Una casetta tutta rossa

In un luogo segretissimo, lontano dagli sguardi curiosi della gente, e dentro una casetta tutta rossa grande quanto una mano stretta a pugno, vivevano sei minuscoli folletti. Avevano buffi nomi e caratteri così contrastanti che era difficile immaginare come potessero vivere insieme. Eppure, tra loro, c’era un equilibrio speciale che aveva qualcosa di magico.

GaIetto era sempre di ottimo umore, vedeva solo il lato buono delle cose e si entusiasmava facilmente. Per esprimere la sua gioia di vivere, si vestiva con i colori presi in prestito dal sole. Era l’unico, tra i folletti, a conoscere il segreto della felicità. Aveva provato tante volte a rivelarlo ai suoi ami ci, ma questi erano sempre troppo impegnati e distratti dai loro pensieri per dargli seriamente ascolto e mettere in pratica i suoi consigli.

Tremolino era davvero un gran fifone: bastava un nonnulla per procurargli una grande paura . Pensava che il mondo fosse pieno di pericoli ed era sempre all’erta nel tentativo di prevenire chissà quali catastrofi. I suoi abiti verdi erano fatti con un materiale speciale che poteva cambiare colore, perpermettergli di mimetizzarsi . In realtà, si trattava di una vecchia pelle che un amico camaleonte gli aveva regalato dopo aver fatto la muta.

Lacrimoso aveva una temperamento molto triste, si commuoveva facilmente e, al contrario di Gaietto, era un gran pessimista. La sua piccola mente era sempre affollata da pensieri malinconici. I suoi occhi erano perennemente umidi e gli angoli della bocca erano spesso rivolti all’ingiù. Amava vestirsi di scuro e il blu notte era il suo colore preferito.

Stuporello era un autentico sognatore: con il naso all’insù e  gli occhietti spalancati, rimaneva incantato anche quando osservava le cose più semplici. Era un folletto molto curioso, sempre alla ricerca di novità da ammirare. Il suo cappellino e il suo vestito erano dipinti con tutte le sfumature del cielo.

Scatto, invece, era molto, molto nervoso. Scattava come una molla e alla minima contrarietà urlava come un pazzo. Era sempre convinto di essere dalla parte della ragione e non tollerava di essere contraddetto. Per lui non esistevano le mezze misure e spesso il suo viso si tingeva di rosso per la collera; perciò aveva scelto questo colore anche per suoi vestiti.

E infine c’era Sputacchione, un tipo schifiltoso e decisamente snob che non faceva proprio nulla per nasconderlo, anzi, ogni volta che qualcosa lo disgustava, faceva una buffissima smorfia e sembrava che da un momento all’altro volesse sputare o vomitare: ecco perché gli era stato dato questo nome! Ma data l’alta considerazione che aveva di sé, lui lo trovava offensivo e inadeguato. Sputacchione era un folletto pulito e ordinato. Si vestiva sempre di bianco perché riteneva che solo in questo modo potesse tenere sotto controllo la sua igiene. Appena scorgeva una minuscola traccia di sporco, correva subito a lavarsi.

A prendersi cura dei sei folletti vivaci ed esuberanti c’era Serenella, una dolce fatina dai capelli d’oro. Come ogni fata che si rispetti, Serenella aveva una bacchetta magica dotata di strepitosi poteri, primo fra tutti l’eccezionale capacità di fartornare il sereno quando scoppiavano piccole o grandi baruffe.

Ma, in misteriose circostanze, una notte d’inverno Serenella scomparve, abbandonando i folletti al loro destino.

Il fatto strano fu che, per un oscuro incantosimo, la fatina venne cancellata non solo dalla vita dei folletti, ma anche dalla loro memoria.

Così, la mattina seguente, essi non si accorsero della sua scomparsa, perché nessuno si ricordava di lei. Era come se non l’avessero mai conosciuta! Eppure, con la sua assenza, tra loro cominciò a venire meno la magica armonia, le differenze si accentuarono e le litigate divenne- ro più frequenti. Tuttavia, nonostante le incomprensioni, i folletti erano uniti da un profondo legame: si volevano un gran bene e, tra gli alti e i bassi, riuscivano a convivere sopportandosi a vicenda.

La loro casa era un’abitazione molto particolare. non era affatto spaziosa e non c’erano né porte né finestre per affacciarsi e osservare il mondo. Per uscire, dovevano attendere una forza misteriosa che li attirava verso l’alto e li aiutava a percorrere una lungastrada buia , tutta in salita. Sebbene non fosse una reggia, quella casa era per loro come un nido caldo e accogliente; lì erano nati e non avrebbero mai voluto abitare da nessun’altra parte.

I sei folletti, inoltre, erano dei grandi lavoratori, ma eseritavano una professione davvero insolita: ognuno di loro era un’emozione!

La loro casetta rossa, infatti, era un cuore che batteva con ritmo regolare nel petto di un bambino.

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Tratto da:

Sei folletti nel mio cuore. Una storia sul valore delle emozioni
Tommy è stufo di sentir dire ai grandi che è un bambino troppo sensibile, crede si tratti di un difetto, qualcosa di cui vergognarsi. E poi ci sono i suoi compagni che non gli danno tregua: gli hanno affibbiato terribili soprannomi e non perdono occasione per prenderlo in giro. Finché un giorno scopre che il suo cuore è abitato da sei minuscoli folletti: Gaietto, Stuporello, Tremolino, Lacrimoso, Scatto e Sputacchione. Sono proprio loro i colpevoli della sua eccessiva sensibilità. Sarebbe disposto a tutto pur di liberarsene, ma come fare? Sarà la streghetta Renza, misteriosa inquilina del suo frigorifero, a offrirgli il suo aiuto. Ma le conseguenze saranno imprevedibili… Un’affascinante storia sulle emozioni, da leggere insieme ai propri figli per aiutarli a capire che le emozioni non sono nemiche da cui fuggire, ma solo amiche da imparare a conoscere. Età di lettura: da 6 anni.
Che ne dici di leggere anche... :-)

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