Cari genitori, educatori e catechisti,
il brano del cieco nato (Gv 9,1-41) è uno dei più ricchi e profondi di tutto il Vangelo. Parla di guarigione, di pregiudizio, di coraggio e, soprattutto, di fede che nasce dall’incontro con Gesù. Per aiutare i bambini ad entrare in questo mistero, abbiamo pensato a un racconto che mette al centro l’esperienza del protagonista.
L’obiettivo non è solo raccontare un miracolo, ma far comprendere ai più piccoli il significato più profondo di “Gesù, luce del mondo”. La vera cecità, infatti, non è quella fisica, ma quella del cuore che non riconosce l’amore di Dio.
Questo racconto vuole essere uno strumento per:
- Spiegare che la sofferenza non è una punizione divina.
- Mostrare il coraggio di chi racconta la verità.
- Guidare i bambini a scoprire che la fede è un incontro personale con Gesù, che apre gli occhi del nostro cuore.
Potete leggere la storia ad alta voce, magari creando un’atmosfera raccolta, e poi lasciare spazio alle domande e ai disegni dei bambini. Buon cammino verso la Luce della Pasqua!
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Matteo era un bambino che viveva nella città di Gerico, una città piena di rumori, di odori e di vita. Tutti lo conoscevano. Lo sentivano arrivare dal rumore del suo bastone che picchiettava sul selciato, dalla sua mano che sfiorava i muri delle case per non perdersi.
Matteo era cieco dalla nascita. Per lui, il mondo era fatto di suoni: il fruscio delle palme, le grida dei venditori al mercato, le risate degli altri bambini che giocavano a rincorrersi. Il mondo era fatto di profumi: il pane caldo del forno, l’incenso della sinagoga, la polvere sollevata dal vento. Ma non sapeva cosa fosse un colore. La sua mamma gli aveva provato a spiegare il cielo: “È azzurro, come… come l’acqua più limpida che scorre nel ruscello”. Ma per Matteo l’acqua era solo una sensazione di fresco, un rumore di gocce. Non poteva capire.
Spesso, seduto vicino alla porta della città con la sua ciotolina per le offerte, si sentiva triste. Sentiva i passi frettolosi della gente, le voci che parlavano del Tempio, dei mercanti, dei raccolti. Lui poteva solo ascoltare e immaginare. Una domanda gli ronzava sempre in testa: “Perché proprio io? Cosa avrò fatto di male io, o i miei genitori, per meritare di non vedere la luce del sole?”.
Un giorno di sabato, mentre la città era più silenziosa del solito, Matteo sentì un gruppo di persone fermarsi davanti a lui. Riconobbe subito la voce di un uomo speciale, un uomo di cui tutti parlavano: Gesù.
“Maestro”, chiese uno dei discepoli di Gesù, e la sua voce era curiosa. “Chi ha peccato perché quest’uomo sia nato cieco? Lui o i suoi genitori?”
Matteo trattenne il respiro. Era la sua stessa domanda! Finalmente avrebbe avuto una risposta.
La voce di Gesù era calma e buona come una coperta calda. “Né lui ha peccato, né i suoi genitori. Non è una punizione. Lui è così perché in lui si possa vedere all’opera la bontà di Dio. Finché sono nel mondo, io sono la luce del mondo.”
Matteo non capiva bene quelle parole, ma sentì un nodo sciogliersi nel petto. Non era colpa sua. Non era una punizione.
Poi, Gesù si chinò. Matteo sentiva il suo respiro vicino. Sentì Gesù sputare per terra, fare del fango e poi appoggiargli delicatamente quelle mani fresche e impastate sugli occhi chiusi.
“Va’”, gli sussurrò Gesù. “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe.”
Matteo non perse tempo. Tremando, si alzò e, seguendo le indicazioni di qualcuno che lo aiutò, raggiunse la piscina. L’acqua era fresca. Si sciacquò gli occhi.
All’inizio fu solo un bagliore confuso. Poi, piano piano, le forme presero contorni. Vide il cielo! Non era solo una parola, era un immenso mantello di un colore che sua madre aveva chiamato azzurro. Vide l’acqua della piscina, non solo fresca, ma anche lucente e trasparente. Vide i volti sorpresi delle persone intorno a lui, i loro abiti colorati, il sole caldo che era solo una sensazione e che adesso poteva anche vedere!
Corse a casa, e per strada riconobbe i suoi vicini solo dalle voci, ma adesso poteva vedere i loro sorrisi! I suoi genitori piansero di gioia, abbracciandolo e guardandolo come se lo vedessero per la prima volta.
La notizia si sparse in fretta. I farisei, uomini severi che studiavano le regole della religione, lo fecero chiamare. Erano molto turbati. Gesù aveva fatto quel miracolo di sabato, il giorno del riposo. Secondo loro, impastare il fango era un lavoro, e quindi era sbagliato.
“Come hai fatto a vedere?” gli chiesero con fare duro.
“Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”, rispose Matteo semplicemente.
“Quell’uomo è un peccatore, perché non rispetta il sabato!” dissero loro.
Matteo, che fino a quel giorno aveva sempre avuto paura di parlare, si sentiva improvvisamente forte. “Che sia o no un peccatore, io non lo so. Una cosa sola so: io ero cieco e ora ci vedo! Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla.”
I farisei, pieni di rabbia, lo cacciarono via. Ma a Matteo non importava. Lui aveva visto la luce. Aveva visto il mondo. Ma soprattutto, aveva incontrato un uomo che gli aveva ridato la speranza.
Poco dopo, mentre vagava per la città, emozionato e confuso, Gesù lo trovò di nuovo.
“Tu credi nel Figlio dell’Uomo?” gli chiese Gesù.
“Chi è, Signore, perché io creda in lui?” rispose Matteo.
“Lo hai visto: sono io, quello che parla con te.”
Matteo lo guardò. Finalmente poteva vedere il suo volto. Non era il volto di un potente, ma di un amico. I suoi occhi si riempirono di lacrime di gioia. “Credo, Signore!”, esclamò. E si inginocchiò davanti a Lui.
Matteo aveva ricevuto due doni quel giorno: la vista del mondo e la visione della fede. Aveva capito che la vera luce non era solo quella del sole, ma era Gesù, capace di illuminare anche il buio più profondo del cuore.
Commento per bambini
Cari bambini, la storia di Matteo ci insegna una cosa bellissima: Gesù è la luce del mondo. Non è solo la luce che ci fa vedere il sole, il cielo e i colori, ma è una luce che ci fa capire l’amore di Dio.
Matteo era cieco, e tutti pensavano che fosse una punizione per qualcosa di brutto che aveva fatto lui o i suoi genitori. Gesù, invece, spiega che non è così! Dio non punisce mai. A volte nella vita ci sono momenti bui, difficili, in cui non capiamo le cose. Ma Gesù passa accanto a noi, proprio come è passato accanto a Matteo, e ci aiuta a “vedere” con occhi nuovi.
Ci insegna che la cosa più importante non sono gli occhi del corpo, ma gli occhi del cuore. Matteo, quando ha incontrato Gesù, ha imparato a vedere con il cuore: ha capito di essere amato da Dio, ha avuto il coraggio di raccontare la verità, e alla fine ha visto Gesù e ha creduto in Lui.
Anche noi possiamo lasciare che Gesù ci tocchi il cuore, per vedere tutto l’amore che ci vuole dare e per essere anche noi una piccola luce per gli altri, raccontando con gioia le cose belle che Lui fa per noi.




