L’asino di Giuseppe

C’era una volta

un piccolo paesino costruito sulla riva di un lago color smeraldo. C’erano la chiesetta con il suo campanile, la farmacia, la casa del dottore , la casa di Giuseppe e quelle di pochi altri contadini. Non molto lontano era stata costruita la scuola ma i bambini erano così pochi che venne chiusa un paio d’anni prima dal Signor Sindaco.

Le giornate si trascinavano lentamente e solo la vista di quel bellissimo lago dava un poco di gioia. L’unico abitante veramente contento era Giuseppe. Zappando l’orto fischiettava allegramente e salutava tutti al loro passaggio; buonasera Signor Farmacista ! Buongiorno Signor Parroco ! Giuseppe non era ricco ed il suo unico bene era un vecchio asino che si chiamava semplicemente … asino. Nessuno gli aveva mai dato un nome perché veniva considerato solo un attrezzo da lavoro come il badile o l’aratro.

La bestia era tranquilla perché tutto sommato mangiava a sufficienza e non lavorava troppo. Di tanto in tanto faceva quattro passi nel prato brucando trifoglio e margherite. La sua unica distrazione era la fiera annuale del paese quando tutti si incontravano per comprare e vendere i prodotti della terra e mangiare quello che le donne cucinavano per l’occasione … il tutto innaffiato da un ottimo vino, s’intende!

L’aria era satura degli aromi di rosmarino, salvia, maggiorana e limone mentre dalle griglie sfrigolanti saliva l’odore delle salsicce e del lardo di maiale. Cani e gatti puntavano impazienti i loro nasi verso questo ben di Dio sperando nella bontà degli uomini.

In quei giorni l’asino incontrava, ormai da anni, un’asinella bianca di nome Alice. Ogni volta strofinavano i loro musi uno contro l’altro e commentavano in asinese gli avvenimenti dell’anno appena trascorso.

Il fatto che aveva suscitato più clamore era stato il furto di una cassetta contenente le offerte fatte in chiesa dai fedeli. Fino a quel momento nessuno aveva mai rubato nulla in paese. Chi poteva essere stato ?

I due gendarmi che presidiavano la caserma di quella zona avevano battuto in lungo ed in largo il territorio circostante senza trovare alcun indizio. Ormai erano passati molti giorni ed il Signor Parroco aveva quasi perso la speranza di ritrovare le sue elemosine.

Nel frattempo la festa continuava serena, la gente rideva, mangiava e beveva. Cani e gatti erano attentissimi a tutto questo movimento ed ora, di tanto in tanto, zzzzac, inghiottivano veloci qualche pezzetto di pane e di pancetta.

Improvvisamente l’asino di Giuseppe si scostò bruscamente dalla sua amica piegando all’indietro le lunghe orecchie. Ricordò che il giorno prima al passaggio di un giovane lungo la strada del paese sentii un tintinnio a cui, in quel momento, non diede importanza. E quel giovane era lì, a pochi metri da lui. Senza pensarci due volte, sotto lo sguardo allibito di Alice che non capiva, partì all’attacco.

Non era più l’asino tranquillo che tutti conoscevano ma si trasformò in un toro infuriato. Infilò il muso tra le gambe del ragazzo e lo sollevò facendolo ricadere sulla strada. Il rumore delle mille monetine, che uscendo dalle tasche rotolavano al suolo, fece accorrere tutta la gente ed anche i due gendarmi.

Nessun dubbio: erano le offerte rubate in chiesa.

E’ stato lui , è stato lui gridarono i presenti mente i gendarmi bloccavano il ladro per impedirgli di scappare. Arrivò anche il Signor Sindaco. Non credeva ai suoi occhi: un asino senza nome aveva catturato un malvivente con intelligenza e spirito d’osservazione. Anche Giuseppe era sbalordito per aver vissuto accanto ad un eroe senza saperlo.

Venite tutti qui, urlò il primo cittadino: da oggi in paese non ci sarà più l’asino di Giuseppe ma il Signor Asino a cui tutti dovranno rispetto per la sua umiltà ed il suo coraggio.

Giuseppe, orgoglioso, gonfiò il petto ed Alice, felice quanto innamorata, fece scorrere una piccola lacrima sul muso.

Il Signor Asino invece, dritto sulle quattro zampe , guardò il Signor Sindaco negli occhi e ragliò così forte che al pover’uomo cadde il cappello. Era un raglio di liberazione e di felicità.

Enrico Vivan

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