Il Giardino del Buon Pastore

Il Giardino del Buon Pastore

Cari catechisti, genitori e amici dei bambini,

Il Vangelo della quarta domenica di Pasqua (anno A) ci offre un’immagine bellissima e concreta: Gesù è la porta delle pecore. Ma come spiegare ai più piccoli un simbolo così forte e insieme delicato?

Questo racconto, Il Giardino del Buon Pastore, vuole aiutare i bambini (dai 4 agli 8 anni) a intuire che ascoltare Gesù e seguirlo non è una prigione di regole, ma l’ingresso in una vita piena, sicura e felice. Attraverso il piccolo Leo e il pastore Elia, i bambini scoprono da soli che le false promesse del mondo lasciano amarezza, mentre la voce di Gesù – la Porta – conduce a pascoli verdi e gioia autentica.

Potete leggere il racconto ad alta voce in gruppo o in famiglia, fermandovi a commentare le emozioni di Leo. Alla fine, il breve commento teologico semplice aiuterà a fare il collegamento diretto con le parole del Vangelo. Usate anche il prompt per disegnare insieme la scena: un’attività creativa che fissa il messaggio nel cuore.

Lasciate che i bambini entrino da quella porta. È lì che troveranno la vita, e in abbondanza.

Buon cammino di fede!

***

C’era una volta, in un paese dove le colline incontravano il cielo, un grande e bellissimo giardino. Non era un giardino qualunque: aveva un alto muro di pietra tutto intorno, ma una sola porta. Quella porta era sempre aperta, e sopra di essa c’era scritto a lettere d’oro: “Qui entra la gioia”.

Il custode del giardino si chiamava Elia, un pastore buono e forte con una voce calma come il ruscello. Nel giardino vivevano tanti bambini e tanti agnellini. Ogni mattina, Elia si alzava prima del sole, apriva la porta e chiamava: “Vieni con me, oggi troviamo l’erba più tenera e l’acqua più limpida”.

A quella voce, i bambini e gli agnelli lasciavano tutto e lo seguivano felici. Fuori dal giardino, però, c’erano altri che cercavano di attirarli. Uomini con maschere da clown che facevano scherzi perfidi, venditori di luci abbaglianti che diventavano carbone, e sussurratori che promettevano montagne di caramelle senza averne nessuna.

Un giorno, un bambino di nome Leo, che amava fare domande, chiese al pastore: “Elia, perché non andiamo anche da loro? Magari qualcosa di bello c’è lo stesso”.

Elia sorrise. “Prova a vedere”, disse, “però stai attento alle voci che non conosci”.

Leo uscì dal giardino. Il primo uomo incontrato aveva una voce stridula e gridava: “Ehi, Leo! Vieni nel mio parco giochi! Non ci sono regole, puoi fare tutto quello che vuoi!” Leo ci andò, ma presto scoprì che non c’erano regole nemmeno per litigare, e nessuno lo aiutava se si faceva male. Le altalene erano rotte e lo scivolo portava in un fosso puzzolente. Leo scappò via.

Poi incontrò una donna con un cappello a punta che bisbigliava: “Segui il sentiero scintillante. Ti darò la chiave per diventare ricco senza fatica”. Leo seguì il sentiero… che finiva contro un muro. La chiave non apriva nulla, e la donna era sparita con il suo mantello.

Stanco e triste, Leo sentì da lontano una voce. Non era un grido, né un sussurro. Era una voce che conosceva: calma come il ruscello, forte come una roccia. “Leo, sono qui. La porta è ancora aperta.”

Leo tornò di corsa. Elia lo aspettava sulla soglia, con un agnellino in braccio. “Hai visto?” chiese il pastore. “Chi viene da me passa per la porta. Chi cerca di entrare scavando un buco nel muro o arrampicandosi, è un ladro. Viene solo per rubare la tua allegria, rompere i tuoi giochi e farti piangere.”

Leo annuì. “Ma tu, Elia, perché sei diverso?”

Il pastore lo prese per mano: “Perché io sono la porta. Chi entra attraverso di me trova pascoli verdi, acqua fresca e la vita piena. Io sono venuto perché tutti voi abbiate la vita, e l’abbiate in abbondanza. Una vita così bella che trabocca come il latte dalla brocca piena.”

Da quel giorno, Leo non uscì più dal giardino, ma non perché fosse un prigioniero. Anzi, era più libero che mai. Sapeva che fuori c’era confusione e inganno, ma dentro, con il Buon Pastore, c’era tutto ciò che rende felici: amici veri, cibo buono, giochi condivisi e una porta sempre aperta per chiunque volesse entrare.

E il nome di quella porta era, ed è, l’Amore.

Breve commento per bambini

Gesù, nel Vangelo, dice: “Io sono la porta delle pecore”. Non una porta chiusa, ma una porta aperta. Chi entra da Gesù, entra in un giardino bellissimo dove c’è la vita vera, quella che dura per sempre. Fuori dal giardino ci sono persone e cose che promettono felicità, ma alla fine lasciano tristezza.

Gesù, invece, è come Elia il pastore: ci chiama per nome, ci conosce, e vuole darci solo cose belle. Entrare da Lui significa fidarsi di Lui, ascoltare la sua voce, e scoprire che la vera libertà è stare con chi ci vuole bene. E la vita che Lui dà non è noiosa: è piena, bollente, allegra come una scodella di minestra in inverno o una corsa nell’erba a primavera.

Scarica il disegno da colorare

Check Also

La grande avventura degli amici di Gesù

La grande avventura degli amici di Gesù

Cari, questo racconto nasce per aiutare i bambini a vivere l’Ascensione del Signore non come un …