Perchè la Tartaruga ha il guscio rotto

Da tempo immemorabile, nel regno degli uccelli abitava una tartaruga, che aveva smarrito la strada di casa ed era rimasta a vivere lì con le creature alate.

La tartaruga non aveva un gran bel carattere: era piuttosto avida, molto golosa e non era per niente generosa con gli altri.

Gli uccelli un po’ la sopportavano e un po’ si erano ormai abituati al suo brutto carattere.

Un bel giorno l’aquila, il re degli uccelli, invitò tutti i suoi sudditi a una festa e chiese a ognuno di loro di dare il proprio nome al suo messaggero.

Felici per l’avvenimento, tutti gli uccelli cominciarono i preparativi: ripulivano i loro becchi, lucidavano le penne, spolveravano le code…

La tartaruga pensò che questa poteva essere una buona occasione per mangiare a crepapelle e si mise a piagnucolare:

  • Voglio venire anch’io alla festa. Vi prego, portatemi con voi!

Gli uccelli avevano il cuore tenero e si lasciarono convincere.

  • E va bene, ognuno di noi ti darà una penna per confezionare delle ali, così potrai volare fino al palazzo reale. Ma devi dare il tuo nome al messaggero del re: tutti noi abbiamo già dato il nome!
  • Allora, io dirò che mi chiamo “tutti”, così il re non mi riconoscerà! rispose la tartaruga, come al solito petulante.

Il giorno della festa tutti gli uccelli si misero in volo verso la cima più alta della montagna.

Anche la tartaruga, provvista di due ali, grandi e variopinte, volava insieme a loro senza fatica.

Arrivarono al palazzo del re e cominciarono i saluti e i complimenti reciproci.

All’ora di pranzo, l’aquila diede l’ordine di servire le specialità più gustose e squisite e annunciò:

  • Ecco il cibo per tutti!

E si ritirò nel suo palazzo.

La tartaruga, che aveva detto di chiamarsi “tutti”, si precipitò sul cibo e, in men che non si dica, divorò tutto quello che il re aveva fatto preparare.

Gli uccelli assistevano affamati e sempre più arrabbiati al banchetto della loro antipatica vicina. Allora decisero di dare una lezione alla tartaruga: a uno a uno si ripresero la penna che le avevano regalato e volarono verso casa.

La tartaruga si ritrovò così da sola e senza più le ali.

A questo punto, temendo di essere scoperta dall’aquila e di essere punita per la sua intrusione, non le restò che buttarsi giù dalla cima della montagna, sperando di finire su un prato o su un campo di grano.

Appesantita dal cibo, cadde al suolo di botto e il suo guscio si ruppe in vari pezzi.

Si mise a piangere disperata e finalmente anche un po’ pentita della sua ingordigia e cattiveria.

Passava di lì per caso una lumaca e sentì i lamenti della tartaruga.

  • Non piangere, ti aiuto io, le disse.

Con pazienza la lumaca incollò i pezzi del guscio, usando la sua bava e divenne la sola amica della tartaruga.

Da quel giorno il guscio delle tartarughe è fatto come un puzzle, formato da tanti pezzi incollati fra loro.

(Nigeria)

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