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La storia di Olmo e della moneta fortunata

La sera in cui Olmo ebbe terminato di tracciare i solchi nel suo campo, ripose l’aratro e afferrò il cavallo per le briglia, per condurlo nella stalla, ma il cavallo non si mosse. Olmo gli accarezzò il muso. Gli diede un colpetto sulla groppa; il cavallo scosse la testa, agitando la criniera.

Sei stanco? Che cosa c’è? gli chiese Olmo controllando le zampe.

Ecco qua… fermo… buono! aggiunse, strappando una scheggia di metallo che si era incuneata in un ferro.

Olmo mise in tasca quel pezzo di metallo, condusse il cavallo nella stalla, gli diede acqua e biada ed entrò in casa. Accese il lume, si curvò per attizzare il fuoco; la scheggia cadde a terra tintinnando. Olmo la raccolse, la rigirò fra le dita, la ripulì: il ragazzo si trovò fra le mani una moneta d’argento.

Dopo cena uscì; era una bella notte stellata. Olmo camminava lungo il fosso stringendo nel pugno la moneta. Giunse al mulino, cercò a lungo e infine trovò un posticino segreto; lì nascose la moneta sussurrando: “Questo sarà il nostro portafortuna!”.

Quando la ruota del mulino girò per la prima volta e macinò la prima farina, tutto il paese ne fu felice. In seguito chiunque poté macinarvi il grano liberamente; ogni anno al mulino venne organizzata una festa.

Un’estate sfortunata la grandine distrusse il raccolto e anche durante l’anno successivo la gente patì la fame.

Una notte, però Olmo uscì a contemplare il cielo stellato e insieme al canto dei grilli udì  uno scricchiolio prolungato, che subito riconobbe. Giunse correndo al mulino; la luna bianca faceva scintillare la ruota gocciolante.

Olmo salì la scaletta di corsa e restò molto sorpreso vedendo che dalla macina usciva farina, senza che ci fosse grano nella tramoggia!

Lavorò tutta la notte, riempiendo affannosamente più di cento sacchi.

All’alba il mulino smise di macinare; Olmo attaccò il carro al cavallo e raggiunse il paese. Da ogni parte della campagna accorse gente a ricevere il dono prezioso del mulino!

Per tre notti, quasi per magia, la macina produsse generosamente farina e nessuno ebbe più fame.

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