Esopo – Il lupo e l’agnello

Un lupo vide un agnello presso un torrente che beveva e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto. Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di insudiciar l’acqua, così che egli non poteva bere. L’agnello gli fece notare che, per bere, esso sfiorava appena l’acqua col muso e che, d’altra parte, stando a valle, non gli era possibile intorbidare la corrente a monte.

Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse: «Ma tu sei quello che l’anno scorso ha insultato mio padre». E l’agnello a spiegargli che a quella data egli non era ancor venuto al mondo. «Bene», concluse il lupo, «se tu sei così bravo a trovar delle scuse, io non posso mica rinunziare a mangiarti».

La favola mostra che contro chi ha deciso di far un torto non c’è giusta difesa che valga.

PER APPROFONDIRE

Già alla fine del v secolo a.C. si attribuiva ad Esopo un insieme di favole, la cui popolarità è attestata da Aristofane (vissuto tra il 445 a.C. e il 385 ca. e considerato il massimo rappresentante della commedia antica greca), che costituivano una delle prime letture scolastiche. A noi è pervenuta una rac­colta di oltre trecentocinquanta favole frutto di redazioni diverse, la più antica delle quali fu opera dell’erudito peripatetico Demetrio Falereo (sec. iv a.C).

La struttura della favola esopica è molto semplice: un breve episodio con­cluso da una sintetica morale.

I protagonisti di questa favola, il lupo e l’agnello, sono in netta contrapposizione, secondo un canone consolidato nella tradi­zione orale preesistente alle testimonianze letterarie: uno è il vincitore e uno è lo sconfitto, uno commette ingiustizia, l’altro la su­bisce.

Nella rappresentazione popolare che ha dato origine sia alla produzione favolistica sia a quella fiabesca questi due personaggi hanno conservato nel tempo, pressoché inalterate, le loro caratteristiche: sono dive­nuti simboli di due diverse situazioni esi­stenziali, definite all’interno di un mondo culturale, come quello agricolo-pastorale, in cui la presenza del lupo costituiva una mi­naccia costante per il bestiame, dalla cui so­pravvivenza dipendeva la vita dell’intera co­munità umana.

Proprio in questo tipo di società si affermò, fin dai tempi più antichi, l’usanza di offrire alla divinità come vittima sacrificale l’agnello (cioè il bene più pre­zioso). Tradizione successivamente reinter­pretata dal cristianesimo che ha simbolica­mente identificato la figura del Cristo con quella dell’agnello. Nel corso del tempo, per­tanto, le figure del lupo e dell’agnello si sono definite grazie all’azione dell’immaginario popolare che ha proiettato su di loro paure, speranze, insicurezze e conflitti.

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