È un bambino tanto sensibile!

Il suo nome era Tommaso, ma tutti lo chiamavano Tommy. Aveva nove anni, il viso tondo e un po’ paffuto, la pelle chiarissima e una spruzzatina di lentiggini sul naso. Intorno ai grandi occhi nocciola ricadevano ciocche castano-rossicce, appiattite da quantitativi industriali di gel usati per assecondare la moda del momento. Tommy viveva con la sua famiglia all’estrema periferia di una grande città, dove le abitazioni erano così poche che sembrava di trovarsi in aperta campagna. Tra la casa e il grande giardino scorrazzava libero Ralph, il grosso pastore tedesco che, a dispetto dell’im- ponente apparenza e dell’abbaio minaccioso, era un cane adorabile: tenero, affettuoso e sem- pre alla ricerca di coccole.

Come molti bambini della sua età, Tommy amava giocare con i videogiochi e andava matto per i gelati, le patatine fritte e le torte al cioccolato. ogni anno aspettava con ansia l’arrivo della neve, visto che con gli sci ai piedi era un piccolo campione. A scuola non si può cer to dire che fosse una cima, tuttavia si impegnava quel tanto che bastava per cercare di evitare le brutte figure che lo imbarazzavano. Purtroppo non sempre ci riusciva.

«È un bambino tanto sensibile!» dicevano gli adulti quando parlavano di lui.

«Che sfortuna! Che guaio!» pensava Tom- my credendo si trattasse di qualcosa di molto, molto brutto. «Sono stato proprio sfortunato a nascere così. Ma che accidenti significa essere sensibile?» si domandava, senza mai trovare il coraggio di chiedere spiegazioni.

Eppure, se tutti lo dicevano, qualcosa di vero doveva pur esserci! L’aveva sentito dire dalla sua maestra, quella volta che aveva pianto a dirotto per un’interrogazione andata male; lo diceva spesso anche la sua mamma e l’aveva detto per- sino il suo papà, quella sera in cui non riusciva ad addormentarsi dopo aver visto alla televisione una scena paurosa. E che dire di sua sorella Martina? Sì, era ancora una ragazzina di 13 anni ma, forse per imitare i grandi, non perdeva occasione di parlare di lui usando «quell’orribile frase». Se anche il suo cane avesse saputo parlare, di sicuro avrebbe detto la stessa cosa.

Tutti, ma proprio tutti, sostenevano che era un bambino sensibile e lui, quella parola, non riusciva a sopportarla, pur non sapendo cosa significasse.

A dire il vero, una mezza idea se l’era fatta, ma si era convinto che si trattasse di un difetto, una specie di debole zza, insomma qualcosa di cui vergognarsi.

Era per via dei suoi compagni se Tommy era giunto a questa conclusione: ogni volta che non riusciva a controllarsi, era costretto a subire battutine e prese in giro. C’era poi una lunga sfilza di soprannomi che gli avevano affibbiato, uno per ogni occasione. Quando si incantava a guardare fuori dalla finestra o si lasciava affascinare dalle parole di un racconto, tanto da restarne come imbambolato, lo chia- mavano «il bell’addormentato». Se arricciava il naso per esprimere disgusto o disapprovazione era «la femminuccia smorfiosa». Se aggrottava le sopracciglia e si lasciava andare in rabbiose escandescenze diventava « il porco spinorosso». Se esultava e si entusiasmava per cose che lasciavano gli altri indifferenti era «lo scemo del villaggio». Ma i peggiori nomignoli, quelli più offensivi, arrivavano quando mostrava paura o se gli veniva da piangere: in quei casi diventava «Tommy Cacasotto» e «Tommy occhipiscianti».

Da parte degli adulti, invece, sembrava non esserci cattiveria, anzi, era come se a loro Tom- my facesse tenerezza. Perciò, non gli era del tut- to chiaro se essere sensibile fosse una disgrazia così tremenda Qualche volta aveva perfino avuto la sensazione di essere diverso dagli altri, forse anche un po’ più fortunato, perché lui viveva intensamente la sua vita, mentre molti suoi compagni avevano spesso un’aria annoiata. Una cosa però era certa: a causa del suo carattere, Tommy aveva grandi difficoltà a farsi degli amici tra i suoi compagni di classe.

Per fortuna c’era Chiara, la sua migliore amica praticamente da sempre. Le loro famiglie abitavano a pochi chilometri di distanza e si incontravano regolarmente nei fine settimana. I due bambini avevano la stessa età, erano cresciuti insieme e frequentavano la stessa scuola.

Chiara era una bimba minuta dai lineamenti delicati e dai lunghi capelli biondi che, oltre ad essere davvero carina, era anche molto dolce e affettuosa. Tommy ne era segretamente inna- morato, ma non aveva mai osato confessarglielo per paura di perdere la sua amicizia.

«non ti preoccupare, gli stupidi sono loro!» gli diceva Chiara per rincuorarlo, quando gli altri lo prendevano in giro.

Tommy non sapeva perché fosse così «sensibile» come dicevano i grandi, tanto meno poteva immaginare che dentro di lui vivessero delle strane creature che, al sopraggiungere di ogni emozione, risalivano velocemente dal suo cuore al suo viso. I folletti, a seconda delle situazioni, si insinuavano negli angoli della bocca e li tiravano verso l’alto o verso il basso, gli facevano spalancare o brillare gli occhi, lo aiutavano a liberarsi delle lacrime, gli facevano aggrottare la fronte o arricciare il naso. Insomma, facevano diventare la sua faccia lo specchio del suo cuore.

Seconda parte – qui la prima

Tratto da:

Sei folletti nel mio cuore. Una storia sul valore delle emozioni
Tommy è stufo di sentir dire ai grandi che è un bambino troppo sensibile, crede si tratti di un difetto, qualcosa di cui vergognarsi. E poi ci sono i suoi compagni che non gli danno tregua: gli hanno affibbiato terribili soprannomi e non perdono occasione per prenderlo in giro. Finché un giorno scopre che il suo cuore è abitato da sei minuscoli folletti: Gaietto, Stuporello, Tremolino, Lacrimoso, Scatto e Sputacchione. Sono proprio loro i colpevoli della sua eccessiva sensibilità. Sarebbe disposto a tutto pur di liberarsene, ma come fare? Sarà la streghetta Renza, misteriosa inquilina del suo frigorifero, a offrirgli il suo aiuto. Ma le conseguenze saranno imprevedibili… Un’affascinante storia sulle emozioni, da leggere insieme ai propri figli per aiutarli a capire che le emozioni non sono nemiche da cui fuggire, ma solo amiche da imparare a conoscere. Età di lettura: da 6 anni.
Che ne dici di leggere anche... :-)

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