Oltre le apparenze

Ho circa sei anni e una notte mi sveglio piena di paura. Sento i miei ge­nitori che litigano in cucina. La mamma è in camicia da notte e dice con voce dura: «Ne ho abbastanza! Domani vado via e porto i bambi­ni con me». Io non riconosco i miei genitori in quelle due persone: i miei genitori sono buoni e gentili! Poi mia madre mi vede, mi prende in braccio e mi porta a letto. La mattina, come al solito, la mamma ser­ve la colazione, il papà legge il giornale. Tutto è tranquillo.

Passa il tempo e quell’episodio torna più volte nei miei sogni come un incubo (sogno che fa paura). Una notte il sogno inizia e io mi dico che non devo avere paura, devo svegliarmi e mi sveglio! Il mio cuore batte forte, ma sono nella mia camera, nella mia casa. Vedo il mio volto allo specchio e non ho più paura: ho vinto! Quel brutto sogno non tornerà mai più! Quel giorno anche a scuola le cose vanno bene, finché arriva l’ora di svedese (la lingua che si parla in Svezia, Paese al nord dell’Europa, do­ve vive l’autrice del racconto).

La professoressa, detta l’Arpia (un mostro, un essere bruttissimo e cattivo), ci annuncia: «La prossima settimana fare­te un tema». Tutti esclamiamo: «Nooo!!!». Siamo stanchi di compiti e di verifiche. L’Arpia ci comunica che si può vincere un viaggio in Italia con quel tema. Mi guarda e poi dice a tutti: «Tra voi molti sanno scri­vere bene…!». Mi impegno a fare un bel tema. Voglio accontentare la professoressa: in passato è stata molto buona con me.

Faccio un buon lavoro e vinco il viaggio in Italia. La professoressa legge il mio tema in classe. Nel tema racconto la mia triste storia: mio padre beve. Nell’intervallo i miei compagni vengono a congratularsi con me. Torno a casa e lascio il tema sul tavolo della cucina, sopra il giornale. Da vigliacca (persona che non ha coraggio) mi nascondo in camera a leggere un libro. Mio padre entra nella stanza senza bussare: è arrabbiato.

«Perché hai scritto quelle cose? Ora la gente pensa che io beva!» dice papà. «Già!» rispondo io. Alla mamma racconto che con quel tema ho vinto un viaggio in Italia. Andrò via da sola, lontano. Saremo in do­dici ragazzi con due accompagnatori. Papà dice: «La professoressa ha sempre detto che scrivi bene, ma spero di non essere sempre io il protagonista (il personaggio più importante di una storia) delle tue storie!». Io gli rispondo: «Io spero invece di essere finalmente protagonista in­sieme con Tor (è il fratello della ragazza) della tua storia, papà!».

«Voi siete importanti per me! – mi risponde. – Per me la famiglia è tutto!». «La bottiglia è tutto per te!» gli dico io. Sono parole dure, ma è vero. Passano due settimane e arriva il giorno della partenza. Viene solo la mamma a salutarmi. La mamma mi dice: «Hai avuto una grande forza. Forse papà cercherà di smettere di bere con l’aiuto di qualcuno».

Forse papà cambierà davvero… «Salutalo!» dico a mia madre e una grande voglia di piangere mi chiude la gola.

Tratto da: L’inverno non è per sempre, trad. di L. Cangemi, Feltrinelli, Milano 2008

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