La rana Evelyne

Il mio nome è Evelyne. Ero una bellissima rana. Già da girino ero straordinaria: la mia pelle era morbida, di un verde brillante con piccole macchie scure. Mi chiamavano la rana di velluto.

Una notte ero stata invitata a tenere un concerto di musica allo stagno. Ad un tratto sentii bussare alla porta:
– Chi è? – chiesi.
– Un suo ammiratore – fu la risposta.

Aprii la porta e una mano pelosa mi afferrò.

– Cielo! Un principe! – urlai terrorizzata.
– Pietà, la prego, non mi baci, non mi rovini! Se proprio deve baciare qualcuno baci una talpa, una puzzola.
Il principe, invece, mi baciò. Persi i sensi e, quando mi svegliai, mi trovai in un letto a baldacchino. Corsi allo specchio.

Che tragedia! Il principe mi aveva trasformata in una principessa. Ero orrenda! Il re, mio padre, fece chiamare qualche principe perché mi sposasse, ma questi preferirono partire per le crociate.
– E adesso, chi la sposa questa? – gemeva il re.
Mi rinchiusero in una torre. Una notte fui rapita dai pirati, attirati dalla mia ricchezza, ma non riuscirono a vendermi nemmeno al mercato degli schiavi.
Stavo tutta sconsolata accanto ad una pozzanghera, quando vidi uscire un rospo.
Tesi la mano per accarezzarlo, ma scappò inorridito, e sarebbe finito sotto le ruote di un carro, se non lo avessi raccolto. Grato, chiuse gli occhi e mi baciò sulla fronte. Quel bacio mi trasformò nuovamente in rana.

Sposai naturalmente il rospo e vivemmo felici e contenti con tanti bei girini.

Da Terzoli e Vaime, Le fiabe comiche, Bietti

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