La farfalla, il maggiolino e la lumaca

Una bella mattina di primavera, nel grande prato del Piccolo Giardino dell’Incanto, i fiori già grandi si risvegliarono presto.

A interrompere i loro sogni era stato il lento dischiudersi , di boccioli tenerissimi.

Le margheritine appena nate furono le prime a spalancare i loro petali bianchi, subito seguite dalle corolle gialle delle primule, ordinate lungo il bordo delle aiuole.

Poco più in là, gli alti tulipani agitavano le foglie robuste per fare le moine ai loro piccoli tulipanini, rossi, rosa e giallo chiaro.

I ranuncoli, quei fiori ribelli, erano nati invece nel fitto del parco, dove i tigli, i castagni e le querce avevano ricreato il clima delicato della mezza montagna, anche se erano stati piantati nel mezzo di un quartiere molto popoloso della città.

E, in quel tripudio di primavera, brillava l’immenso roseto con le sue esplosioni di bianco, rosso, violetto e carminio.

Il primo profumo di quei bimbi di fiori si diffuse tra l’erba tenera e verdissima, cresciuta in fretta grazie alle piogge fitte fitte degli ultimi giorni.

Resi felici da quella fragranza che dal parco si sprigionava tutt’attorno, arrivarono a sciami anche gli insetti nati in quella stagione: coccinelle, farfalle e api volarono lì dagli angoli più remoti dei più lontani quartieri.

E non mancavano nemmeno maggiolini dalle corazze iridate e ragnetti volanti che viaggiavano nel vento, attaccati ai lunghi filamenti delle loro tele.

Il piccolo popolo a tante zampe raggiungeva il Piccolo Giardino dell’Incanto da ogni direzione e, con lenti giri, finiva per concentrarsi sul grande roseto, dove tutto era un frullare d’ali, un ronzio di richiamo e un vibrare di steli.

Sopra la rosa più bella, una prodigiosa Rosa Gallia, si era formato un intensissimo via vai.

Sembrava che tutti volessero appoggiarsi sui suoi petali e annusare i suoi pistilli che il polline rendeva scintillanti più dell’oro.

Una farfallina impaziente srotolò la sua fragile proboscide. – Scusi, Signor Maggiolino, riesce a sbrigarsi?!

Protestò a gran voce.

Il maggiolino spalancò le sue ali coriacee e, con un frullo delle sottili membrane che nascondeva lì sotto, si levò a mezz’aria.

E non era affatto di buon umore.

  • Senti, farfallina bella, è mattina presto: vedi di stare tranquilla! – e poi brontolò – Tutte così, queste farfalle, pensano di poter fare le prepotenti solo perché sono signorine tanto graziose…

La farfallina, che aveva un udito finissimo, cedette il proprio turno a un’ape e inseguì il maggiolino.

Con un’accelerata da gran premio lo superò e gli si piazzò di fronte.

Nemmeno la farfallina era di buon umore.

  • Ehi, tu. Che cosa hai detto?!

Il maggiolino, che si era svegliato un po’ troppo presto ed era già stanco, rispose ringhiando.

  • Ho detto che sei una smorfiosa!
  • Per tua norma e regola – replicò la farfalla, con le ali tremanti per la rabbia – io non sono né graziosa né smorfiosa! Per tua norma e regola, io mi chiamo Ambrosio e, se anche sembro un grazioso farfallino, sono il più robusto della mia famiglia e se c’è una rissa da fare con una formica, o persino con una lucertola, me la so cavare benissimo! Chiaro? – e, non ancora soddisfatto, rilanciò – Visto che tu fai il bullo solo perché sei più grosso, vieni su quel gladiolo che facciamo i conti!

Detto e fatto, il farfallino volò come una saetta sul gladiolo ancora in boccio.

Il ronzio pesante del maggiolino lo tallonò.

Quando furono uno di fronte all’altro, fu il turno del maggiolino di far valere le proprie ragioni.

  • Bel farfallino, non sono l’unico ad aver giudicato male dalle apparenze. Perché, se anche a te sembro un signorino un po’ rozzo, in realtà io mi chiamo Mariella e sono la più bella del mio gruppo. Anzi, tra un paio di settimane avrò una rosa bianca tutta per me e i miei cuccioli! – parlando la maggiolina si stava animando – E, detto questo, siamo pari… mi pare!

Il farfallino, che si era preparato a una zuffa, sentendo quella risposta fu vinto dallo stupore. Aveva giusto allungato la proboscide, quando da sotto al gladiolo arrivò un’altra voce sottile.

  • Ogni stagione, ogni santa stagione arrivano qui sopra due che s’azzuffano e pensano di scoprire il mondo per la prima volta!

Il farfallino e la maggiolina si sporsero per scoprire chi stesse parlando.

Era una vecchia lumaca dal grosso guscio lucido.

  • Il mondo va così… mi chiamano lumaca e perché il mio nome è femminile danno per scontato che io sia una femmina.

Ambrosio e Mariella la interruppero insieme.

  • E tu invece.

La lumaca levò al cielo le lunghe antennine e avanzò sul gambo fino al suolo umido, lasciando una scia argentata.

  • Io?! È forse importante se sono maschio o se sono femmina?

Lasciò cadere una pausa di silenzio, ma né Ambrosio né Mariella ebbero il coraggio di rispondere alla sua domanda, un po’ intimiditi dal tono di sfida con cui era stata posta.

  • Sapete cosa vi dico? – riprese la lumaca – Non è importante se si è maschi o se si è femmine, quello lo si può scoprire anche dopo, conoscendosi meglio. La cosa più importante è essere per bene, comportarsi onestamente e lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato.

La lumaca ormai dava loro le spalle e si vedeva solo la sagoma tondeggiante della sua casetta.

Voltò il capino verso di loro.

  • –   E sapete una cosa? – aggiunse – Se volete fare qualcosa di buono, piantatela di litigare e andate ad approfittare di questa bella giornata di primavera!

Ambrosio guardò perplesso Mariella.

  • Ma secondo te, in definitiva, era un maschio o una femmina?

Mariella scrollò le ali in un arcobaleno di riflessi.

  • –   Con le lumache è un’altra storia…

E volarono via appena prima che una piccola mano scendesse su di loro.

Fiaba tratta da “Tre storie per bambini svegli” a cura di Annalisa Strada e con le illustrazioni di Agostino Cera.
Questo libro, in distribuzione gratuita nelle scuole primarie della Regione Piemonte, fa parte dei materiali del progetto Move Up Destinazioni alternative, l’iniziativa educativa della Regione Piemonte che ha come obiettivi sia prevenire comportamenti discriminatori e forme di violenza domestica o tra pari, sia favorire l’uso consapevole di Internet.
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