La chiocciola Marianna

Marianna, la chiocciolina, abitava nell’orto di nonno Rodolfo. Non c’erano veleni chimici in quell’orto e si poteva mangiare tranquillamente senza sentirsi male.
Unico segnale da rispettare era Giovannino lo spaventapasseri: quando Giovannini veniva piazzato in mezzo alla terra, le chiocciole, le lucertole, le coccinelle, i merli, sapevano di non potere beccare e mordicchiare le verdure seminate vicini a lui.
Marianna era piccina, ma aveva ben chiaro ciò che non era giusto fare.
Si stava riparando all’ombra di un bel cocomero che si era spaccato al sole, quando vide la sua amica coccinella confusa fra i semi neri e intenta a leccare la polpa rossa.
“Buon appetito!” disse Marianna e, colta di sorpresa, la coccinella scivolò lungo la buccia.

Per non perdere l’equilibrio aprì le ali e un leggero vento la fece atterrare sopra la pianta di teneri fagiolini.
Marianna aveva voglia di far visita a tutte le piante dell’orto, ma sapeva anche che, con la sua lentezza, avrebbe impiegato molto tempo: doveva trovare un modo più veloce.
In quel momento vide Rodolfo che stava prendendo il cesto per andare a raccogliere le verdure: Marianna vi entrò dentro più svelta che poteva e si mise sul bordo per cominciare senza fatica il suo viaggio nell’orto.
La prima fermata fu presso le piante di pomodori: ce n’erano tondi e lunghi, maturi e acerbi, alcuni si arrampicavano sulle canne, altri erano nati come strisciando vicino alla terra.

Ma il cammino riprese e dopo poco il paniere venne appoggiato vicino a un campo di cipolle che dondolavano al vento le loro foglie carnose.
Marianna sapeva che le cipolle crescevano sotto terra e quando venivano tirate fuori, rivelando quel bel colore viola, lei rimaneva sempre incantata.
Dentro il cesto la chiocciolina stava godendosi il loro profumo quando sobbalzò, il cesto cadde a terra e Rodolfo cominciò a gridare: “Chi ha mangiato la mia insalata?”.
Marianna pensò: “È sicuramente uno straniero che non conosce le regole dell’orto!”, e veloce come può andare una chiocciola, scese per scoprire chi era stato.

C’erano enormi cespi di lattuga, ma non erano stati toccati: il nemico si era accanito contro le piccole foglie che sbucavano dal terreno, giovani e tenere.
Rodolfo borbottava: “Dovrò mettere il veleno se Giovannino non viene più rispettato”: Marianna lanciò uno sguardo al merlo Camillo e subito gli altri abitanti dell’orto furono avvertiti: l’appuntamento era davanti alle foglie mangiucchiate.
Occorreva prendere una seria decisione: sarebbe stato utile parlare con chi non aveva rispettato quelle semplici regole di convivenza.

Marianna si accorse subito chi era stato ma aspettò che arrivassero anche gli altri.
La coccinella volò via dalla pianta dei fagiolini, la lucertola uscì da sotto le fragole, la cavalletta smise di dondolarsi sul peperone e, infine, la mamma di Marianna, la chiocciola Armida, smise di sonnecchiare sul cavolo.

Appena furono riuniti, Marianna direzionò le sue corna verso il nemico, il merlo Camillo volò senza fare rumore sul luogo indicato, alzò con il becco una grossa foglia di insalata e tutti poterono vedere tre chioccioline tremanti che si sentirono scoperte.
Tutti gli animali dell’orto si misero intorno a loro e cominciarono a dire: “Perché avete mangiato i teneri ributti?”.
“Non sapete che gli ortaggi non si mangiano fino a quando non sono grandi?”.
“Rodolfo è buono e generoso, non avvelena le piante e non ci dà la caccia”.
“Ma Giovannino, non avete visto Giovannino? Era lì a ricordare che a quella insalata non ci potevamo avvicinare!”

Fu allora che tutti seppero della storia delle tre chioccioline rimaste sole perché in un altro orto la loro mamma era rimasta avvelenata dai cattivi concimi.
Giovannino, che doveva spaventare, pianse e tutti compresero che quando si scappa impauriti si possono anche commettere tanti errori.
Marianna decise di insegnare alle chioccioline le regole del posto; se si fossero rispettati a vicenda e avessero apprezzato la generosità di Rodolfo, tutti avrebbero avuto ciò che serviva loro per vivere: un buon pasto, un posto tranquillo dove riposare e il calore dell’amicizia.

Gli ortaggi capirono che era passato il pericolo dei cattivi concimi perché Rodolfo si passò il fazzoletto sul viso come per asciugarsi il sudore, ma chi lo conosceva bene, sapeva che era un modo per nascondere la sua voglia di sorridere dopo aver fatto la faccia burbera.

Così pomodori, fagiolini, cipolle, angurie, piselli, fragole e cavolo allungarono steli e foglie per fare il girotondo; anche le giovani insalate si allungarono in segno di amicizia verso le nuove arrivate e per tutto l’orto risuonò la musica di un’allegra canzone.

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