Tombolino

Era un cagnolino delizioso, un cucciolo tutto bianco, sempre vispo e allegro. Lo chiamavano Tombolino perché saltava di qua e di là dietro qualsiasi cosa gli lanciassero. I bastoni erano il suo forte e li riportava alla sua padroncina, Titti, ovunque l’avesse lanciato. Con le palle non era tanto bravo, non riusciva mai ad afferrarle con i denti e ringhiava, ringhiava, si vedeva che soffriva. Con quelle da tennis se la cavava meglio, perché erano più piccole, ma rotolavano sempre di qua e di là e Tombolino faceva sempre una gran fatica per afferrarle.

Titti voleva un gran bene a Tombolino. Quando tornava da scuola di corsa per portarlo nel parco, Tombolino la sentiva arrivare e faceva un gran fracasso, saltando qua e là dietro il cancello del suo giardino, sapendo che tutti e due sarebbero andati al parco e si sarebbero divertiti un mondo.

Anche quel giorno fu così! Titti correva verso di lui chiamandolo e Tombolino saltellava qua e là con un allegro abbaiare.

Eccomi, eccomi! Titti aprì il cancello, mise il guinzaglio a Tombolino… sempre con grande fatica! Non era facile tenerlo fermo, tanto era il suo entusiasmo per la passeggiata

Titti posò la cartella di scuola e… via con Tombolino di gran corsa verso il parco!

Sai che ho preso otto in un tema che era fatto su misura per te: io e gli animali. Lo devo a te! La maestra si è addirittura congratulata!

Ma Tombolino correva e tirava, tirava il guinzaglio finché, giunti nell’area destinata agli animali, non venne liberato!

Ecco la palla, Tombolino! Vai! Corri! Prendila!

E Tombolino, via come un fulmine, la rincorreva! E poi lo vedevi arrotolarsi sopra quella palla da tennis, tra un ringhio e un altro…

Eccolo di ritorno… molla la palla ai piedi di Titti… la guarda in attesa di un altro lancio!

Titti sapeva come andava il gioco. Ogni volta il lancio era sempre più deciso e la palla andava sempre più lontano. Amava pure lanciarla nel folto delle siepi, dove il nostro Tombolino avrebbe faticato non poco per ritrovarla! Ma il suo fiuto era infallibile.

Corri, Tombolino, corri! Vediamo se riuscirai a trovarla!

Titti lanciò la palla con tutte le sue forze là dove la siepe era più folta. Tombolino non tardò ad infilarsi là dentro! Non si vedeva più, ma si sentiva il suo ringhiare. E Titti felice in attesa!

Sì… in attesa… passò qualche minuto… ma il ringhiare di Tombolino non si sentiva più…

Ah! Ti vuoi vendicare! Ti vuoi nascondere! Ma io so aspettare!

Sì! Titti sapeva aspettare, ma… l’attesa si stava facendo un po’ lunga e Titti cominciò a preoccuparsi! Lo chiamò più volte! Nessuna risposta! Allora si decise ad entrare nella siepe: in effetti rami e rovi erano abbastanza intricati. Trovò la palla e la raccolse! Strano! Tombolino la trovava ovunque e non l’avrebbe mai lasciata lì.

Tombolino, Tombolino… dove ti sei cacciato? Gridava preoccupata

Nulla da fare! Di Tombolino neanche l’ombra… Titti cominciò a disperarsi finché, uscita dall’altra parte della siepe, lo vide! Lontano lontano! Piena di gioia corse chiamandolo, ma Tombolino sembrava assente e guardava altrove.

E guardava, guardava… Una vispa cagnetta, un altro batuffolo bianco, attirava tutta la sua attenzione.

Tombolino, Tombolino, finalmente! Gridò Titti, ma Tombolino non ascoltava più la sua voce. Titti allora capì! Tombolino non era più il cagnolino sbarazzino, ma un cagnolotto innamorato! E da quel giorno la palla da tennis rimase solo come un felice ricordo di un tempo

L’infanzia che passa…

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