Il topo e l’ostrica

Un topo, un topo un po’ tonto, che abitava in un campo, si stufò un giorno della sua casa; lasciò il podere, i covoni di grano, il suo buco e si mise a viaggiare.

– Com’è grande il mondo! Com’è spazioso! – esclamò appena uscito dal paese. – Guarda; laggiù ci sono gli Appennini; lì c’è il Caucaso…
Per lui un mucchietto di terra sollevata dalle talpe era una montagna.
Dopo qualche giorno, il viaggiatore arrivò a una spiaggia sulla quale il mare aveva lasciato un gran numero di ostriche.

In principio, appena le vide, il nostro topo credette che fossero dei grossi bastimenti e disse:
– Mio padre era proprio un gran poveraccio! Era così pauroso che non aveva il coraggio di viaggiare. Io, invece, ho già visto l’impero marittimo e ho attraversato il deserto in cui non c’era nulla da bere…

Il topo aveva imparato queste cose sentendole dire da un maestro di campagna e le ripeteva a casaccio; non era infatti uno di quei topi che diventano sapienti fino ai denti rodendo i libri.

Tra le ostriche chiuse, una si era aperta; e, sbadigliando al sole, rinfrescata da un dolce venticello, sorbiva l’aria, respirava, se ne stava sbocciata, bianca, grassa, gustosa a vedersi.

Il topo la scorse di lontano e disse tra sé:
– Che cosa vedo! Dev’essere roba da mangiare e se il suo colore non m’inganna oggi farò il pranzo più delizioso della mia vita.
Così dicendo, pieno di belle speranze, si avvicinò alla conchiglia, allungò un po’ il collo e… di colpo l’ostrica si richiuse e il topo fu preso come al laccio. Ecco quel che capita agli ignoranti.

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