Come nacque l’arcobaleno

Ci fu un’epoca in cui dei e dee passavano gran parte del loro tempo sulla Terra.

Un giorno Bathala, il re degli dei, decise di tornare nella sua casa celeste per vedere se tutto era in ordine, perciò sellò il suo cavallo, che era capace di correre più veloce del vento e delle nuvole.

Appena il padrone gli montò in groppa, il cavallo cominciò a galoppare senza mai fermarsi, e in un lampo arrivò sulla riva dell’oceano. In quel punto il Cielo era così vicino che si potevano sentire le voci di tutti quelli che vivevano lassù.

– Salta cavallino! – gridò Bathala. – So che puoi farcela! Ma il cavallo indietreggiò, puntando i piedi.

Quel salto era troppo anche per lui, che pure volava oltre i crepacci e balzava da una riva all’altra degli oceani. Allora Bathala chiamò i suoi servi celesti, che calarono dall’alto un lungo, lungo nastro di sette colori.

E quando il nastro toccò la Terra diventò un ponte abbastanza robusto da reggere cavallo e cavaliere, che galopparono sino
al Cielo. Così nacque l’arcobaleno, che nelle Filippine si chiama bahaghari, ossia “il ponte del re”.

Ogni volta che lo si vede in Cielo, la gente sa che il dio e il suo cavallo stanno andando dalla Terra al Cielo, e tutti dicono:

– Guarda, quello è Bathala che sta tornando a casa!

Francesca Lazzarato e Vinicio Origini, La Fata della Luna, Mondadori

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