La casa del signor Venceslao (Gianni Rodari)

Quando meno ve l’aspettate, alzando la testa vedete passare a gran velocità la casa del signor Venceslao. La casa intera, dal tetto alle fondamenta, vi passa sulla testa dondolando dolcemente come un aeroplano. Il comignolo manda un fumo nerastro che si allunga come quello di una locomotiva. Sotto la casa sono appesi sacchi di carbone, bottiglie di vino, vecchie damigiane: la cantina, insomma. Il signor Venceslao, affacciato ad una finestra del primo piano, accarezza la pipa, pensieroso, e non si accorge di voi.

La gente guarda in su e dice: – Il signor Venceslao è diventato matto. Guardate se è la maniera di andarsene in giro come se la sua casa fosse un aeroplano.

– Bisognerebbe avvertire la polizia, – dice qualcuno, – perché il signor Venceslao non ha il brevetto di pilota, e potrebbe far succedere qualche guaio.

La casa attraversa in pochi minuti il cielo e scompare dietro la collina. Dopo un poco riappare, attraversa il cielo in senso contrario, discende verso terra e si ferma vicino al villaggio, cento metri dietro la chiesa, insomma nel luogo dove la casa è stata fabbricata.

– Ecco, – dice la gente, – il signor Venceslao ha finito la sua passeggiata.

– Il signor Venceslao sta alla finestra e fuma la pipa.

– Ha qualche rotella della testa che non funziona, – dice la gente.

Queste passeggiate il signor Venceslao le fa sempre verso sera. Siete lí a parlare con lui tranquillamente, lui seduto alla finestra del piano terreno e, improvvisamente, lui vi saluta con la mano, la casa con un fischio sottile si stacca dalle fondamenta e si innalza nel cielo. Fa due o tre giri intorno al campanile, poi si dirige verso le colline.

Fiaba tratta da: Fiabe lunghe un sorriso

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