Lillo il vitellino coraggioso

Da dove arriva il latte? Tutti lo sanno ma nessuno lo dice. La vita delle povere mucche e dei loro altrettanto sfortunati vitellini, a cui gli esseri umani rubano il latte e tolgono la vita. La storia racconta i passaggi più tristi di questa tremenda pratica, che è causa di tanti disastri. Il tutto narrato attraverso le vicende di un piccolo vitellino di campagna finito per caso in una “fabbrica” di latte.


C’era una volta una piccola casetta in campagna, dove vivevano tanti animali in armonia con la natura. C’era il gatto Leo con sua moglie Mimi-Miao, chiamata così perché miagolava spesso in cerca di coccole; c’erano Tina, Lina e Gina, tre stupende galline molto chiacchierone; poi c’era il toro Fred, con i suoi possenti muscoli e il suo manto nerissimo e lucente, con sua moglie Marisa, una mucca molto saggia e premurosa; e infine c’era il loro giovanissimo e intraprendente vitellino Lillo, che non aveva paura di niente e di nessuno.

I nostri piccoli amici erano curati e tanto amati da Gigi, che tutti, giù nel villaggio, chiamavano il vecchio Gigi, perché era davvero tanto vecchio ma era anche sempre allegro e felice. Da diversi anni aveva preso con sé gli amici animali per avere compagnia, visto che aveva una enorme campagna con anche un bellissimo fiume e uno splendido panorama. Li amava davvero tanto, a tal punto che, da qualche mese, l’inaspettata nascita del vitello Lillo lo aveva riempito di immensa gioia e felicità. Con lui le giornate passavano allegramente, infatti da quando era arrivato Lillo il vecchio Gigi giocava spesso con lui, e gli dava anche un gran da fare con i suoi scherzi. Lillo infatti si divertiva ad aprire qualsiasi cancelletto trovasse chiuso, anche quello dove il buon Gigi piantava le sue verdure. Il bellissimo orticello in cui c’erano tante varietà di legumi e succulenti frutti di stagione, che mangiava Gigi ma che dava anche ai suoi cari amici animali che ne erano ghiottissimi. Per cui potete immaginare cosa succedeva quando quel cancelletto veniva aperto: tutti gli animali andavano a mangiare i frutti e le verdure freschissime, combinando un pasticciaccio. Ad ogni modo questo non faceva arrabbiare il vecchio Gigi, perché lui era solito piantare tantissima roba in più, ed essendo solo ne restava sempre per i suoi amati amici animali, che lui chiamava sempre per nome.

Purtroppo il vecchio Gigi era molto malato, e pensava che non sarebbe riuscito a veder crescere il piccolo Lillo tanto da diventare forte come il suo papà, il possente toro Fred. Il vecchio Gigi cercava di insegnargli a non fidarsi di tutti gli uomini come si fidava di lui, e di stare alla larga da qualsiasi pericolo. Ma il piccolo e furbetto Lillo sembrava non aver paura di niente e di nessuno e questo naturalmente faceva preoccupare molto Gigi.

Un triste giorno il vecchio Gigi si sentì male, tanto che fu accompagnato in ospedale da un abitante del villaggio, il signor Rodolfo, a cui chiese di badare ai suoi amici animali durante la sua lontananza. Senza Gigi i giorni e le notti non passavano mai e il nostro amico Lillo era molto infelice e dispiaciuto. Sentiva la mancanza del suo amico umano e delle sue coccole, e la presenza del signor Rodolfo non serviva a colmare la sua tristezza. Al contrario: il signor Rodolfo era un umano senza cuore con tutti gli animali, li sgridava continuamente, anche quando loro non stavano facendo niente di male, e li minacciava con un bastone. Non aveva nessuna pazienza, pensava che gli animali non dovessero essere trattati bene, tanto che rinchiuse il piccolo Lillo in vecchio recinto e si mise a rubare il latte a sua mamma Marisa.

“Ma come?”, pensò il piccolo Lillo. “E io cosa mangerò se lui ruba tutto il mio latte? E poi a quale vitellino lo vorrà dare? Qui ci sono soltanto io!”

Per fortuna il nostro amico Lillo sapeva aprire i cancelletti dei recinti, per cui sgattaiolava fuori di nascosto e mangiava a sazietà il latte della sua mammina, proprio come il suo istinto e la natura volevano che succedesse. Insomma, non c’è cosa peggiore che rubare il latte a un neonato che ne ha bisogno per crescere sano e forte. Il nostro Lillo era sì molto coraggioso, e si atteggiava a fare il torello, ma per mangiare l’erba e il fieno come facevano la sua mamma e il suo papà non era ancora pronto, doveva ancora poppare tanto latte dalla sua mamma.

Come se ancora non bastasse, approfittando dell’assenza di Gigi il signor Rodolfo decise di vendere gli animali. Una cosa tremenda e incredibile: non si possono vendere gli animali come se fossero dei calzini. Un freddo e grigio mattino arrivò alla fattoria un grosso camion blu, con dietro una grande gabbia, e davanti, nella cabina di guida, due uomini grossi e grassi. I due energumeni scesero dal camion e parlarono a lungo con il signor Rodolfo e, dopo aver osservato a lungo Fred e Lillo, gli diedero dei soldi. Poco dopo, i due brutti ceffi presero con la forza papà Fred e Lillo e li obbligarono a salire ed entrare nella gabbia dietro al camion. Tutto questo avvenne davanti agli occhi di mamma Marisa che, non potendo fare altro, strillava disperata chiamando i suoi due amori. L’orribile scena fu straziante per tutti gli animali, tanto che ognuno si strinse attorno a mamma Marisa e tutti piansero a lungo. Non riuscivano proprio a darsi pace dall’immenso dolore provato nel vedere andar via Fred e Lillo. Fred con un aria molto triste e Lillo che tirava dei grossi calcioni alle sbarre del camion per cercare di scappare. Che tristezza!

Fred e il piccolo Lillo viaggiarono sopra il camion per tanto tempo, non sapendo cosa stesse succedendo loro, e nemmeno dove fossero diretti. Dopo un lungo viaggio, il camion si fermò davanti ad un grandissimo edificio senza finestre e i due uomini scesero ed andarono via. I nostri sfortunati amici erano tanto stanchi e provati dal lungo viaggio, ma vennero lasciati chiusi nella gabbia sopra il camion. Non potendo fare altro, si addormentarono stretti stretti uno accanto all’altro, perché era inverno e faceva tanto freddo. I due brutti ceffi non avevano avuto nemmeno la sensibilità di metterli al riparo.

Quella notte iniziò a piovere e grandinare molto forte, tanto che i lampi e i tuoni illuminarono tutto il piazzale dove il camion era parcheggiato. Dopo un paio di tuoni si sentirono delle strazianti grida di tanti vitellini come Lillo, che chiamavano la loro mamma. Tutti a gridare a squarciagola. Mentre dall’interno del grande edificio si udivano dei pianti disperati di altrettante mucche, che cercavano di farsi sentire dai propri piccoli.

“Possibile?”, chiese il nostro piccolo amico al suo papà. “Che questi umani stiano rubando il latte a tutte le mamme di quei vitellini chiusi nei recinti?”

“Purtroppo sì, caro il mio piccolino”, rispose il grosso Fred, e continuò: “Non avrei mai voluto raccontartelo, ma purtroppo mi vedo costretto a farlo, per prepararti al peggio. Tanti umani rubano il latte alle mucche, lo usano per darlo ai loro piccoli o per mangiarlo anche loro.”

Allora Lillo chiese al suo papà: “Com’è possibile che i loro piccoli bevano il nostro latte? Le loro mamme non hanno il latte per loro?”

Dopo qualche attimo di esitazione e sconforto, papà Fred rispose: “Non so proprio come spiegarmelo, sai. Eppure una volta vidi una donna nella casa di Gigi, che allattava il suo piccolo.”, disse il possente Fred.

Dopo una breve pausa, il piccolo e sveglio Lillo disse: “Sai cosa ti dico paparino? Questi umani sono davvero strani. Hanno il latte per i loro piccoli e lo rubano alle nostre mamme, e come se questo non bastasse, lo bevono anche gli adulti”. E continuò: “Io non berrei mai il latte dei loro piccoli”.

Dopo un altro attimo di esitazione, il piccolo Lillo balzò di scatto in piedi e cominciò a saltellare e urlare sopra quel freddo camion blu: “Ho un’idea, ho un’idea, ho un’idea”.

“Che idea?”, chiese papà Fred.

“Aprirò il cancello di questo camion, salteremo giù, e faremo uscire tutti i vitelli e le loro mamme, così scapperemo tutti a casa di Gigi”, rispose Lillo tutto contento, e prosegui: “La campagna è grandissima, e quando saremo in tanti non avremo più nulla da temere dal signor Rodolfo, non potrà farci più niente”.

Papà Fred non era tanto convinto, ma ad ogni modo era necessario provare. Aspettare sopra il camion non avrebbe portato a niente di buono, proprio niente, era opportuno scappare subito. Allora il grande Fred disse a Lillo di provare ad aprire il cancello del camion. Senza esitare nemmeno un istante, Lillo, con il suo piccolo musetto, si mise a spingere la sbarra che bloccava l’uscita. L’aveva spostata quasi tutta, ma nonostante i vari sforzi, non riusciva a farla avanzare oltre quei pochi centimetri che mancavano per sbloccare il cancello per aprirlo. Fu in quel momento che papà Fred disse: “Spostati figliolo caro. Ora ti faccio vedere come si usa la testa”.

Non appena Lillo si fu spostato, papà Fred prese un po’ di rincorsa e si lanciò a testa bassa con tutte le sue forze, e le sue robuste corna, verso il cancello. BOOOOOOM!!! Ci fu un grande boato, seguito da un grande silenzio. Forse tutte le mucche e i vitellini si erano spaventati, ma non il nostro coraggiosissimo LìIIo. Che infatti dopo poco gridò ancora: “ANDIAMOOOOOOOOOOO”

I due saltarono giù dal camion, e mentre papà Fred usava ancora la testa per sfondare i grandi portoni, dove erano rinchiuse tutte le mucche, il piccolo Lillo apriva tutti i cancelletti delle gabbie dove erano rinchiusi i suoi sventurati amici vitellini come lui. Uno, due, tre, quattro, dieci, venti, trenta, quaranta e anche di più, furono tutti liberi e corsero ognuno verso la propria mamma. Dopo alcuni minuti, quando furono tutti liberi, il coraggioso Lillo gridò e disse ancora: “ANDIAMOOOOOOOOOOO” Tutti alla nostra splendida campagna”.

E fu così che, lentamente e ordinatamente, i nostri amici ed eroi, con tutte le mucche e i vitellini,

Questo libro è a cura di AgireOra Edizioni, casa editrice non-profit. www.AgireOraEdizioni.org
Pubblicato nel maggio 2016.
Autore delle favole: Pier Mauro Marras
Autrici dei disegni, le bimbe: Darina Marras, Oksana Marras, Alina Marras Revisione editoriale a cura di AgireOra Edizioni Impaginazione a cura di Roberta Fraccaro
Impaginazione in pdf a cura di Lorenza Cevoli.
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