C’era una volta in un bosco selvaggio, tra abeti e querce, un piccolo villaggio. Li vivevan da bravi boscaioli un vecchietto, sua moglie e due figlioli. I ragazzi eran buoni ed ubbidienti; ma due fratelli così differenti non si son visti da che mondo è mondo: vispo, affabile, allegro, rubicondo uno dei due; però così piccino. che spariva nell’erba del giardino. Aveva la vocina modulata di un usignolo, esile e intonata. Teneva sempre pronta e in esercizio la testa, ed era pieno di giudizio di fronte ai guai che – spesso! – capitavano, sicché Cervellofino lo chiamavano.
L’altro, invece, un po’ rude e tontolone, aveva tutta un’altra dimensione: lungo come una pianta d’alto fusto, scuro di pelle, asciutto ma robusto, con l’aspetto imponente e vigoroso e col tono di voce poderoso terrorizzava ogni bestia feroce; e siccome correva più veloce di tutti i cervi di quella foresta, l’avevano chiamato Gambalesta.
Dall’inizio del libro Gambalesta e Cervellofino di Bruno Germano.