La bambina Anastasia

La bambola di Gretel, che la bambina stessa aveva chiamato Anastasia, da qualche giorno era molto triste.

Se ne stava abbandonata in un angolo della stanza e sembrava che la sua padroncina non si accorgesse più di lei.

Ora Gretel ogni mattina si alzava presto, faceva colazione in grande fretta, e poi andava in un posto chiamato “scuola” dove, se aveva capito bene, c’erano tanti bambini come lei che dovevano stare seduti su un banco ad ascoltare le parole di un adulto chiamato “maestro”.

Non sembra poi così divertente, questa scuola, pensò la bambola.

Non era meglio per Gretel restarsene a casa insieme a lei e vivere un’altra delle loro meravigliose avventure?

Anastasia ricordava ancora la più bella ed emozionante di tutte.

Era stata quando la matrigna della bambina aveva rapito e nascosto Anastasia dentro a una scatola in cima a un armadio, senza lasciarle né da mangiare né da bere.

Quando si era accorta della sua scomparsa, Gretel si era disperata.

«Dov’è Anastasia?» aveva strillato con gli occhi pieni di lacrime. «Non c’è nel suo lettino.»

«Io non ne so nulla…» aveva mentito la donna.

«Sei tu che devi tenere in ordine le tue cose.»

Per Gretel era cominciata una ricerca senza sosta. Non sarebbe andata a dormire se prima non avesse ritrovato la sua adorata Anastasia.

La bambola, da dove era stata nascosta, riusciva a vedere ogni cosa, perché la scatola aveva un foro. Però, per quanto cercasse di gridare o di dimenarsi, le sue parole non giungevano mai fino alla bambina.

Fu Hänsel a risolvere la situazione. Il ragazzino, infatti, aveva capito che lì ci doveva essere lo zampino della matrigna.

«Hai guardato lassù in alto?» chiese alla sorella.

«No… ma come potrebbe mai essere finita lì…?»

«Ora vediamo.» Così dicendo, aveva preso uno sgabello, e vi era salito. E, da una scatola, era spuntata proprio Anastasia!

Com’era stato bello… pensò la bambola, ora così triste. Perché, si chiese, i bambini prima o poi devono diventare grandi e smettere di divertirsi con noi giocattoli?

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