Le stelle di Oreste (letto da don Paolo Alliata)

Oreste era stato per tutta la vita un lampionaio. Quando il sole si tuffava giù, dietro le montagne, e silenzioso e lento saliva il buio, Oreste usciva con la sua bicicletta nera, la scala e l’asta con il lumino. Cominciava dalla piazza del paese, dal lampione grande davanti alla chiesa: posava la scala, saliva e accendeva il fuoco.

Poi, con gioiosa pazienza faceva il giro di tutte le vie, ripetendo sempre lo stesso percorso. Per tutto il tempo canticchiava allegro una canzoncina che parlava di stelle e d’amore per la sua bella. E finiva il giro proprio con il piccolo lampioncino che stava di fronte a casa sua. Allora si voltava, immancabilmente, e guardava fiero dalla collinetta dove abitava il paesino punteggiato di fiocchi di luce ondeggianti.

«Sono il signore della luce!» proclamava con una sonora risata, e soddisfatto rientrava a casa.

Poi arrivò la corrente elettrica, e il lavoro di Oreste non servì più a niente e a nessuno. Oreste diventò triste, e anche silenzioso come il buio, quando sale lento nel cielo. Gli ultimi anni prima di andare in pensione cambiò molti lavori, ma nessuno gli piaceva come fare «il signore della luce». Gli uomini, intanto, frettolosi e parolai, inventarono migliaia e milioni di luci, luccicanti potenti abbaglianti intermittenti lampeggianti accecanti fluorescenti… Misero luci anche dove sarebbe stato molto più bello che rimanesse il buio.

Tanto è vero che persino i fantasmi dovettero andare in pensione anticipata e la gente, a poco a poco, smise di sognare perché si sa, i sogni più belli vengono quando c’è il buio. Un bel giorno si riunirono in un vertice ufficiale tutti i potenti della terra, e decretarono ufficialmente che nemmeno le stelle servivano più, perché le luci che fabbricavano le loro aziende multinazionali erano migliori e di gran lunga. Producevano effetti speciali, ed erano «a basso consumo e ad alto rendimento». Le stelle, per la tristezza, piano piano si spensero da sole, una dopo l’altra. Ma una notte, era autunno e il vento soffiava lontano le foglie, Oreste sentì nel vento una voce che lo chiamava.

«Oreste, Oreste, ascoltami!».

Oreste saltò su e si mise a sedere sul letto.

«Chi sei?» chiese col cuore in gola.

«Non temere, Oreste. Ascoltami. Tra pochi mesi nascerà mio figlio. Vorrei festeggiarlo con un cielo pieno di stelle, ma ho bisogno del tuo aiuto. Vai, e cerca ciò che di bene c’è tra gli uomini. E ogni volta che troverai qualcosa di buono, io ti do il potere di salire in cielo e accendere una stella».

Oreste era un uomo semplice ma capì tutto, senza bisogno di fare domande. All’alba partì e per giorni e giorni e collane di giorni girò il mondo. Notte dopo notte accese stelle sul velluto scuro del cielo. La notte di Natale un’infinità di stelle, fiocchi di luce ondeggianti, punteggiava il buio.

Oreste si voltò e guardò fiero, dalla collinetta dove abitava, e ancora una volta, per una magica notte, si sentì «il signore della luce».

Racconto tratto da 25 Storie di Natale, scritte da Cristina Bellemo e illustrate da Manuela Simoncelli, Edizioni Messaggero, Padova,2008

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