Cocco, sabbia e buche

“Cocco belloooo, cocco frescoooo” urlavo a squarciagola in un soleggiato weekend di agosto.

I bambini correvano liberi per la spiaggia spesso con nulla addosso, i genitori restavano sotto l’ombrellone a monitorare Facebook e di tanto in tanto con voce sommessa, ma senza alzare lo sguardo, dicevano al figlio ormai lontano:

“Tesoro, non alzare sabbia.”

Ma tutti i pargoli erano in acqua a raccogliere alghe. “Salve Alfonso! Come sta oggi?”

“Salve signor Berardi! Oggi sono un po’… insabbiato, come può vedere. Ci sono bambini che alzano troppa sabbia per avere delle mani grandi come una paletta per mosche. Per non parlare dei piedini che a dirla tutta sembrano cotolette panate. Il cocco più in basso è pronto per essere fritto, panatura croccante!”

“Alfonso, mi fa sempre sbellicare dalle risate. Più che di bambini sembra che lei stia parlando di uno strano mostro metà cotoletta e metà…cos’erano le mani?”

“Palette per le mosche, signor Berardi.”

“Giusto! Ha creato una cosa che non si può descrivere!” “Dev’essere il caldo! Vuole del cocco?”

“Sì grazie Alfonso! Quant’è?”

“Per oggi glielo offro io, ricambio la gentilezza che ha nel salutarmi tutti i giorni.” “Ma…”

“Niente ma, signor Berardi, va bene così.”

“Allora, grazie. Buona giornata Alfonso. A domani.” “A domani, signor Berardi.”

Ripresi a spingere il mio carretto continuando a urlare per attirare acquirenti.

Spingevo e spingevo sotto il sole cocente quando all’improvviso mi mancò la sabbia sotto ai piedi e caddi faccia in giù seguendo il mio carretto.

Dopo un attimo di smarrimento mi rialzai ma c’era qualcosa di strano. I miei occhi non captavano più volti ma piedi. Piedi? Tutti intorno a me!

“Signore si sente bene? Chiamiamo l’ambulanza!”

“No, no, sto…sto bene.” dissi io cercando di capire perché mi trovavo a parlare con dei piedi. Poi capii, ero dentro ad una buca.

Ma quale buca, una VORAGINE!

Una fossa di dimensioni enormi! Quanto grande? Avete presente quella parte di spiaggia dove finisce la sabbia asciutta e inizia ad arrivare l’acqua? In pratica, dove passa ogni venditore di cocco? Ecco, la voragine prendeva sia la parte asciutta sia quella dove arrivava l’acqua. In poche parole una trappola mortale per bagnanti che passeggiavano col naso rivolto al cielo. Ci cadi dentro e ti ritrovi annegato in men che non si dica. Talmente larga che la parte verso gli ombrelloni arrivava al limite con una sdraio, sulla quale c’era una signora che dormiva. Sono sicuro che non si fosse accorta di nulla.

Uscii a fatica, aiutato dalla gente, quella che non era impegnata a fotografare o a riprendere.

Tratto in salvo mi voltai per vedere realmente le dimensioni ma vidi solamente il mio carretto capovolto, cocco ovunque e tra l’acqua e la sabbia qualche spicciolo. Mi guardai il marsupio, era aperto. Quindi, sì erano soldi delle vendite. La gente si strinse intorno a me per cercare di capire se stavo realmente bene e allora mi accorsi di lividi e tagli ma m’interessavano poco. Tutto il cocco era da buttare. Tranne alcuni pezzi che però erano già stati arraffati dai bambini-mostro che tornavano felici con la fetta di cocco all’ombrellone. Guardai ancora la voragine e oltre al mio carrettino rovesciato c’era ancora spazio, forse provvidenziale, per legarci dentro gli artefici della stessa. All’improvviso fui assalito da un gruppo di vecchiette che mi fece sdraiare e mi fece un check up completo, armate di cotone idrofilo, disinfettante e una bottiglietta d’acqua per lavarmi. Mancavano ago e filo e il distintivo da crocerossine. Arrivò anche il signor Berardi, preoccupato, ma appena mi vide in buone mani scoppiò a ridere e mi fece l’occhiolino. Mi misi a ridere anch’io non per la caduta, ma per tutta la bagarre che facevano per un venditore di cocco che di solito non vedevano. E mentre ero lì disteso, attorniato dalle balde crocerossine, li vidi. Cinque bambini-mostro che mi guardavano e ridevano mostrandomi le palette come a dire: “Siamo stati noi.”

Fu uno scatto fulmineo, mi alzai e scavalcai le anziane signore dai riflessi lenti, presi una paletta e corsi in direzione degli scavatori di buche. Volevo affrontarli ma il tutto finì con un povero venditore di cocco ferito che, brandendo una paletta, inseguiva un gruppo di bambini. A mia volta avevo alle calcagna le allegre crocerossine che erano più veloci di quel che sembrava e dietro a loro correvano, con il prosciutto sugli occhi, bagnanti che riprendevano la scena. E mentre correvamo, sentii in lontananza: ”Tesoro, non alzare sabbia.”

Di Marina Nardelli per “Racconti d’Estate”, il primo concorso letterario della Rete delle Biblioteche Vicentine, in collaborazione con Provincia e Il Giornale di Vicenza.

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