La Cittadella dei lumini

La Cittadella dei lumini

Il racconto che segue nasce da un desiderio: rendere accessibile e concreto per i bambini l’invito di Gesù, tratto dal Vangelo di Matteo (5,13-16), a essere “luce del mondo”.

Attraverso una storia di comunità, piccoli gesti e una nebbia da affrontare, si cerca di tradurre il linguaggio simbolico della parabola in un’esperienza narrativa che parli al cuore dei più piccoli. Lo abbiamo corredato di una semplice spiegazione e di uno spunto creativo, con la speranza che possa essere uno strumento utile per condividere, in famiglia o in gruppo, un messaggio di speranza e di responsabilità personale nel fare del bene.


Nella valle di Mezzaluna, arroccata in cima a una montagna, c’era una città speciale chiamata Cittàluce. Le sue case erano dipinte di colori allegri e, soprattutto, ogni finestra aveva un lumino che ogni sera gli abitanti accendevano. Quella luce era così calda e forte che si vedeva da tutta la valle, come una stella gigante che guidava i viaggiatori.

Luca, un bambino di Cittàluce, adorava il suo lumino. Lo puliva ogni giorno perché brillasse più degli altri. Ma una sera, mentre giocava a palla, il lumino cadde dal davanzale e si spense con un tonfo nel fango. Luca era triste, ma pensò: “Tanto ci sono tutti gli altri, uno in meno non si nota”. Così non lo raccontò a nessuno e andò a dormire.

La notte dopo, un’improvvisa nebbia fitta avvolse la valle. Era così densa che i lumini della città sembravano fiocchi di cotone, deboli e lontani. Un mercante con il suo carro, che contava sulla luce per tornare a casa, si perse e iniziò a girare in tondo nella valle sottostante, spaventato.

Luca guardò dalla finestra e vide la nebbia che inghiottiva la luce della sua città. E vide anche la finestra buia accanto alla sua: quella del suo amico Matteo, che era ammalato e non aveva potuto pulire il suo lumino. Poi ne vide un’altra buia, quella della signora Elisa, che era via. Un’idea gli brillò in testa come un lampo.

“Se ognuno fa la sua parte, possiamo illuminare anche la nebbia!” gridò. Prese il suo lumino spento, lo pulì con cura, lo riempì d’olio nuovo e lo riaccese. Poi corse a casa di Matteo e, con il permesso della mamma, accese anche il suo. Infine, andò da solo a casa della signora Elisa e fece lo stesso, ricordando dove teneva la chiave.

Tre nuovi punti di luce squarciarono la nebbia. Ispirati da Luca, tutti gli abitanti controllarono i loro lumini: chi li alzò più in alto, chi pulì il vetro, chi ne accese uno anche in giardino. La Cittàluce ritrovò il suo splendore, anzi, diventò ancora più luminosa di prima. Il mercante, vedendo quella stella di colori nella montagna, ritrovò la strada e arrivò sano e salvo, portando doni per tutti.

Da quel giorno, a Cittàluce, nessuno sottovalutò mai più l’importanza del proprio lumino. E quando qualcuno era in difficoltà, tutti si aiutavano a vicenda per tenere accese le luci, perché insieme erano la forza e la gioia della città.


Breve commento per bambini:

La storia ci ricorda quello che ha detto Gesù: noi siamo come quella luce! Il nostro lumino sono le nostre buone azioni, il nostro sorriso, il nostro coraggio, la nostra gentilezza. A volte possiamo pensare che un nostro piccolo gesto non conti, ma non è vero! Come Luca, scopriamo che quando usiamo i nostri talenti per aiutare gli altri, illuminiamo il mondo intorno a noi. E più siamo uniti nel fare del bene, più la nostra luce diventa forte e bella, e può guidare chi è triste, perso o ha bisogno di un amico.

Scarica il disegno da colorare

Check Also

La gallina che amava tutti

La gallina che amava tutti

La gallina organizzava sempre tutto, ma il giorno in cui smise di esserci, tutti si …