Il vecchio castagno

Paolo è un bambino di nove anni che vive in città e in vacanza va a Montecreto dai suoi nonni.

Un giorno Paolo è a passeggio con il suo nonno; si ferma vicino a un vecchio castagno e gli chiede se quel castagno aveva davvero tanti anni e se era già lì quando lui era bambino.

Il nonno, allora, comincia a raccontare al bambino la storia del Castagno:

“A Montecreto, al centro del paese c’era un piccolo castagno, appena piantato; i bambini del paese si trovavano sempre lì intorno e a giocare a nascondino, a guardie e ladri e alla cavallina.

A quel tempo la gente non aveva tanto cibo, in montagna di grano ce n’era poco, così si utilizzavano molto le castagne.

Dopo averle essiccate al “metato”, si macinavano al mulino e, con la farina, si potevano fare i “ciacci”, le frittelle, il castagnaccio, la polenta, ecc. Quindi le castagne erano molto importanti per la sopravvivenza delle persone di montagna e tutti coltivavano i castagni ed avevano cura dei castagneti.

Anche il nostro piccolo castagno cresceva e, dopo alcuni anni, iniziò a fare i ricci e le castagne: erano frutti grandi e saporiti… veramente buonissimi!”.

Nel frattempo Paolo e il nonno sono arrivati a casa.

La nonna esclama:

“Antonio, Paolo, siete arrivati finalmente! Forza, venite a tavola: la cena è pronta!”.

Dopo cena il nonno continua a raccontare la sua storia…

“Una notte il mago Migmagmug si fermò ad ammirare il castagno ed entrò dentro a una fessura del tronco per fare pensare alla gente che l’albero fosse magico, ma, il giorno dopo, quando volle uscire non ci riuscì: si era incastrato!

Come tutti i giorni arrivarono i bambini a giocare, ma erano anche impazienti che le castagne maturassero.

Tonino, che aveva tanta fame, espresse il desiderio che le castagne cadessero al più presto per poterle mangiare.

Il mago lo sentì, avverò il suo desiderio e cominciò a far aprire i ricci per far cadere le castagne.

I bambini iniziarono a raccoglierle ed andarono a casa con le tasche piene fino all’orlo.

Il giorno seguente Tonino litigò con dei suoi amici perché gli avevano rubato un trattorino di legno che gli aveva regalato il suo papà per Natale; il bambino lo considerava molto prezioso perché era l’unico gioco che aveva.

Tonino andò a piangere sotto il castagno; il mago sentì i suoi singhiozzi, si commosse e fece una magia: i bulli gli restituirono il gioco, si scusarono con lui e tornarono amici”.

Ma la nonna interrompe la narrazione.

“Antonio, metti a letto Paolo, che domani dobbiamo alzarci presto per fare un’escursione sul Cimone!”.

Una volta a letto Paolo chiede al nonno:

“Nonno, e dopo che cosa è successo?”.

Il nonno ricomincia:

“Un giorno Tonino andò a vedere l’albero dove aveva pianto, sentì una vocina molto strana e guardò da tutte le parti pensando che fossero i suoi amici a fargli uno scherzo, ma non c’era nessuno.

Allora si spaventò pensando che l’albero fosse stregato, bussò al tronco e chiese se c’era qualcuno; il mago, non sapendo chi fosse, si immobilizzò perché non voleva essere visto da nessuno.

Il bambino pensò che fosse meglio andare via e raccontò ai suoi amici che il Grande Castagno era stregato.

La voce si sparse per tutto il paese e la popolazione, per paura, decise di abbatterlo.

Tonino non voleva che l’albero fosse abbattuto perché era speciale per tutti i bambini; ma i taglialegna non gli davano ascolto e lo volevano abbattere.

I bambini cercarono in tutti i modi di difenderlo, dicendo che dovevano passare sul loro corpo, ma nessuno dava retta a dei marmocchi.

Quando un taglialegna diede il primo colpo all’albero con la sua ascia, questa rimbalzò indietro come una palla!

Il mago Migmagmug aveva fatto una magia!!!

La popolazione decise di lasciar perdere e, dopo che tutti se ne andarono, Tonino rimase da solo con il Grande Castagno.

A un certo punto il bambino si sedette e si appoggiò all’albero e cadde all’indietro dentro alla fessura.

All’interno dell’albero Tonino vide il mago e si stupì moltissimo; il mago gli disse grazie per aver cercato di salvarlo: infatti se avessero abbattuto il Grande Castagno anche il mago sarebbe morto.

Ma anche il bambino lo ringraziò per aver fatto la magia e aver salvato l’albero a cui lui e i suoi amici erano affezionati.

Il mago chiese a Tonino come aveva fatto ad entrare e il bambino gli fece vedere l’apertura; il mago spiegò a Tonino che era molto vecchio, aveva dei problemi di vista, aveva perso la sua bacchetta magica ed era rimasto chiuso dentro il Grande Castagno.

Ma Tonino aveva appena visto un bastoncino coperto di muschio e licheni da una parte, la porse al mago dicendo:

“È forse questa?”.

Il mago Migmagmug fece un salto di gioia:

il suo amico Tonino gli aveva ritrovato la bacchetta magica!

Il bambino propose al mago di uscire: era notte e non l’avrebbe visto nessuno!

Ma il mago non poteva passare dal buco perché era troppo robusto; allora fece una magia a se stesso, diventò più magro e così uscì dall’albero.

Il mago chiuse l’apertura in modo che nessuno ci potesse più cadere dentro: poi salutò il bambino e scomparve nella notte”.

Dalla cucina si sente la nonna che sgrida il nonno:

“Antonio, fai dormire quel bambino! Sempre a raccontare delle storie e delle fantasie!!”.

Il nonno spegne la luce, dà a Paolo il bacio della buonanotte e fa per uscire dalla camera, ma Paolo lo ferma:

“Nonno, ma la nonna dice che racconti solo delle storie di fantasia! Ma Tonino è esistito o no?”.

Il nonno risponde:

“Ma non mi far ridere!! Tu hai mai visto un mago? Buonanotte!”.

Paolo rimane solo nella camera dei nonni; dalla finestra socchiusa entra un raggio di luna che illumina una mensola su cui vede alcuni oggetti: la pipa del nonno, le pastiglie della pressione e… un piccolo trattore di legno scolorito e rovinato dal tempo!

Scritta da: classe 4a E (A/S 2013/14) – Scuola Primaria “Guglielmo Marconi” – Acquaria (MO)
Illustrazioni di: Gabriele Melegari

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