Il giardino segreto – Frances Hodgson Burnett

Quando Mary Lennox giunse a casa di suo zio in Inghilterra, tutti dissero che non avevano mai visto una bambina dall’aspetto più sgradevole.
Ed era vero. Mary era magra magra e aveva un viso smunto dall’espressione acida; i suoi capelli più che biondi erano gialli, ed era giallo anche il suo colorito, perché era stata spesso malata finché era vissuta in India.
Suo padre, infatti, aveva avuto in quel paese un incarico importante alle dipendenze del Governo inglese. Il suo lavoro lo teneva molto occupato, mentre sua moglie, una donna bellissima, passava il tempo tra feste e ricevimenti.

La signora Lennox pensava solo a divertirsi, per questo in realtà non avrebbe mai voluto avere una bambina e quando Mary nacque l’affidò subito alla bambinaia indiana.
Mary era quindi cresciuta con la balia e gli altri servi indiani, che, per evitare che la padrona venisse disturbata dagli strilli della piccola, obbedivano e cedevano ad ogni suo capriccio. Così già a sei anni Mary era una piccola tiranna.
Quando aveva ormai nove anni, in un mattino spaventosamente caldo, Mary si svegliò di cattivo umore come al solito e si irritò ancora di più quando vide accanto al letto non la sua balia, ma un’altra cameriera.

«Che ci fai tu qui?», strillò subito. «Vai via e mandami la balia!»

La donna guardò Mary spaventata e balbettò che la balia non poteva venire e continuò a ripeterlo anche quando la bambina, come una furia, cominciò a prenderla a calci e pugni.
Quella mattina in casa stava accadendo qualcosa di misterioso: niente andava come al solito. Molti servi erano spariti e quelli rimasti si aggiravano impauriti.

Ma a Mary nessuno spiegava nulla e la balia non veniva. In pratica la bambina fu abbandonata a se stessa per tutta la mattina. Mary stava giocando da sola in giardino all’ombra di un albero, borbottando tra sé e sé insulti
alla balia che non c’era, quando sentì sua madre uscire dalla veranda: era con un giovane ufficiale e i due parlavano tra loro a bassa voce.
Mary alzò lo sguardo e rimase incantata a osservare sua madre. Indossava sempre abiti magnifici, pieni di merletti ed era così bella e aggraziata, con i capelli biondi e ondulati e il piccolo naso altezzoso e i grandi occhi ridenti.
Anche quella mattina la mamma era molto elegante, ma i suoi occhi non ridevano affatto e fissavano impauriti il giovane ufficiale.
Mary la sentì chiedere: «È così grave, dunque?». «Tremendamente grave, signora Lennox», rispose il giovane agitato. «Avreste dovuto partire due settimane fa!»
«Lo so! Se penso che sono rimasta qui solo per andare a quella stupida festa. Che sciocca sono stata!»
In quel momento un lugubre lamento venne dalla stanza dei servi.

«Deve essere morto qualcuno», disse l’uomo. «Non mi avevate detto che uno dei vostri servi era malato?» «Non so, non ricordo. Venite con me!»
E la signora Lennox scappò in casa piangendo.
Più tardi anche a Mary fu rivelato cosa stava accadendo: era scoppiata una violentissima epidemia di colera. In tutte le ville dei dintorni c’era qualcuno che si ammalava e moriva.
La balia si era ammalata quella notte e i lamenti che aveva sentito ne annunciavano la morte.
Per sfuggire alla grande agitazione che regnava in casa, la bambina si rifugiò nella sua stanza e venne dimenticata da tutti.

Nessuno la cercò e nessuno si preoccupò per lei. Mary passò il tempo dormendo e quando si svegliava, piangeva, terrorizzata dagli strani rumori
che sentiva provenire da ogni angolo della casa.
A un certo punto, spinta dalla fame e dalla sete, si avventurò fuori dalla sua stanza e andò
nella sala da pranzo. Non c’era nessuno, ma la tavola era apparecchiata e il cibo era ancora nei piatti, come se il pranzo si fosse interrotto all’improvviso. Mary mangiò un po’ di frutta e biscotti e si scolò un bicchiere di vino dolce, che le fece subito venire un gran sonno. Tornò nella sua stanza e dormì profondamente per molte ore.
Molte cose accaddero mentre dormiva.
Quando si svegliò in casa non si sentiva più alcun rumore. Mary immaginò che il colera fosse finalmente passato e che presto una nuova balia sarebbe venuta a prendersi cura di lei.
La casa però rimase ancora a lungo silenziosa e nessuno venne a cercarla.
Mary non avrebbe saputo dire quanto tempo fosse passato, quando improvvisamente udì un rumore di passi in giardino e poi nella veranda.
Degli uomini erano entrati in casa e Mary sentì che parlavano piano tra loro.
«Che desolazione!», stava dicendo uno.
«Ah, una signora così bella. Avevo sentito dire che c’era una bambina, anche se nessuno l’ha mai vista…»
Mary sentì gli uomini aggirarsi per casa. Poco dopo, la porta della sua stanza si aprì. «Oddio, c’è una bambina qui! Sola in un posto come questo! E chi potrà mai essere?!»
«Sono Mary Lennox», rispose Mary con una certa arroganza, in piedi al centro della stanza.Quell’uomo era davvero maleducato a chiamare la bella villa di suo padre un po

sto come questo. «Mi sono addormentata quando c’era il colera e mi sono appena svegliata.»
«È la bambina che nessuno ha mai visto.
Si sono dimenticati di lei!», disse l’uomo richiamando i suoi compagni.
«Perché sono stata dimenticata?», protestò Mary battendo i piedi. «Perché nessuno viene?»
«Povera bambina», disse l’uomo. «Perché non c’è più nessuno che possa venire.»
Fu in questo modo che Mary venne a sapere che non aveva più né una mamma né un papà. Erano morti di colera la notte precedente e i pochi servi ancora rimasti erano fuggiti, dimenticandosi di lei.

Fine del primo capitolo; puoi acquistare il libro qui ed ascoltare una demo dell’audiolibro qui di seguito.

 

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