L’Anello del pastore (Gianni Rodari)

C’era una volta un pastore che pascolava il suo gregge nelle campagne intorno a Roma. La sera, ritirava le pecore nell’ovile, mangiava un po’ di pane e formaggio, si sdraiava sulla paglia e dormiva. Di giorno, poi, sole o tramontana, acqua o vento, sempre fuori, con le pecore e il cane. Per mesi e mesi lontano da casa, sempre solo. Una notte, mentre stava per coricarsi, udi una voce che lo chiamava.

«Pastore! Pastore! Sono un viandante, pastore. Ho camminato tutto il giorno e dovrò camminare tutto domani. Non ho soldi per i treni, io. Sono rimasto senza cena e senza provviste. Ho pensato che tu, forse…»

Il pastore, che era un uomo pietoso, gli apri la porta della sua casa e gli offri tutto ciò che aveva: del pane e del formaggio da mangiare e del latte da bere. Il viandante mangiò e bevve. Poi il pastore gli cedette metà della sua paglia perché potesse riposare. La mattina si alzarono insieme, alle prime luci dell’alba.

«Grazie ancora, pastore. Ho dormito tanto bene,» disse il viandante, «che ti voglio lasciare un piccolo ricordo. È un anello di ferro senza grande valore ma sta’ attento a non perderlo».

«Non lo perderò».

«Potrebbe venirti utile».

Si salutarono. Il pastore si mise in tasca l’anello e non ci pensò più. Quella notte capitarono nel suo ovile due briganti, armati fino ai denti, come ne giravano, una volta, da quelle parti. Questi gli ordinarono di ammazzare un agnello e di arrostirlo allo spiedo. Il pastore obbedi senza fiatare.

«Sei un ottimo cuoco, pastore ma la tua disgrazia è quella di averci visti in faccia».

«Non mi pare una gran disgrazia,» fece il pastore, come per dire: «Be’, non buttatevi giù a quella maniera, non siete poi tanto brutti».

Ma il brigante gli spiegò di che disgrazia si trattava.

«Caro mio, se tu torni al paese e parli di noi, le cose potrebbero mettersi male, ti pare? Tu ora che ci hai visto ci puoi descrivere ai gendarmi. Ora per noi sei un pericolo. Ma non temere, ti faremo una bella tomba…»

«Una tomba: ma allora voi volete uccidermi!»

«Per forza dobbiamo. Del resto sarà l’affare d’un minuto, un minutino… Ehi, pastore… Ehi, dico!! Dove ti sei cacciato? Pastore! Avanti, socio: tu cercalo da quella parte, io lo cercherò di qua. Pastore, vieni fuori, abbiamo scherzato. Nessuno ti vuole uccidere. Su, finiscila di giocare a nascondino… Pastore!»

Insomma, che cosa era successo? Era successo che il pastore, mentre ascoltava le minacce dei briganti, si era messo una mano in tasca e distrattamente aveva toccato l’anellino di ferro. E in
quello stesso istante era diventato invisibile. Era li, immobile, seduto intorno al fuoco, ma i briganti non lo vedevano più. Lo cercavano, loo chiamavano, con le armi in pugno, sempre pronti ad ucciderlo.

Letto da don Paolo Alliata

Check Also

La macchina per fare i compiti – Gianni Rodari

Un giorno bussò alla nostra porta uno strano tipo: un ometto buffo vi dico alto …