Il desiderio di una regina

A volte le cose più belle nascono da un desiderio, un desiderio che per molto tempo si è magari tenuto nascosto nel cuore, o che nemmeno si sapeva di avere, e che all’improvviso, quando meno ce lo si aspetta, viene alla luce.

La regina aveva tutto.

Era una donna bellissima, con splendidi occhi azzurri e una fluente chioma castana che le incorniciava un volto perfetto, le guance rosee e le labbra sempre piegate in un sorriso.

Aveva gli abiti più belli del regno, fatti di stoffe preziose e confezionati dai sarti più abili e rinomati. E poi aveva gioielli in quantità: collane, anelli, bracciali…

Cosa poteva desiderare di più?

Eppure un desiderio lo aveva anche lei. E venne fuori in una mattina in pieno inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo.

La regina era nella sua grande stanza, seduta a una poltrona, e stava cucendo un cappello, quando fuori dalla finestra vide alcuni pettirossi, tra i pochi uccelli che riuscivano a sopportare quella stagione tanto fredda.

Attratta da quei graziosi animali, andò alla finestra e l’aprì, portandosi dietro il cappello che stava cucendo. A molti l’inverno non piaceva, ma a lei sì: spesso, infatti, si fermava per lunghi momenti a contemplare il paesaggio innevato.

E, distratta com’era dal panorama e dal volo dei pettirossi, si punse inavvertitamente il dito con l’ago.

Tre gocce di sangue caddero nella neve sul davanzale.

Il rosso era così incantevole sopra quel candore che la regina pensò: Come sarebbe bello avere una figlia con la pelle candida come la neve, le labbra rosse come il sangue e i capelli neri come l’ebano!

Ecco, il suo desiderio nascosto era venuto alla luce. Forse aveva sempre desiderato avere una bambina così, ma il pensiero era comparso nella sua mente solo quella mattina.

Qualche mese dopo, il suo desiderio si avverò.

Nacque una bellissima bambina con la pelle candida come la neve, le labbra rosse come il sangue e i capelli neri come l’ebano.

E, per questo, fu chiamata Biancaneve.

Durante il giorno Gerda era una bambina sempre allegra e sorridente, che trascorreva i lunghi pomeriggi giocando con il suo migliore amico Kay oppure prendendosi cura delle rose del suo piccolo giardino.

Quando però il sole tramontava, e si avvicinava il momento di andare a letto, Gerda si faceva sempre più inquieta.

«Non voglio andare a dormire!» strillava dopo che la nonna, con cui lei viveva, aveva già riordinato la cucina e si era messa sul divano a leggere uno dei vecchi e polverosi libri che riempivano la sua biblioteca.

E non c’era verso di calmarla. Solo quando ormai era molto tardi, e sentiva che le forza la stavano abbandonando, si lasciava convincere dalla nonna a sdraiarsi a letto.

«Bambina mia, perché non vuoi mai dormire?» le chiese una sera la donna con un’espressione preoccupata.

«Quando chiudo gli occhi, mi succedono cose… spaventose!» confessò Gerda, con gli occhi pieni di lacrime.

«Cose spaventose?» chiese la nonna dandole una carezza.

«Sì… pipistrelli che volano da una parte all’altra della mia stanza e serpenti con occhi di fuoco che spuntano da sotto il letto e…»

Fino a quel momento Gerda non aveva mai avuto il coraggio di raccontarglielo perché poi, ogni mattina, quando si svegliava, i mostri erano scomparsi, e aveva paura che la nonna non le credesse.

«Ho capito, tesoro mio. Sono solo dei brutti sogni.»

«Ma io ho paura!» si lamentò Gerda.

«Non preoccuparti: ho una soluzione!»

La nonna andò alla credenza e ne prese una scatola di latta, colorata.

«Erano una sorpresa per domattina, ma penso che uno tu lo possa assaggiare stasera» disse poi estraendone un biscotto ricoperto di cioccolato. «Sono biscotti magici: se ne mangi uno, i brutti sogni non verranno più a trovarti!»

Gerda fece un piccolo morso, e tutta la dolcezza di quel biscotto le si sciolse in bocca. Era delizioso, e sua nonna li aveva preparati apposta per lei.

Ma soprattutto erano davvero magici: quella notte nessun pipistrello e nessun serpente la venne a terrorizzare emergendo dall’oscurità.

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