Rughetta, una tartaruga tutta speciale

Rughetta odiava il suo pesante guscio che le impediva di essere agile come gli altri animaletti del bosco.

Un pomeriggio d’estate, mentre sognava di far salti, corse e capriole, si sentì diventare leggera leggera…

Come per incanto il guscio… era scomparso!

Evviva, ora rughetta era agile e veloce! Incominciò a correre e a saltare, e felice corse a salutare le sue amiche farfalle e gli uccellini, sorpresi e stupiti di vedere Rughetta senza guscio…

Ma i reggi del sole le scottavano la schiena:

“Devo proteggermi dalle insolazioni…” pensò.

“Andrò dal passero tessitore. E’ un abilissimo sarto e mi confezionerà un abito perfetto!”

Quando il passero tessitore vide Rughetta la guardò con stupore: «sei una tartaruga molto, molto strana!» esclamò.

«Come ti chiami? e come mai non hai il guscio?»

«Sono Rughetta la tartaruga, e ho perduto il mio guscio… ne sono molto felice, però mi servono un abito e una parrucca per proteggermi dal sole!»

«Ti aiuterò…» disse il passero tessitore. «Sono il miglior sarto della zona. I miei abiti e le mie parrucche sono apprezzati da tutti!»

Detto e fatto, ecco un bel vestito a fiori già pronto!

Rughetta lo indossò girandosi e rigirandosi davanti allo specchio.

Dopo aver ringraziato di cuore il passero tessitore rughetta ripartì oqn passò agile: si sentiva più leggera di una farfalla… era come volare!

Incontrò mamma marmotta che scoppiò a riderle in faccia, ma Rughetta non se ne curò e proseguì fino a che giunse in una radura dove madama pettirosso raccoglieva ciliegie.

«Come va? come stanno i suoi piccoli?» le disse.

«Tu chi sei? fatti i fatti tuoi, anzi, sparisci!» le rispose madama pettirosso.

«Ma… sono Rughetta… senza guscio!»

«Davvero?!» disse lo scoiattolo Pik dalla sua tana.

«Perché hai abbandonato una casa così solida? sarebbe durata quanto te… non come il mio nido, che dev’essere ogni anno ricostruito. Rimpiangerai il tuo guscio!»

Rughetta non gli diede retta e si rimise in cammino.

Allo stagno nonna rana riposava su una ninfea.

«Ciao nonna!» la chiamò.

Nonna rana stupita brontolò: «Chiunque tu sia, buongiorno!».

«Sono Rughetta!» disse sorridendo la tartaruga.

«Mi sono liberata della mia vecchia casa!»

«Ah, è così… e perché? Beh, devo dirti che nonostante la mia veneranda età, non avevo mai visto una tartaruga senza guscio!»

Passò l’estate e l’inverno era alle porte. Con le piogge e con i primi freddi Rughetta provava nostalgia della sua casetta. Pensò di chiedere ospitalità agli animaletti del bosco suoi amici…

Andò alla tana del riccio e bussò alla porta.

Nessuno. Bussò più forte e dopo poco il riccio si affacciò arrabbiatissimo:

«Perché mi disturbi mentre dormo?» urlò inferocito.

«Chiuditi nel tuo guscio!» disse, e chiuse la porta.

Provò da altri amici, ma la risposta era la stessa:

«Le tartarughe hanno il gùscio, non hanno bisogno della tana!».

Tremando per il freddo Rughetta si riparò sotto una grande radice. Fu una notte terribile: il vento ululava, gli alberi si piegavano su di lei come per mangiarla. La notte dopo fu ancora peggio perché cadde la prima neve. Altro che abitino a fiori… ora rimpiangeva il suo solido e caldo guscio!

Ma i guai veri dovevano ancora venire. La notte successiva, mentre Rughetta tremava per il gelo sotto la sua radice alzò gli occhi e vide di fronte a se il muso appuntito della volpe.

Soltanto il suo guscio avrebbe potuto salvarla: la volpe le balzò addosso, spalancò le fauci e…

E Rughetta si risvegliò! Eh sì, per fortuna era soltanto un brutto sogno e il suo solido guscio era ancora al suo posto… ma come spesso accade nei sogni, era servito a far capire a Rughetta che è bene non lamentarsi troppo e imparare ad amare e ad apprezzare ciò che si ha!

Che ne dici di leggere anche... :-)

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