Il fabbro e il diavolo

C’era una volta un fabbro che amava molto il suo lavoro.

Abitava presso un ruscello canterino, al margine di un crocevia di strade, queste verso il monte e quelle verso la valle.

Venne l’epoca delle visite pastorali e Gesù Redentore transitò davanti alla sua fucina, vide la forgia con la fiamma scintillante, le lime, le mazze e le tenaglie messe in ordine; gli piacque ascoltare quel martellare ritmico sull’incudine, gli piacque vedere la mano sapiente dare forma alle punte dei vomeri, alle curve dei ferri da cavallo, alle spirali e alle losanghe destinate a ornare le inferriate.

Lo incaricò, dunque, di rimettere i ferri ai dodici asinelli che portava con sé.

Risultò un bel lavoro, senza dubbio.

Quanto devo pagarti? chiese Gesù al fabbro.

E quello, vedendolo povero per le poche cose che portava e pieno di polvere e stanchezza per il lungo viaggio compiuto: Niente. Ma ci mancherebbe altro!

Ti auguro di proseguire bene il tuo viaggio.

Ma Gesù in realtà poteva tutto, e continuò: Domandami qualunque cosa di cui tu abbia bisogno e sarai esaudito!

Non ho bisogno di granché.

Quello che desidero, ce l’ho già, o posso anche andare a comprarmelo.

Gesù gli regalò allora una sedia: una sedia davvero strana, sulla quale chi si sedeva era obbligato a restare seduto, se non gli fosse stato detto: Alzati e cammina!

E gli regalò pure un sacco con un foro, da cui chi fosse entrato non poteva più uscire, a meno che non gli si fosse ordinato di farlo.

Il fabbro si mostrò molto riconoscente, e Gesù Redentore se ne andò.

Trascorsero anni e anni. Un giorno un viandante, mai visto prima, entrò dal fabbro e gli disse:

Il tempo della tua vita è scaduto. Sono venuto a prenderti, ora verrai con me”.

Il fabbro capì che non era un altro Gesù, ma il diavolo travestito da uomo: Lascia che mi prepari, compare gli rispose. Intanto, siediti qui!

E lo fece sedere sulla sedia portentosa, quella regalatagli da Gesù.

Prese poi un grosso bastone, e giù botte e altre botte; il viandante si riempì di lividi, e quasi morì

Poi il fabbro gli ordinò: Alzati e cammina, va’ più lontano che puoi. E il diavolo fuggì via a gambe! levate. Passarono molti anni ancora.

Il diavolo tornò per portare via il fabbro. Venne e disse all’uomo:

Guardami bene! Io sono il diavolo e posso attraversare la cruna di un ago!

Astuto, il fabbro gli rispose: lo sono più diavolo di te. Vuoi scommettere che non riesci a uscire dall’imboccatura di un sacco?

E dicendo questo, aprì il sacco, e il diavolo vi entrò. Uscire no, non poteva.

E il fabbro riprese il bastone, e giù botte!

Quante ossa gli ruppe!

Poi prese un chiodo, e quanti punzecchioni gli diede!

Questa volta lo ridusse peggio di quella’ precedente e, a dire poco, lo lasciò più morto che vivo.

E così lo tenne, finché non lo fece uscire.

lo ero là, ho visto tutto e ho riso a crepapelle insieme con il fabbro.

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