Maii e Kofi

C’era una volta un capo tribù che aveva una figlia chiamata Maii. Nessuna al mondo era bella quanto lei e suo padre l’amava a tal punto che non poteva sopportare l’idea di perderla. Per questo si fece fare due sciabole taglienti, ma così taglienti che potevano tagliare una ciocca di capelli gettata in aria. Fece quindi sapere che avrebbe concesso la mano di sua figlia a colui che fosse riuscito a sopportare tre colpi di quelle sciabole.

La figlia del capo era corteggiata da molti giovani, nobili e vigorosi, ma nessuno aveva il coraggio di sottoporsi ad una prova tanto difficile da superare. Quei pochi che vollero ugualmente tentare si ritrovarono, senza tante cerimonie, con lividi e ferite. Ben presto la notizia di quel capo crudele e della sua incantevole figlia giunse assai lontano e un giorno arrivò agli orecchi di Kofi, figlio di un altro capo di tribù assai potente.

Dopo che ebbe udito parlare della meravigliosa Maii, Kofi non poté più né mangiare, né prender sonno e non provò più interesse per niente altro che non fosse il modo di potersi conquistare la mano di quella bella fanciulla. Alla fine ordinò ai suoi servi di preparare gioielli preziosi e stoffe pregiate per offrirle alla figlia del capo e si mise in cammino per il lungo viaggio.

Quando Kofi arrivò al villaggio del crudele e potente capo, incontrò per caso Maii e le sue compagne che scendevano verso il fiume per fare il bagno. Vedendola, Kofi, rimase talmente incantato dalla bellezza della figlia del capo, che decise di sottoporsi alla crudele prova. Ma desiderava, prima di affrontare il tremendo rischio, di poter almeno rivolgere la parola alla splendida fanciulla.

Andò al fiume e quando le fanciulle uscirono dall’acqua, Kofi uscì dal suo nascondiglio.

  • Sono venuto qui per conquistar la tua mano, anche se questo potrà per me significare perdere la testa. Ma prima vorrei almeno parlarti, udire la tua voce!

Maii provò subito amore per Kofi e, con un sorriso, gli disse:

  • Non inquietarti. Se seguirai i miei consigli tutto andrà per il meglio. Quando tu porgerai la testa e mio padre brandirà la spada, mormora

tre volte il mio nome. È una magia che ti aiuterà.

Forte di quel consiglio, Kofi si presentò al potente capo e gli chiese la mano di sua figlia.

  • Tu sei un giovane coraggioso, gli disse il capo. Se sopravvivrai ai tre colpi di sciabola, ti concederò mia figlia. Ma ricordati bene che io possiedo due sciabole così taglienti da spezzare in due un capello volteggiante nell’aria.

Nonostante questo avvertimento, Kofi porse la testa e stette in attesa. Quando vide il capo brandire la sciabola, mormorò rapidamente:

  • Maii, Maii, Maii!

Appena pronunziate quelle parole, il suo collo divenne duro come l’acciaio e la sciabola si spezzò in due. Il capo afferrò allora la seconda sciabola e si preparò ad assestare un colpo tremendo, impugnandola ancora più in alto. Kofi mormorò ancora tre volte il nome di Maii ed anche la seconda sciabola fece la fine della prima.

  • Vedo, disse il capo, che sei proprio destinato a conquistare mia figlia. Ma voglio metterti alla prova in un altro modo. Eccoti un fagiolo. Tu andrai a seminarlo e, se per l’ora di cena, saranno nati tanti bei fagioli maturi, Maii sarà tua.

Kofi prese il fagiolo e lo seminò nel campo. Ma chi ha mai sentito dire che un fagiolo possa germinare e dare i frutti in una sola giornata?

  • Se Maii fosse qui, disse fra sé, mi darebbe certamente un consiglio. Ma Maii era strettamente sorvegliata e non poteva venire a dare consigli a Kofi.

Ciononostante, appena pronunziato il nome Maii, il fagiolo cominciò a germogliare e a spingere la piantina fuori dalla terra. Ciò vedendo, Kofi si ricordò quello che Maii gli aveva detto del suo nome: che era una magia e che sempre l’avrebbe aiutato.

  • Maii!, mormorò ancora

E la piantina si allungò e mise i fiori.

  • Maii!, disse per la terza volta

E la pianta mise i baccelli pieni di fagioli maturi.

Kofi ne colse un paniere ricolmo, ma tanto ricolmo che il capo fece una scorpacciata tale di fagioli che alla fine della cena non riusciva più a reggersi in piedi.

Così Kofi e Maii si sposarono e ci furono tante feste e tante manifestazioni di giubilo.

(Togo)

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