La gallina organizzava sempre tutto, ma il giorno in cui smise di esserci, tutti si accorsero di quanto avessero dato per scontato il suo amore. Un toro decise di organizzare una grande festa, invitò i suoi amici e chiese a ciascuno di contribuire: “Io metto la casa”, disse orgoglioso. Il cane annuì: “Io porterò un osso che ho conservato da qualche giorno”.
Il cavallo sorrise: “Io ho ancora un pezzo di formaggio avanzato, può andare bene”. Tutti si voltarono verso la gallina; lei li guardò uno per uno, poi abbassò gli occhi: “Quindi il resto lo porto io, come sempre”. Nessuno rispose perché, in fondo, erano abituati: abituati a vederla lavorare, abituati a ricevere, abituati a dare per scontato tutto ciò che faceva.
Il giorno della festa, la gallina si alzò prima dell’alba: tagliò la legna, accese il fuoco, trasportò sacchi di riso, fagioli e mais. Cucinò per ore da sola ed era così stanca che, senza accorgersene, versò troppo sale nei fagioli. Quando arrivarono gli ospiti, nessuno notò la fatica sul suo volto; notarono soltanto l’errore. Il cavallo assaggiò il primo boccone: “Accidenti, gallina! Hai preparato fagioli o acqua di mare?”.
Scoppiò a ridere e anche il cane rise: “Hai esagerato con il sale!”.
La gallina sorrise, o almeno ci provò, poi tornò in cucina. Di nascosto si asciugò una lacrima, corse a prendere altri ingredienti e ricominciò da capo. Preparò un nuovo piatto, migliore del primo, più profumato e più gustoso; gli ospiti mangiarono felici e fecero perfino il bis, ma nessuno disse grazie. Mentre loro ridevano e festeggiavano, la gallina rimaneva in cucina a servire, pulire e sistemare. Quando la serata terminò, tutti se ne andarono salutandosi e abbracciandosi, ma nessuno entrò in cucina, nessuno cercò la gallina e nessuno le disse: “Grazie per tutto”. Quando finalmente rimase sola, cercò qualcosa da mangiare, ma non era rimasto nulla, solo qualche crosta secca sul fondo della pentola. Mangiò quello che trovò, poi iniziò a lavare i piatti, come sempre.
Passarono i giorni, poi arrivò un’altra festa, ma quella volta la gallina non si presentò. Nessuno aveva acceso il fuoco, nessuno aveva cucinato, nessuno aveva preparato la tavola; la festa fu triste, vuota e silenziosa. Fu allora che gli animali iniziarono a chiedersi: “Dov’è la gallina?”.
La cercarono ovunque e finalmente arrivarono davanti a una vecchia grotta fredda e abbandonata. Da dentro proveniva una voce debole: “Perdonami mamma, io volevo soltanto proteggere tutti…”. Gli animali rimasero immobili, non capivano, così andarono dal caprone, l’unico vero amico della gallina. Gli chiesero perché lei vivesse in quella grotta e perché non avesse mai detto nulla. Il caprone li guardò con tristezza: “Perché nessuno di voi glielo ha mai chiesto”. Chiese loro se si fossero mai domandati dove tornasse dopo aver aiutato tutti, o se si fossero mai chiesti se fosse felice o se avesse bisogno di qualcosa.
Il caprone raccontò allora la verità: molti anni prima, un serpente aveva attaccato il pollaio. Mentre gli altri scappavano, la gallina aveva combattuto per difendere la sua famiglia; era stata morsa e, invece di essere ringraziata, era stata allontanata perché temevano il veleno e temevano lei. Da quel giorno aveva vissuto sola in quella grotta, senza una famiglia e senza una casa, eppure aveva continuato a dedicare la sua vita agli altri. “
Mentre lei cercava di rendere migliore la vostra vita”, disse il caprone, “nessuno si è accorto che la sua stava andando in pezzi”. Gli animali abbassarono il capo e per la prima volta provarono vergogna, perché avevano amato ciò che la gallina faceva per loro, ma non avevano mai amato davvero la gallina.
Questa storia ricorda che esistono persone che sostengono tutti e risolvono i problemi di tutti, sorridendo ogni giorno mentre dentro stanno crollando. Il rischio più grande è accorgersi del loro valore solo quando smettono di esserci.
Fonte: Pensieri nascosti da questo video.





