Come Juruva salvo’ il fuoco

A un tratto, non si sa perché, il fuoco si spense in tutti focolari della tribù: in quelli piccoli, che servivano per cucinare; in quelli un po’ più grandi, che servivano per riscaldarsi; e anche in quelli grandi e grandissimi, che servivano per fare segnali di fumo.

Sì, il fuoco si spense di colpo, nello stesso momento e senza nessuna ragione.

Solo in un certo posto, un posto lontano e misterioso, era rimasta un’unica, piccola brace accesa.

Bisognava che qualcuno andasse a prenderla in gran fretta, prima che si spegnesse, o il mondo sarebbe rimasto senza fuoco.

Allora gli Indios Pareci andarono a chiedere aiuto agli animali della foresta, ma tutti rifiutarono: chi diceva di non avere tempo, che aveva paura di bruciarsi, e chi, semplicemente, non rispondeva.

L’unico a farsi avanti fu Juruva, con le sue belle penne verdi e azzurre e la lunga, lunga coda.

Subito aprì le ali, leggere come una tela di ragno, e volò sino al posto lontano e misterioso, dove la brace ardeva ancora.

Juruva la prese nel becco e ripartì.

Il suo calore era però insopportabile, allora l’uccello la mise tra le due forti penne della coda, in modo che non cadesse giù e non gli scottasse la pelle.

Quando Juruva arrivò dai Pareci, la tribù intera si riunì attorno alla piccola brace e cominciò a soffiarci sopra per ravvivarla; finalmente apparve una fiammella, che gli Indios alimentarono prima con foglie secche, poi con legnetti e rami.

Il fuoco era salvo! Quando scese la notte gli Indios danzarono intorno a un immenso falò, che ruggiva come un giaguaro, mentre la foresta risuonava dei canti e del rumore dei piedi che battevano il ritmo.

Appollaiato sul ramo di un albero, Juruva guardava le fiamme che salivano verso il cielo, e, a quella luce, si accorse che sulla punta della sua coda c’era un buco, là dove la brace gli aveva bruciato le piume.

E’ per questo che, ancora oggi, la coda degli Juruva ha quella specie di fiocco in fondo.

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