffice che cresceva molto in fretta. – Potrai mantenere una capra anche in mezzo al mare, – rise il padre di Paolino.

A primavera, tra il verde, proprio in mezzo alla testa, apparve una bella margherita gialla. Tutti venivano da lontano per vedere il bambino a cui crescevano le margherite in testa.

Paolino diventò un giovinetto e una volta commise una cattiva azione: subito invece della bella erbetta gli spuntò sulla testa un ciuffo di gramigna folta e spinosa. Paolino si vergognava molto di andare in giro con quelle erbacce che gli ricadevano sugli occhi: perciò in seguito procurò di non commettere mai cattive azioni.

Col passare degli anni cominciò a crescere, in mezzo all’erba, una pianticina: si scoprí che era una quercia, e che diventava sempre piú robusta e forte con l’invecchiare di Paolino. A cinquant’anni era un bel querciolo.

Paolino non aveva bisogno di piante per stare all’ombra, d’estate: gli bastava quella che gli cresceva in testa, che dava un’ombra fresca e ventilata.

Quando Paolino ebbe ottant’anni, la quercia era diventata tanto grande che gli uccelli vi facevano il nido, i bambini vi si arrampicavano a giocare tra i rami, i mendicanti che entravano nel cortile, per chiedere un uovo o un po’ d’acqua, si riposavano un po’ all’ombra di Paolino e non finivano mai di lodarlo per la sua bontà. Quando morí, Paolino fu sepolto in piedi, di modo che la pianta potesse continuare a vivere e crescere all’aria aperta. Ora è una vecchissima quercia frondosa e la chiamano la «pianta Paolino». Tutt’in giro ci hanno messo una panchina verniciata di verde, le donne vi si siedono a far la calza, i contadini a mangiare la minestra e a fumare la pipa.

I vecchi restano lí seduti fin che viene il buio: si vedono i fornelli rossi delle loro pipe. Prima di andare a dormire salutano il loro amico Paolino:

– Buona notte, Paolino, eri proprio un bravo ragazzo.

Fiaba tratta da: Fiabe lunghe un sorriso

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