Capitolo 6
Il martire rosso
Alle porte della città, due guardie stavano impettite a scrutare tutti coloro che entravano o uscivano. Erano immobili e rivestite da un lieve strato di polvere, quasi comiche con i sottili fili biancastri tesi tra il cappello ed il muro dietro di loro. Ayl si disse divertito che dallo spessore della polvere sulle uniformi si sarebbe potuta calcolare la durata del loro turno di guardia.
Quando li videro passare, intimarono: “Fermi!”
I due si fermarono.
“Dove andate?”
“Al castello”
Le guardie incrociarono le lance davanti a loro, bloccando il passaggio.
“Il castello è pericoloso durante l’inverno”, dissero con aria cupa.
Le guardie si scambiarono un’occhiata perplessa. Non era proibito andare al castello in inverno, ma non lo faceva nessuno ed a loro avevano sempre insegnato che le cose che non fa nessuno sono strane. E non si dice sempre che ciò che è strano può anche essere malvagio? Avrebbero voluto fermarli, magari arrestarli per un paio di giorni, così da far passar loro la voglia di fare passeggiate fuori stagione, ma era un dato di fatto che non fosse proibito andare al castello in inverno e quindi i due non stavano infrangendo alcuna legge.
Per essere più tranquilli, decisero comunque di perquisirli. “Aprite lo zaino”, ordinarono.
Nello zaino di Jori, tra una felpa e un paio di bottigliette d’acqua, spiccava il fiore rosso che avrebbe dovuto portare alle nuvole.
“E questo cos’è?”, chiese una guardia sollevandoselo fin davanti al naso.
“È un fiore per le nuvole. Lo devo portar loro in dono”
La perplessità delle guardie aumentava.
“Sicché”, dissero dopo essersi a lungo lambiccati, “voi andate al castello per parlar con le nuvole?”
Avevano sentito raccontare qualche volta di pazzi che prendevano la strada della collina e cercavano di parlare con le nuvole dalla cima della torre; avevano sempre creduto fossero solo leggende, ma ecco che ora si trovavano davanti due di quei pazzi in carne ed ossa.
Intimoriti da quella situazione strana, che non rientrava in nessuno dei loro protocolli militari e che quindi non sapevano gestire, i due soldati confabularono un poco tra loro, incerti sul da farsi. Infine si rivolsero ad Ayl e dissero: “Potete passare, ma il fiore è requisito”
Ma appena il fiore sentì quella decisione, proprio lui che era stato buono buono nello zaino fino a quel momento, lasciò cadere di colpo tutti i suoi petali e si disfò tra le dita della guardia.
Piovvero a terra vermigli, come gocce di sangue sul candore della polvere, e in meno di un attimo del fiore non restò che uno stelo spoglio, privo d’ogni sua bellezza.
“Oh no!”, esclamò disperato Jori.
Ma Ayl sorrideva. Disse: “Prima avremmo portato solo un bel fiore in dono alle nuvole, che sarebbe appassito forse in pochi giorni o forse ancor prima d’arrivare. Ora invece porteremo la storia di un bellissimo fiore che ha scelto di morire per farci giungere fino a loro. Sarà una storia che non potrà appassire e si farà più forte per ognuno che la ascolterà”
Le guardie tacquero. Osservavano senza saper cosa pensare quei due strani tipi, che non avevano commesso alcun reato, ma che sembravano loro tra i più pericolosi criminali che avessero mai visto.
Jori tirò su qualche lacrima con il naso, perché nonostante tutto, al fiore rosso si era affezionato ed avrebbe voluto portarlo con sé ancora un poco. Con qualche ragnatela ancora addosso, le guardie tolsero di mezzo le lance e si scostarono.
Continuarono a fissarli in silenzio anche mentre se ne andavano, oltrepassando senza fretta le porte della città. Lasciandosi dietro quei petali rossi, vividi come sassolini gettati ad indicare la strada.



