La figlia del Re che non era mai stufa di fichi

Un Re mise fuori un bando: chi era buono di stufare sua figlia a forza di fichi l’avrebbe avuta in moglie. Ci andò uno con un paniere e non faceva a tempo a porgerle i fichi che lei se li mangiava. Quando li ebbe mangiati tutti disse: «Ancora!».

C’erano tre ragazzi in un campo che vangavano. Disse il più grande: «Di vangare non ne ho più voglia. Voglio andare a vedere se stufo la figlia del Re a fichi».

Salì sul fico e ne colse un bel paniere. Si mise in strada e incontrò un vicino che gli disse: «Dammi un fico».

«Non posso», lui rispose, «voglio stufare la figlia del Re e non so se ne ho abbastanza.» E continuò la sua strada.

Si presentò alla figlia del Re e le mise davanti i fichi. Se non faceva presto a tirarlo via, si mangiava anche il paniere.

Tornò a casa e il fratello di mezzo disse: «Anch’io ne ho abbastanza di vangare. Vado a provare se stufo la figlia del Re a fichi».

Andò sull’albero, riempì il paniere, e via. Incontrò il vicino che gli disse: «Dammi un fico».

Il fratello alzò le spalle e continuò la strada. Ma anche lui, se non faceva presto a portare via il paniere, la figlia del Re gli mangiava anche quello.

Allora il più piccino disse che andava lui.

Camminava col suo paniere pieno di fichi, e il vicino domandò un fico pure a lui.

«Anche tre», disse il più piccino e gli porse il paniere.

Il vicino mangiò un fico, poi gli diede una bacchetta e gli disse: «Quando sarai là, non hai che da picchiare in terra questa bacchetta, e il paniere appena vuotato tornerà a riempirsi».

La figlia del Re mangiò tutti i fichi del paniere, ma il più piccino batté la bacchetta e il paniere fu di nuovo pieno. Dopo due o tre di questi colpi, la figlia del Re disse a suo padre: «Uffa, questi fichi! Ne sono proprio stufa!».

E il Re gli disse: «Hai vinto, ma se la vuoi sposare, bisogna che vai a invitare sua zia, che sta al di là del mare».

Quando sentì questo, il più piccino ci restò male e andò via. Sulla strada del ritorno, ritrovò il vicino sulla porta di casa e gli raccontò la sua sfortuna. Il vicino gli diede una trombetta. «Va’ sulla riva del mare e suona. La zia della figlia del Re che sta di là sentirà suonare e verrà di qua, e tu la condurrai dal Re».

Il più piccino suonò la trombetta e la zia venne di qua del mare. Il Re, quando vide la zia, disse: «Bravo. Però per sposarti devi avere l’anello d’oro che s’è perso in fondo al mare».

Il più piccino tornò dal vecchio, che gli disse: «Toma sulla riva del mare e suona la trombetta».

Lui suonò, e saltò fuori un pesce che aveva in bocca l’anello. Il Re, quando vide l’anello, disse: «In questo sacco ci sono tre lepri per il banchetto di nozze, ma sono troppo magre. Portale a pascolare nel bosco per tre giorni e tre notti, poi rimettile nel sacco e riportale qui».

Ma come si fa a riacchiappare delle lepri nel bosco? Il vicino, quando glielo chiese, disse: «Alla sera suona la trombetta, e le lepri correranno dentro il sacco».

Così il piccino pascolò le lepri in mezzo al bosco per tre giorni e tre notti. Ma il terzo giorno venne nel bosco la zia, vestita da non farsi riconoscere, e gli disse: «Cosa fai, bel giovane?».

«Bado a tre lepri.»

«Vendimene una.»

«Non posso.»

«Dimmi quanto vuoi.»

«Cento scudi.»

La zia gli diede cento scudi, si prese la lepre e andò via.

Il più piccino aspettò che fosse arrivata quasi a casa, poi suonò la trombetta. La lepre scappò di tra le mani alla zia, corse nel bosco e tornò dentro il sacco.

Ci andò la figlia del Re, vestita da non farsi riconoscere.

«Che fai?»

«Bado a tre lepri.»

«Vendimene una.»

«Non posso.»

«Quanto vuoi?»

«Trecento scudi.»

Glieli diede e portò via la lepre. Ma quando fu vicina a casa, il più piccino suonò la trombetta e la lepre le scappò di tra le mani e corse finché non tornò nel sacco.

Ci andò il Re, vestito da non farsi riconoscere.

«Cosa fai?»

«Bado a tre lepri.»

«Vendimene una.»

«Tremila scudi.»

Ma anche stavolta la lepre scappò e tornò nel sacco. I tre giorni e le tre notti erano finiti, e il più piccino tornò dal Re, che gli disse: «Ancora un’ultima prova, poi sposerai mia figlia. Devi riempire il sacco di verità».

Sulla porta c’era sempre il vicino, che gli disse: «Tu sai tutto quello che hai fatto nel bosco. Raccontalo e il sacco si riempirà.»

Il più piccino tornò dal Re. Il Re teneva aperto il sacco e lui raccontò: «È venuta la zia e ha comperato una lepre per cento scudi, ma le è scappata di mano ed è tornata nel sacco; è venuta sua figlia e ha comperato una lepre per trecento scudi, ma le è scappata di mano ed è tornata nel sacco; è venuto lei, Maestà, e ha comperato una lepre per tremila scudi, ma gli è scappata di mano ed è tornata nel sacco».

Erano tutte verità e il sacco s’era riempito.

Allora il Re capì che doveva dargli sua figlia.

I. Calvino, La figlia del Re che non era mai stufa di fichi, in Fiabe italiane, Milano, Mondadori, 1993, pp. 212-215.

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