Il Vecchio Orso Saggio

Su una montagna ricoperta da alberi secolari vive l’orso Ugo. Ugo è un orso bruno molto grande, grande come una quercia. Ha gli occhi marroni e denti grossi, molto grossi.

Ugo è quello che si direbbe un capo orso, molto saggio, ora, ma da giovane un po’ scapestrato. Era un gran giocherellone e un po’ dispettoso: si divertiva tanto a rubare i pic nic delle famiglie che andavano a fare le scampagnate nel bosco. Si faceva certe scorpacciate di panini ripieni di ogni ben di Dio e di torte. Le sue preferite erano al cioccolato, ma anche con la marmellata non erano male. In più vuotava tutti gli alveari dal miele. Le povere api e gli altri orsi erano disperati, non ne lasciava per nessuno! Quante lavate di capo da quello che allora era l’Orso Saggio.

Ora è lui l’Orso Saggio. Ha messo la testa a posto e da 40 anni guida la comunità di orsi. È molto amato da tutti perché svolge il suo compito con passione e determinazione: ha dedicato tutta la sua vita a far questo.

Tutti lo chiamano il Vecchio Saggio. Ormai il suo pelo da marrone brillante si è imbiancato e qualcuno dei suoi grandi denti sta cadendo. Anche la montagna che abita sta iniziando a cambiare colore, si sta preparando all’autunno. Il Vecchio Saggio la osserva, ascolta il silenzio, guarda quei monti come se fosse una delle ultime volte. Il suo sguardo si fa cupo: è difficile credere che il suo compito stia giungendo al termine, che presto dovrà lasciare la sua comunità per recarsi verso il bosco dei vecchi orsi, da cui non c’è ritorno.

L’indomani mattina Ugo pensa alla comunità dei suoi orsi. Chi potrebbe diventare un bravo Orso Saggio? Decide di chiamare Alfredo, un giovane orso sempre allegro e pieno di vita che gli ricorda tanto come era lui da giovane. Ugo ha già deciso che sarà lui il suo successore, ma questo particolare lo tiene per sé, un po’ perché non vuole che Alfredo si preoccupi, un po’ perché non vuole affrontare le sue paure.

“Alfredo, avrei bisogno del tuo aiuto per sbrigare alcune faccende, sei un orso giovane e in gamba sicuramente sarai capace”, gli dice Ugo.

Alfredo è sorpreso: “Vecchio saggio sei sicuro di quello che dici? Finora non hai voluto che nessuno ti aiutasse, perché adesso questo cambiamento?”

Il Vecchio Saggio, un po’ in difficoltà risponde la prima cosa che gli passa per la testa:

“Perché ho deciso così. Se non vuoi chiederò a qualcun altro!” “No figurati, mi fa piacere”, risponde Alfredo un po’ dubbioso.

Come è difficile lasciare ad altri le cose che si è sempre fatto e soprattutto fatto bene! Il vecchio saggio brontola spesso Alfredo perché non le fa come le farebbe lui, non ci mette l’attenzione che ci metterebbe lui, in fondo non è lui¼ma non sembra capirlo.

Un giorno Alfredo non ce la fa più e si arrabbia tantissimo. “Scusa se te lo dico Vecchio saggio, ma visto che io non sono bravo come te, perché non te le fai da solo le tue cose? Così io torno a divertirmi. Da quando lavoro con te non ricordo più l’ultima volta che sono andato a rubare il miele. Sarà passato un secolo!”

“È solo che non ti concentri. Basterebbe che ci mettessi un po’ più di attenzione!” ribatte a gran voce il Vecchio Saggio. “Ma perché?” Urla Alfredo.

“Perché io me ne sto andando!” grida ancora più forte il Vecchio Saggio.

Silenzio. Alfredo non sa più cosa dire. Il Vecchio Saggio fa un respiro profondo. Poi si siede lentamente su un masso e gli dice: “È giunto il momento di recarmi al bosco dei vecchi orsi, ho scelto te come mio sostituto perché mi ricordi me quando ero giovane, ma tu non sei me e non posso pretendere che faccia le cose come voglio io. Ti chiedo scusa”.

Alfredo è sbigottito. Gli passano per la testa tante cose che diventano due lucciconi sugli occhi bruni.

“Perché non l’hai detto subito?” è l’unica cosa che riesce a dire. Il Vecchio Saggio, guardando fuori dalla grotta gli risponde: “Perché a non parlarne sembrava meno vero, ma bisogna affrontare la realtà, anche se fa male”. Fa una pausa, si strofina la zampa al muso e continua: “se non vuoi più farlo ti capisco”.

“Lo considero un grande onore”, risponde Alfredo “farò il possibile per essere all’altezza del compito”. Il Vecchio Saggio sapeva di non essersi sbagliato. Si guardano negli occhi, si sorridono e si abbracciano forte, forte.

Tanto lavoro c’è ancora da fare e l’autunno è alle porte. A breve tutti gli orsi dovranno andare in letargo e niente è pronto come dovrebbe. Alfredo lavora con impegno seguendo le indicazioni del Vecchio Saggio: bisogna trovare delle nuove grotte per alcune famiglie rimaste senza casa ed è necessario preparare le provviste per tutta la comunità. Infine non si può andare in letargo senza prima essere in pace tra tutti. Spetta al Saggio l’arduo compito di far riappacificare gli orsi che hanno litigato.

Quando finalmente tutto è fatto il Vecchio Saggio dice ad Alfredo: “Ora che è tutto a posto posso andarmene tranquillo. Gli altri si accorgeranno appena della mia partenza”.

“Che vuoi dire?” domanda sorpreso Alfredo. “Non vuoi salutare tutta la comunità?” “Non ce n’è bisogno, lo capiranno da soli” risponde deciso il Vecchio Saggio.

Alfredo arriccia il muso. “No non puoi fare così, devi dare la possibilità a tutti di salutarti”.

“Gli addii sono difficili” dice sotto voce il Vecchio Saggio.

“È vero, ma soprattutto in questi momenti dobbiamo stare vicini l’un l’altro” ribatte Alfredo appoggiandogli una zampa sulla spalla. Ugo ci pensa un po’ e dice: “Forse hai ragione”.

L’indomani il Vecchio Saggio convoca tutto il villaggio.

“Amiche e amici l’autunno è alla porte e anche quest’anno siamo riusciti a sistemare tutto prima del letargo”, dice Ugo e gli orsi applaudono contenti. “Devo ringraziare il giovane Alfredo, che mi ha aiutato in questo compito”, il Vecchio Saggio fa un sospiro e continua, “Io ormai sono vecchio, sono tanti anni che ci conosciamo con tutti voi e che lavoriamo fianco a fianco. Mi sono reso conto che non riesco più a fare le cose come dovrebbero essere fatte e voi meritate il meglio. Per questo prenderà il mio posto Alfredo. Sono qui oggi per salutarvi cari amici, è arrivato per me il momento di andare a riposare”.

Gli orsi si guardano tra di loro. Qualcuno ha gli occhi lucidi di lacrime. Spezza il silenzio un orsetto: “Tutti andiamo a riposare, non andiamo in letargo? Tanto ci vediamo a primavera” dice con aria innocente l’orsetto. Nessuno ha il coraggio di rispondere al piccino. Allora prende la parola il Vecchio Saggio: “Piccolo mio, il mio sarà un letargo speciale. Mi reco al bosco dei vecchi orsi, a primavera non ci rivedremo. Io da là non tornerò”.

L’orsetto fa una faccia strana, non ha ben capito. Gli orsi grandi hanno capito benissimo. “Non è giusto che tu vada via” dice arrabbiato un orso. “Sì, nemmeno io sono d’accordo” ribatte un altro.

“Nemmeno io” e ancora e così via. Tutti dicono la loro, creando una gran confusione. “Cari amici, vi prego!” Prova a rasserenare gli animi l’Orso Saggio. “Nemmeno io vorrei andarmene, ma¼” Tutti fanno silenzio. Ugo non riesce a proseguire.

Piano, piano si avviano tutti verso le loro grotte.

Il Vecchio Saggio prepara le sue cose per il viaggio che sta per intraprendere. Ha in volto un’espressione triste, preoccupata e rassegnata.

Alfredo, in qualità di nuovo saggio, inizia il suo lavoro ma, purtroppo, le cose non vanno come sperato. Infatti incontra non poche difficoltà; una per tutte la diffidenza degli altri orsi, non lo vogliono accettare come nuovo saggio e gli rendono il compito molto difficile confrontando il suo lavoro con quello del suo predecessore. “Ugo non avrebbe fatto così, vado a chiedere consiglio a lui” o “Ugo mi aveva detto un’altra cosa, io mi fido solo di Ugo”. Ugo qua, Ugo là. “Basta!” Pensa Alfredo, devo fare qualcosa.

Il giovane orso convoca una riunione con tutti gli orsi del villaggio. Gli orsi non hanno voglia di ascoltare Alfredo e ci vanno più per contraddirlo che per altro.

Alfredo inizialmente non parla, li guarda soltanto con sguardo carico di rimprovero. Poi dice con voce arrabbiata: “Dovreste vergognarvi! E’ così che dimostrate l’affetto che avete nei confronti del vecchio saggio? Volete rendergli ancora più difficile compiere questo viaggio? Avete idea di quanto sia difficile per lui?” Nessuno fiata. Alfredo continua: “Non mi volete come suo successore? Ve bene, poi ne parliamo, ma non è questo il momento!”

Con voce rotta dalla commozione aggiunge: “Dovete lasciarlo andare”. Li fissa in silenzio, si gira e se ne va.

Le facce sbigottite degli orsi fanno capire che il messaggio è arrivato. Che stupidi che siamo stati, dicono tra loro, il nostro egoismo ci ha impedito di vedere la sofferenza del vecchio saggio. È così difficile accettare questo cambiamento, come possiamo farci perdonare?

L’indomani si recano da Alfredo.

“Hai fatto bene ad arrabbiarti. Ci siamo fatto prendere dal nostro dolore non pensando al suo”, dice uno degli orsi.

“Siamo qui per rimediare” dice un altro.

“Vogliamo che sia tu il nostro saggio” conclude un altro orso.

Alfredo è piacevolmente sorpreso. “Grazie per le vostre parole. Ho un’idea su come rendergli questo viaggio indimenticabile”.

C’è un gran fermento nel villaggio. Tutti gli orsi sono indaffarati: chi sforna una torta dietro l’altra, chi va in cerca di miele, chi è chino su un tavolo a scrivere.

La giornata sta per volgere al termine, è quasi l’ora del tramonto. Ugo guarda la sua grotta, poi guarda il bosco, poi riguarda la sua grotta. È giunto il momento di andare. Dentro di lui si accavallano tanti stati d’animo diversi: il rimpianto per ciò che avrebbe voluto fare, ma che non ha fatto; la tristezza per ciò che lascia; la rabbia perché non vorrebbe lasciare la sua grotta, i suoi amici, la sua vita, ma questa volta non spetta a lui decidere, è così e basta.

Con rassegnazione mette in ordine le ultime cose, spegne la luce, fa un sospiro e chiude la porta. Mentre si volta per andarsene spalanca gli occhi dalla sorpresa. Alfredo e la sua comunità di orsi, 50 in tutto, grandi e piccini sono lì davanti a casa sua.

“Non avrai mica pensato di andare via tutto solo?” fa Alfredo sorridendo. Il Vecchio Saggio non dice niente, sorride e annuisce con la testa.

Tutti seguono il Grande Orso Saggio in silenzio. Si sente solo il rumore dei loro passi. L’intero bosco sa, ha capito. Gli scoiattoli lo salutano da sopra i rami, i cervi si piegano sulle zampe davanti come a fargli un inchino, le volpi agitano la coda al suo passaggio e poi i ricci, i tassi, i gufi, tutti trovano il modo per salutarlo. Lui continua per la sua strada sempre in silenzio, a testa alta, sorpreso e riconoscente di tanto amore.

Si stanno avvicinando al bosco dei vecchi orsi. Ugo si ferma, si volta e dice: “Amici, eccomi arrivato. D’ora in poi devo continuare io solo”.

“Abbiamo preparato delle cose. Ecco un po’ di arnie di miele, nel caso ti venisse fame lungo la strada” dice Alfredo. “Questa torta al cioccolato, l’ho fatta io, so che è la tua preferita” dice un’orsa. “Questi disegni li abbiamo fatti noi, siamo insieme a te!” dicono gli orsetti porgendogli dei pacchettini incartati con un bel fiocco azzurro. “Ecco una coperta, nel caso avessi freddo” dice un altro.

Ad Ugo non escono le parole, è così tanto grato a questi orsi! Ha finalmente capito quanto ha fatto e quanto è importante per loro. Sente salire dentro di sé un senso di calore e serenità mai provato prima. Li abbraccia tutti, uno per uno e gli dice: “Non vi dimenticherò mai”. Poi si avvia verso la sua ultima dimora con il cuore pieno di gioia e di vita.

Gli orsi lo guardano allontanarsi, le lacrime segnano i loro musi. Sanno che non lo rivedranno più, che dovranno abituarsi a vivere senza di lui, ma ognuno di loro porta dentro di sé il suo ricordo. Mai lo dimenticheranno. Così, attraverso loro, continuerà a vivere.

Fonte
Residenza Anni Azzurri Beato Angelico
via Faentina, 63/A – 50032 Borgo San Lorenzo (FI)
www.anniazzurri.it
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