I misteri del circo Trepidini

Non pensava che il dolore potesse essere così forte. La invadeva completamente, morsicandola e togliendo fiato ai polmoni. Eppure doveva andarsene, scappare, salvarsi la vita.

Rannicchiata contro la Bara del Pirata, nel punto più buio del circo, Martina chiuse gli occhi per un momento, alla ricerca di ogni briciolo di forza residua.

Lui era lì fuori da qualche parte e la stava cercando. “Stringi i denti. Un ultimo sforzo” si disse Martina mentre cercava di annodarsi il più stretto possibile un fazzoletto intorno alla mano insanguinata.

Lentamente alzò un lembo del tendone del circo e guardò nel buio.

Non c’era nessuno. Trecento metri più in là, il furgoncino bianco di Sibilla. Doveva raggiungerlo in fretta, senza far rumore.

Tenendosi la mano ferita stretta al petto, cominciò a correre nella notte.

Una volta arrivata, con l’unica mano a disposizione tirò fuori dallo zaino che aveva sulle spalle una busta lunga e piatta. C’era scritto: «Per Giulietta. Da consegnare solo quando sarà pronta o in caso di pericolo». La infilò dentro la fessura del finestrino sul lato del guidatore. Sapeva che Sibilla aveva l’abitudine di abbassare un po’ i finestrini durante la notte, come sapeva di poter contare sul suo silenzio. Martina avrebbe voluto salutarla, spiegarle, dirle di proteggere sua sorella Giulietta fino a che non si sarebbero potute riabbracciare, ma non c’era più tempo, il piano che aveva architettato era andato in fumo.

Per almeno un mese aveva pensato e ripensato a tutti i particolari della sua fuga, addirittura scegliendo una notte senza luna e preparando per tempo lo zaino in cui aveva cucito una piccola tasca segreta, quella che ora conteneva qualcosa di piccolo e prezioso: la sua assicurazione per il futuro.

Un futuro incerto ma finalmente libero.

Aveva davvero calcolato tutto. Tutto, meno Goffredo e il suo coltello da macellaio.

Adesso veniva la parte difficile: attraversare l’accampamento e poi correre a testa bassa il più lontano possibile.

Prese fiato e via, nella notte.

Non vide come il sangue che le gocciolava dalla mano stava lasciando tracce rosse sul suo percorso, come le briciole di Pollicino.

Dopo pochi metri, sentì un vento freddo vicino alla guancia. Un rapido bagliore d’acciaio. La lama di un coltello si infilzò a terra davanti a lei, e allora seppe che Goffredo le era alle spalle e adesso mirava alla sua schiena.

«Eccoti, ladra. Sangue marcio. Stavolta sei morta» sibilò l’uomo.

Martina capì che per salvarsi aveva un’unica possibilità: muoversi a zig-zag e correre.

«Ci rivedremo, Giulietta. Vivrò e ci rivedremo presto. Te lo giuro» sussurrò Martina.

Poi cominciò a correre, nel buio.

Capitolo 1
Vita da circo

Giulietta se ne stava immobile, appoggiata al tavolaccio di legno ruvido, graffiato da mille lame acuminate. Davanti a lei un uomo tarchiato impugnava dei coltelli affilati e stringeva gli occhi per prendere bene la mira.

Nei centesimi di secondo che precedevano il lancio e che sembravano infiniti, Giulietta fece il suo solito gioco: cercare di indovinare dove si sarebbe piantato il coltello. Era un modo come un altro per addomesticare la paura e cercare di non focalizzarsi sul lieve tremore della mano del lanciatore.

Improvvisamente, l’orlo del suo vestito corto si sollevò e rimase impigliato tra la lama e il legno. All’altezza del ginocchio destro. Aveva perso. Giulietta aveva scommesso sulla spalla sinistra. Poi, in sequenza, altri nove coltelli disegnarono il profilo del suo corpo sul tavolaccio.

La bolla compatta dei respiri trattenuti dagli spettatori si ruppe e si sollevarono urla di paura e ammirazione.

«Questo era il grande Goffredo Trepidini!» esclamò, rivolta al pubblico, una donna magrissima in un costume di scena verde smeraldo guarnito da lunghe code di pavone. Giulietta si liberò dalle lame e uscì dalla pista circolare seguita da una cascata di applausi. Per quella sera aveva terminato il suo lavoro.

«Da come gli tremava la mano stasera avrei giurato infilzasse gli spettatori seduti in prima fila» scherzò Victorius porgendole una bottiglietta d’acqua.

Sapeva che Giulietta era sempre assetata alla fine dello spettacolo, così come Goffredo, che però si attaccava alla fiaschetta d’argento che teneva infilata nella tasca posteriore dei pantaloni. Giulietta ringraziò Victorius con un sorriso luminoso, bevve un lungo sorso e poi gli tese la bottiglia.

«Dai, facciamo a metà.»

Giulietta e Victorius non erano fratelli, ma amici affiatatissimi. Avevano la stessa età, dodici anni, e vivevano con Goffredo e Ulderica Trepidini, i proprietari del circo. Giulietta era parente di Ulderica, al momento l’unica congiunta in vita disposta ad accoglierla. In verità aveva anche una sorella, Martina, di otto anni più grande, ma se ne erano perse le tracce cinque anni prima. Non sapeva cosa le fosse successo e nessuno le aveva dato spiegazioni al riguardo. Anzi, Goffredo e Ulderica si infuriavano se solo qualcuno osava pronunciare il suo nome. Un’unica volta, mentre Giulietta piangeva di nostalgia per Martina, Sibilla le si era avvicinata e aveva sussurrato: «Un giorno, tra non molto tempo, sarai pronta. E allora saprai». Anche se erano parole abbastanza oscure, Giulietta si era sentita rincuorata perché in fondo Sibilla era la veggente del Circo Trepidini e le sue parole dovevano per forza contenere distillati, per quanto minuscoli, di verità.

Victorius, invece, era stato ingaggiato dai Trepidini per rimpiazzare Martina nei numeri rischiosi: acrobazie da mangiafuoco, salti nel vuoto, contorsionismo, e la Vasca della Morte. Sembrava nato per eseguire quegli esercizi, aveva forza e lucidità, era coraggioso e sicuro di sé, e inoltre il Circo Trepidini, con il suo girovagare continuo, risultava il luogo ideale nel quale nascondersi. Victorius, infatti, era un clandestino. Quello che la burocrazia chiamava “minore non accompagnato”. Arrivato in Italia dopo un viaggio rocambolesco, nascosto nel doppio fondo di un camion, era stato portato in un centro di accoglienza sovraffollato. Lì aveva passato circa tre mesi prima di scappare. Sei mesi dopo aveva incrociato Goffredo e Ulderica. Loro lo avevano preso subito a bordo della carovana del Circo Trepidini, poiché ben sapevano che, in cambio di vitto, alloggio e una misera paga, si sarebbero assicurati un nuovo assistente che non temeva il pericolo. Quanto al suo status di clandestino, chiudevano non uno, ma entrambi gli occhi, perché non andavano tanto per il sottile. Victorius ricordava ancora la prima volta che era entrato dentro il tendone del circo. Era mattina, il momento degli esercizi e delle prove, prima dello spettacolo.

La prima persona che aveva visto, e non avrebbe potuto essere altrimenti, era stata Alonso, che montava le attrezzature. Non pensava potesse esistere un uomo così massiccio. Non era tanto l’altezza, e nemmeno la stazza, certamente fuori dal comune, ma la sensazione di forza trattenuta, di energia rinchiusa dentro solidi muscoli. Poi aveva visto Ulderica, magrissima, il suo corpo fatto di nodi e corde tese si muoveva sinuoso mentre faceva gli esercizi a corpo libero. In un angolo, seduta e concentrata, c’era la sirena. Sì, questo era stato il primo pensiero di Victorius alla vista di Sibilla.

Era bellissima, avvolta in un vestito azzurro e viola, con onde di capelli nero-blu sciolti sulle spalle, il viso pallido e affilato, le mani lunghe ed eleganti. Se ne stava immobile a guardare il centro della scena.

Victorius aveva seguito il suo sguardo. In mezzo a uno spiazzo polveroso c’era un grande cubo di legno, accanto al quale Goffredo stava roteando una sciabola con gesti pomposi. Con un colpo secco, l’aveva infilata dentro il cubo, passandolo da parte a parte. Se non fosse stato per il gemito di Sibilla, Victorius non avrebbe capito che Goffredo stava facendo le prove di uno tra i numeri più pericolosi del Circo Trepidini: la Bara del Pirata. Goffredo aveva preso altre tre sciabole e con gesti decisi aveva infilzato il cubo ripetutamente. Poi si era chinato e, rivolto verso il cubo, aveva detto: «Ricordati che qualsiasi cosa succeda, devi rimanere zitta. Non un fiato, nemmeno se dovessi tagliarti qualche pezzo. In quel caso tienilo da parte per la mia collezione».

Una risata sguaiata era uscita dalla gola di Goffredo, che poi si era voltato ed era uscito dal tendone.

Sibilla si era alzata ed era corsa verso il cubo, aveva sfilato tutte le lame e aperto la scatola. Lentamente aveva fatto capolino una ragazzina dai grandi occhi color di foglia e capelli castani tutti arruffati su cui, cosa curiosa, erano appuntate tre piume di uccello.

«Tutto bene?» aveva chiesto Sibilla preoccupata.

«Sì, tranquilla, nessuna ferita.»

Con un salto Giulietta era uscita dalla scatola, dall’alto del tendone era planata una taccola grigio fumo che le si era appollaiata sulla spalla mordicchiandole il lobo dell’orecchio e facendola ridere.

«Anche tu mi sei mancato, Socrate!»

Poi, in un frullare di ali candide, anche due colombe erano arrivate da non si sa dove, una si era appoggiata sulla testa di Giulietta e l’altra si era sistemata sul braccio di Sibilla.

Victorius aveva osservato Giulietta, che sembrava chiacchierare con la taccola grigia in una lingua fatta di sussur ri e qualche schiocco, e aveva pensato che sembrava una figlia del bosco. Aveva sentito anche un’altra cosa: che da quel momento Giulietta sarebbe stata sua amica fraterna, sua sorella di vita.

E così era stato.

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I misteri del circo Trepidini
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Giulietta è sola al mondo e la sua unica lontana parente è Ulderica, la Donna Cobra, moglie del grande lanciatore di coltelli e proprietario del famoso Circo Trepidini.
Giulietta è sola al mondo perché sua sorella Martina è scappata dal circo lasciandola vittima di pericolosi e sadici spettacoli: la Bara del Pirata, la Cassa del Macellaio, il Tappeto del Fachiro e la Vasca della Morte.
Gli unici amici di Giulietta sono le colombe che vivono nel circo e Victorius, un ragazzo solo e abbandonato che lavora per i Trepidini. I due ragazzi stringono un sincero legame, si difendono l’un l’altro, cercando l’appoggio della chiromante Sibilla e del taciturno gigante Alonso. Strani furti seguono le tappe dello spettacolo e la polizia indaga.
Età di lettura: da 11 anni.
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