L’ebrezza del volo

Mentre guardo questo limpido cielo d’estate, canticchio una bella canzone: “Volare oh, oh/ cantare oh, oh, oh / nel blu dipinto di blu /felice di stare lassù.” Proprio così, questo è stato il mio più grande desiderio, che ho realizzato in una soleggiata domenica d’estate. Finalmente ho avuto l’occasione di provare la grande emozione di poter volare, proprio come fanno gli uccelli. Loro nascono già predisposti per spiccare il volo, un po’ invidio questa loro libertà, e allora ho deciso di imparare anch’io.

Sapevo che da qualche tempo, lassù in collina c’era un gruppo di ragazzi che pratica parapendio, li guardavo spesso quando si lanciavano dalla collina e seguivo i loro voli fino alla fine. Osservavo le loro evoluzioni, ogni loro movimento, come indossavano le loro imbragature, simili ad un paracadute, i fili allineati, guai se si mescolavano, la rincorsa, sostenendo e guidando la grande tela che si gonfiava con il vento, fino ad alzarsi in cielo. Era meraviglioso osservarli con tutti questi colori, sembravano tanti aquiloni.

Un giorno presi coraggio, mi presentai a uno di loro e, chiacchierando, dissi che questo sport mi piaceva tantissimo e che avevo tanta voglia di provare. Devo dire che rimase stupito, perché questi lanci sono pericolosi, ci vuole una buona preparazione ed esperienza, quindi, secondo lui, più adatto ai maschi.

Ma la mia indole battagliera mi ha sempre portata a confrontarmi con queste sfide e, quando capì la mia tenacia, si offrì, dicendo che se desideravo era disposto a fare un lancio con me. Subito non ci credevo, mi sembrava un sogno. Accettai di slancio, entusiasta. Già il cuore mi batteva a mille, le gambe un po’ tremavano, ma questa occasione non dovevo lasciarmela scappare. Ricordo la tensione dei preparativi, avevo un po’ paura, ma la voglia di librarmi lassù nel cielo era più forte. Dopo aver indossato la tuta necessaria, il mio compagno cominciò a darmi gli ultimi consigli, poi iniziò, per così dire, il decollo. L’emozione era forte, cominciammo a prendere la rincorsa, davanti a me un breve tratto di terra, poi il nulla. Trattenevo il respiro mentre correvo, il mio pilota che mi diceva qualcosa (e chi lo sentiva!), un po’ di panico e quando i miei piedi non sentirono più il terreno, chiusi gli occhi. Sentivo una forza che mi attirava giù, poi lentamente un leggero vento ci sospinse in alto. Stavo volando. Non avevo più paura, sentivo il mio compagno che mi chiedeva se andava tutto bene e con il capo feci segno di sì. Era stupendo, stavo volteggiando in questo immenso azzurro, mi sentivo leggera, svuotata. Lo sguardo al panorama e ai compagni che attorno a me giravano e sorridevano.

Dopo questa esperienza, iniziai ancora più convinta il corso per essere in grado di fare da sola questi lanci, comprai l’attrezzatura necessaria e, appena pronta, cominciai. Il primo lancio da sola fu una cosa molto laboriosa, ero tesa, pensavo alle manovre da fare e non assaporai la fantastica emozione del volo. Poi ogni volta che tornavo a volteggiare lassù mi sentivo leggera. Ora volavo anch’io, con le mie ali colorate. Ogni lancio porta con sé qualcosa di diverso, l’eccitazione della partenza che viene ripagata dal dolce planare, dallo spettacolo da lassù.

Volare è fantastico.

Di Giovanna Piacere per “Racconti d’Estate”, il primo concorso letterario della Rete delle Biblioteche Vicentine, in collaborazione con Provincia e Il Giornale di Vicenza.

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