Le fiabe per… vincere la paura – La paura nelle fiabe

Nelle fiabe la paura viene proiettata su personaggi cattivi, ambienti spaventosi, situazioni tragiche; ci sono allora lupi, streghe, matrigne, orchi, boschi fitti, incontri spaventosi, paure indicibili; basti pensare al terrore di Hansel e Gretel abbandonati dai genitori o a Biancaneve rincorsa da una matrigna invidiosa o a Cenerentola, osteggiata e rinchiusa, per paura, nel confronto con le sorellastre, della perdita di potere da parte della matrigna o a Cappuccetto rosso che, disobbedendo agli insegnamenti, incontra il lupo cattivo. Infine, pensiamo alle nostre paure quando da bambini si ascoltavano le letture di queste fiabe o a quelle dei nostri bambini quando noi le raccontiamo loro.

Vediamo più da vicino la paura nella fiaba, forse la più conosciuta al mondo, Cappuccetto rosso.

Innanzitutto i protagonisti di questa fiaba sono una mamma, una figlia, una nonna, un lupo e un cacciatore; in questo racconto la piccola protagonista riceve indicazioni ben precise dalla mamma, ma strada facendo ella disobbedisce, incontrando così il lupo e finendo nelle sue fauci.

Naturalmente questa vicissitudine spaventa e pone il problema dell’educazione, di quali insegnamenti dare ai figli. Qui l’indicazione data alla figlia è chiara: “se ti allontani dalla via indicata dalla mamma puoi correre grandi rischi”. Un’affermazione così netta e radicale ci dà l’indicazione moralistica da seguire: il lupo viene inteso come la parte bruta e bramosa del maschio dal quale è bene guardarsi.

Un altro aspetto che deve essere visto: nella fiaba emerge una mamma che teme di perdere la propria figlia e per evitare che ciò accada le incute paura. Ma la paura è accompagnata anche da un desiderio, perché esiste sempre il gioco degli opposti. Cappuccetto rosso infatti disobbedisce, ella si ferma nel bosco, è attratta dalla bellezza dei fiori e ascolta la voce del lupo che la convince a cambiare strada. Possiamo vedere in questa dinamica tra Cappuccetto e il lupo una problematica universale: quella tra vittima e persecutore. Dinamica molto presente nella nostra società, tanto da aver istituito il reato di stalking, ma questo è altro argomento.

Tornando alla paura nella fiaba di Cappuccetto rosso, secondo un’interpretazione della psicologia del profondo si può dire che questa fiaba sottolinea la paura che il femminile prova verso il mondo maschile: infatti nella fiaba vi sono mamma, bambina e nonna; il cacciatore compare alla fine, ma solo per riportare Cappuccetto rosso dalla mamma per non disobbedire più. Il lupo incarna un “principio avido”, è simbolo di morte. Secondo l’interpretazione del profondo, invece, il lupo rappresenta un tratto della personalità di Cappuccetto, è il suo lupo interiore, la sua parte “affamata” di vita, una parte desiderosa di conoscere la vita, senza dover seguire i “doveri” imposti dall’educazione. E nel momento che la madre le indica di andare per quella specifica strada, sottolinea anche che esistono altre strade e quindi le fa, forse inconsapevolmente, intravedere altre vie. Un altro passaggio è dato dal divoramento, prima della nonna e poi di Cappuccetto rosso: e qui si può intravedere un amore divorante, un amore che vuole tenere dentro, nel ventre, ma lì c’è oscurità e tutto è indefinito. Il pericolo è questo: essere risucchiati nel troppo amore e non poter andare nel mondo, ponendosi nella relazione; ciò può provocare depressione e dipendenza. Infatti, questa fiaba non ha un lieto fine. Voi direte di no perché la bambina e la nonna vengono salvate dal cacciatore; invece no. Una fiaba deve portare a nuove e reali trasformazioni e sarebbe stato così se la protagonista avesse intrapreso una sua vita, nella relazione fiduciosa con un maschile. Ma per poter distanziarsi dalla madre è necessario da parte di una figlia risvegliare le proprie parti maschili che la portano in contatto con la realtà, per non cadere vittima di brama e di fantasia.

Questa dinamica psichica è ben delineata nell’ultima fiaba del nostro libro “La riva nera”: anche in questa emerge il dilemma del limite, della regola e del suo superamento.

Le fiabe sono storie di vita e nelle fiabe ci sono tutte le paure che noi incontriamo nel nostro cammino, ma le fiabe portano con sé non solo il terrore: conducono anche in un mondo di possibilità e di cambiamento, insegnano che si può “morire di paura” e che si può ri-nascere dalla paura, attraverso la forza e la volontà di cambiamento, con una particolare attenzione alle nostre emozioni e credendo nelle nostre potenzialità, a volte nascoste o sopite, per migliorare il proprio stato di salute psicologica.

Ci indicano quindi la strada della trasformazione: dentro di noi si trovano i germi del cambiamento e questi vanno visti, considerati e utilizzati al momento giusto.

E dalla nascita della paura alla sua trasformazione.

La trasformazione diviene possibile perché se si conosce si affronta, se si “contatta” intimamente si può conoscere, si può controllare e si può vincere: se si “vede” e si “sente” ci si può alleare con le forze buone e con l’energia vitale.

Diviene quindi evidente come la paura e il modo di affrontarla siano strettamente connessi alla propria personalità, alla capacità di distacco da modalità cristallizzate di comportamento non sempre consono alle situazioni, alla valutazione che ognuno dà a se stesso e alle proprie capacità, valore che dipende dalla propria autostima.

Distacco e autostima ritornano quindi in modo preponderante anche in questo tema sulla paura e questa considerazione deve far riflettere sull’importanza vitale della responsabilità che ciascuno ha verso se stesso e quindi verso gli altri.

Per poter affrontare una paura è importante sapersi distaccare da certe immagini e da certi pensieri e, per compiere questi passi, è necessario credere nelle proprie possibilità, credere in sé.

Capitolo tratto da:

Chi non ha avuto mai paura nella vita? Solo l’incosciente o il folle possono rispondere affermativamente. Ci sono le paure del bambino di essere abbandonato, di andare a scuola, di non essere amato; le paure dell’adolescente di non piacere, di non essere all’altezza, di essere debole; le paure dell’adulto di perdere il lavoro, di separarsi dal partner, di non essere valorizzato; le paure dell’anziano della malattia, dell’invalidità, della morte.
E poi le paure della femmina e quelle del maschio, della sessualità definita e di quella indefinita, della crescita che non arriva e di quella che è arrivata. E ancora: le paure collettive del terremoto, dell’ignoto, dell’aereo, della cattiveria umana. Fermiamoci, allora, e leggiamo una fiaba. L’utilizzo della fiaba favorisce lo sviluppo psico-affettivo e aiuta a elaborare le sofferenze psichiche che oggi sono forse più laceranti, o semplicemente più visibili di un tempo. I piccoli e i grandi lettori, sia quelli più “fragili” sia quelli già “forti”, potranno identificarsi nei vari personaggi e, ritrovando le parti nascoste di sé, potranno recuperare l’energia necessaria a proseguire il cammino. Ogni fiaba si presenta con una veste di facile accessibilità e di immediatezza emotiva per ogni lettore, specialista o no, ed è anticipata e seguita da un’analisi dettagliata che porta la fiaba stessa ad essere utile nella vita di ciascuno.
Che ne dici di leggere anche... :-)

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