Cari catechisti e genitori,
questo racconto è pensato per aiutarvi a spiegare ai bambini il Vangelo di Matteo 22,15-21 in modo semplice e concreto. La storia di Elia, un bambino curioso che assiste alla scena della moneta, permette ai più piccoli di immedesimarsi e di comprendere il messaggio di Gesù: dare a Dio ciò che è di Dio, cioè il nostro cuore.
Potete leggere il racconto insieme, fermandovi a fare domande: “Cosa aveva in mano Gesù? Di chi era la faccia sulla moneta? E la tua faccia di chi è?” Poi leggete il commento finale e lasciate che i bambini esprimano le loro idee.
Il racconto è adatto a bambini dai 5 agli 8 anni. Buon cammino insieme!
Nel paese di Betlemme viveva un bambino di nome Elia. Elia aveva otto anni, capelli ricci e neri come la pece e una curiosità che non finiva mai. Suo papà era un pescatore e sua mamma preparava il pane ogni mattina. Elia amava ascoltare le storie, soprattutto quelle che si raccontavano sotto il grande ulivo della piazza.
Un giorno, nella piazza arrivò un gruppo di uomini importanti. Erano farisei, con lunghi mantelli e facce serie. Parlottavano tra loro e ogni tanto guardavano verso il mercato, dove la gente comprava e vendeva.
«Oggi vogliamo tendere una trappola a quel maestro, Gesù», disse uno di loro a bassa voce. «Gli chiederemo se è giusto pagare le tasse all’imperatore. Se dice di no, lo accuseranno di ribellione. Se dice di sì, la gente penserà che è amico dei Romani.»
Elia, curioso, si avvicinò. Non capiva bene cosa fossero le tasse, ma sapeva che l’imperatore era un uomo lontano, potente, che viveva in una città chiamata Roma. Suo papà ogni tanto brontolava quando doveva pagare qualcosa a quei soldati con le corazze lucide.
Gesù arrivò, camminando piano tra la folla. La gente lo salutava, i bambini gli correvano incontro. I farisei si fecero avanti con un sorriso finto.
«Maestro», disse uno di loro, «sappiamo che tu insegni la verità. Dimmi: è giusto pagare il tributo all’imperatore?»
Tutti tacquero. Elia trattenne il respiro. Gesù guardò quegli uomini dritti negli occhi, poi sorrise.
«Perché mi mettete alla prova, ipocriti?» disse. «Mostratemi la moneta del tributo.»
Un fariseo tirò fuori dalla borsa una piccola moneta d’argento. Brillava sotto il sole. Gesù la prese e la tenne aperta sul palmo della mano.
«Di chi è questa immagine?» chiese. «E questa scritta?»
«Dell’imperatore», risposero.
Gesù restituì la moneta. «Date dunque a Cesare quello che è di Cesare», disse con voce calma, «e a Dio quello che è di Dio.»
I farisei rimasero di sasso. Non sapevano cosa rispondere. Si guardarono l’un l’altro, poi se ne andarono brontolando, con i mantelli che svolazzavano.
Elia tornò a casa pensieroso. Durante la cena chiese a suo papà: «Che cosa voleva dire Gesù con quella moneta?»
Il papà posò il pane e sorrise. «Voleva dire che la moneta porta l’immagine dell’imperatore, quindi è giusto restituirla a lui. Ma il nostro cuore, la nostra vita, portano l’immagine di Dio. A Lui dobbiamo dare tutto: il nostro amore, la nostra fiducia, le nostre giornate.»
Elia guardò il suo piatto, poi guardò il cielo dalla finestra. Le stelle brillavano come piccole monete d’argento.
«Allora io sono come una moneta di Dio», disse piano.
«Sì», rispose la mamma. «E la tua faccia, il tuo sorriso, il tuo cuore: tutto parla di Lui.»
Da quella sera Elia non dimenticò più quella lezione. Ogni volta che vedeva una moneta, pensava a Gesù e alla sua domanda. E ogni mattina, quando si svegliava, si ricordava che la cosa più importante non era quello che aveva in tasca, ma quello che aveva nel cuore.
Il significato della storia (per bambini)
Cari bambini, avete sentito la storia di Elia e della moneta? Gesù voleva insegnarci una cosa molto importante.
La moneta aveva la faccia dell’imperatore, e allora era giusto ridarla a lui. Ma il nostro cuore, la nostra vita, la nostra bontà: queste cose portano la faccia di Dio. E allora a Dio dobbiamo dare tutto il nostro amore.
Gesù non ha detto “non pagate le tasse” e non ha detto “amate solo l’imperatore”. Ha detto una cosa più grande: siate buoni cittadini, ma soprattutto siate figli di Dio.
Ricordate: voi siete come monete preziose. La vostra faccia, il vostro sorriso, il vostro cuore parlano di Dio. Ogni giorno, con le vostre azioni gentili, mostrate a tutti la sua immagine. Date a Dio quello che è di Dio: cioè voi stessi, con gioia!
