Un serpente generoso

Cera una volta un povero contadino che viveva isolato nella campagna. Viveva con il frutto del proprio lavoro, ma la sua povertà non gli impediva d’essere buono e ospitale.

Un giorno si presentarono a lui quattro strani forestieri a chiedergli ospitalità per la notte. Il primo era un feroce leone che si annunciò con un ruggito da far tremare la capanna. Il contadino pensò:

“Questo leone deve avere molta fame; se non gli do da mangiare sono guai”, perciò accolse l’ospite con cortesia:

“Si accomodi, signor leone, le darò tutto quello che ho.”

Il leone dimenò la coda soddisfatto e si accovacciò in un angolo del cortile. Il secondo arrivato fu un asino così spossato dalla stanchezza che, sebbene scorgesse il leone, entrò ugualmente nel recinto chiedendo, con un filo di voce, un po’ di fieno.

“Vieni, povero ciuco” disse il contadino, “ti darò il fascio d’erba che avevo preparato per la mia mucca.”

Mentre dava il fieno all’asino, ecco giungere un grosso serpente. Avanzava con la testa eretta, le fauci aperte, facendo vibrare la lingua biforcuta. Il contadino ebbe paura, ma come cacciarlo via? Accolse dunque anche lui promettendo di dargli da mangiare. Il serpente si raggomitolò sotto un cespuglio all’ingresso del recinto.

Ultimo a giungere fu un uomo. Diceva di venire da lontano, di essere stanco e affamato, e intanto imprecava contro il destino avverso. Il contadino cercò di confortano:

“Vieni, fratello mio. Che tu sia il benvenuto nella mia casa! Ti darò del latte e tutto quello che ho nella capanna.”

Così detto, munse la mucca e offrì all’ospite una bella ciotola di latte con pane e gli cedette il giaciglio per riposare. Poi provvide agli altri ospiti. Non aveva che una sola mucca, pure pensò: “Per domani Dio provvederà.”. Macellò la mucca dandone la carne al leone e le interiora al serpente. Al ciuco aveva già provveduto. Finalmente, contento d’aver fatto il suo dovere, andò a riposarsi.

Dormì tranquillo come dormono i giusti, e quando si svegliò s’accorse che i suoi ospiti se n’erano andati. Il serpente solo era rimasto sotto il cespuglio presso l’entrata perché era ancora in letargo a causa dell’abbondante scorpacciata. Tuttavia nel suo piccolo cervello addormentato pensava: “Come ricompenserò quest’uomo per il bene che mi ha fatto?”. Il contadino, che non s’era accorto di lui, pensava: “Sia ringraziato Dio che li ha fatti partire. Se fossero rimasti anche oggi non avrei avuto più nulla da dare. Per me qualche frutto, una radice da abbrustolire la troverò”.

Ma più tardi, con sorpresa, vide giungere nel suo cortile una decina di mucche belle e grasse. Le spingeva il leone per ringraziare il contadino dell’ospitalità concessa. Il leone fece. un inchino, leccò i piedi del contadino in segno d’amicizia e di saluto, e si ritirò contento.

Intanto l’asino era passato casualmente in un luogo dove bivaccava una carovana di commercianti che, vistolo senza padrone, lo catturarono e lo caricarono di molte merci preziose per alleggerire le loro bestie. Ma l’intelligente asinello, approfittando d’una sosta dei mercanti in un luogo boscoso, scappò via galoppando finché, con una sgroppata, scaricò la merce nel cortile del contadino. Lo guardò un momento come per dire: “Ecco il mio grazie per l’erba che mi hai dato”. E se ne andò.

L’uomo non si era allontanato molto. Di giorno dormiva sotto qualche pianta e verso sera si presentava alle case isolate chiedendo ospitalità, facendo credere di venire da lontano e d’essere stanco e malato. Scroccando così il suo vivere ora qua ora là, venne a sapere che il contadino, che lo aveva ospitato, era diventato ricco, e pensò di ucciderlo per derubarlo. Messosi d’accordo con altri quattro ladri, si recò di notte alla capanna per sorprenderlo nel sonno. Ma il serpente, che proprio allora aveva terminato il suo letargo, capì subito le loro malvagie intenzioni, e poiché si trovava ancora nascosto presso l’ingresso del cortile, mentre quelli passavano uno ad uno, li morse alle gambe facendoli cadere fulminati col suo potente veleno.

Quando il contadino si alzò e aprì la porta, il serpente si fece avanti e gli spiegò cosa aveva fatto per difenderlo. Poi anch’egli partì con la testa dritta, soddisfatto dell’opera compiuta.

La morale? Tiratela voi…, perché la storiella si presta a più d’una conclusione.

(Da: A. Pollera, Storie, leggende e favole del paese del Negus, Firenze 1936, p. 205-208 – fonte)

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