C’era una volta, in una città splendente, un uomo di nome Filippo. Viveva in una villa enorme, con fontane che cantavano giorno e notte e porte dipinte d’oro. Ogni giorno, Filippo indossava abiti di seta pregiata e banchettava con le pietanze più squisite. La sua tavola era sempre piena: arrosti succulenti, torte alte come torri e frutta di ogni genere.
Proprio fuori dal cancello della sua villa, sul marciapiede polveroso, viveva un uomo di nome Lazzaro. Lazzaro era poverissimo, malato e molto magro. I suoi vestiti erano pieni di buchi e sognava solo di poter mangiare le briciole che cadevano dalla tavola del ricco Filippo. A volte, i cani del quartiere si avvicinavano a lui per leccargli le ferite, ed erano questi gli unici esseri a fargli compagnia.
Filippo, uscendo per i suoi affari, vedeva sempre Lazzaro, ma non lo degnava mai di uno sguardo. Per lui era come se non esistesse. Pensava solo ai suoi banchetti e ai suoi tesori.
Un triste giorno, sia Filippo che Lazzaro morirono.
Lazzaro si ritrovò in un luogo bellissimo, luminoso e pieno di pace. Era accanto a un uomo buono e saggio di nome Abramo, che lo abbracciò e lo fece sentire finalmente amato e sazio. Non aveva più fame, né dolore, ma solo gioia.
Filippo, invece, si ritrovò in un luogo buio e triste, dove era divorato da una grande sete. Da lontano, vide Abramo e, accanto a lui, Lazzaro, finalmente sereno. Filippo, soffrendo, gridò: “Abramo, abbi pietà di me! Mandami Lazzaro, che intinga la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché questa fiamma mi fa terribilmente soffrire!”.
Ma Abramo, con dolcezza e tristezza, gli rispose: “Figlio mio, ricordati che nella tua vita hai ricevuto tutti i beni, mentre Lazzaro ha ricevuto solo male. Ora lui è consolato qui, e tu sei in mezzo ai tormenti. E tra noi e voi c’è un grande abisso, che nessuno può attraversare”.
Allora Filippo, pieno di rimpianto, pensò ai suoi cinque fratelli che erano ancora vivi. “Abramo”, supplicò, “allora ti prego, manda Lazzaro a casa di mio padre! Se uno dai morti andrà da loro, almeno loro ascolteranno e cambieranno vita, per non finire in questo luogo terribile!”.
Ma Abramo scuotendo la testa rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, che sono la Parola di Dio, non crederanno nemmeno se uno risuscitasse dai morti”.
Breve Commento per Bambini
Cari bambini, questa storia ci insegna una cosa molto importante: l’amore per il prossimo.
Dio ci ha dato tanti doni, come una famiglia, una casa, del cibo, dei giocattoli. A volte, come il ricco Filippo, siamo tentati di pensare solo a noi stessi e a divertirci. Ma intorno a noi ci sono persone che hanno bisogno di un aiuto, di un sorriso, di un gesto di gentilezza.
Lazzaro rappresenta tutte le persone che soffrono, che sono sole o che hanno fame. La storia ci dice che per Dio ogni persona è preziosa, soprattutto chi è nel bisogno. Il “peccato” del ricco Filippo non è stato quello di essere ricco, ma quello di essere stato egoista e di aver ignorato Lazzaro che soffriva proprio davanti al suo cancello.
Gesù ci ricorda che il vero tesoro non sono i soldi o i vestiti lussuosi, ma la carità, la condivisione e l’amore che sappiamo donare agli altri. Se impariamo a condividere quello che abbiamo, anche solo un po’, costruiamo già qui sulla terra un pezzettino di Paradiso.




