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I due fratelli e la vigna del papà

I due fratelli e la vigna del papà

I due fratelli e la vigna del papà

Cari catechisti e cari genitori,

il brano di Matteo 21,28-32 ci mette davanti a una domanda scomoda e bellissima: chi fa la volontà del Padre? Non chi dice di sì, ma chi alla fine si alza e va. È una pagina perfetta per i bambini, perché parla la loro lingua: quella dei “sì” promessi e dei “no” che poi diventano “sì”, delle buone intenzioni e dei piccoli gesti concreti.

Questo racconto è pensato per essere letto ad alta voce, magari a due voci, lasciando spazio alle domande. I bambini si riconosceranno facilmente in Luca (che promette e si distrae) e in Marco (che brontola ma poi corre). L’obiettivo non è spaventarli con il senso di colpa, ma far scoprire loro che Dio non si stanca mai di aspettarci, e che anche un “no” può diventare l’inizio di un “sì” più vero.

Potete usare la storia in tre momenti:

  1. Ascolto – leggete il racconto senza interruzioni.
  2. Dialogo – chiedete: “Chi dei due fratelli ti assomiglia? Perché il papà non si arrabbia con Marco?”
  3. Attività – fate disegnare la vigna e i due fratelli, oppure scrivete insieme un piccolo “sì” da mantenere durante la settimana.

Buon cammino insieme, nella vigna del Signore!


C’era una volta un papà contadino che aveva una bellissima vigna, piena di grappoli d’uva dolci come il miele. Accanto alla vigna aveva costruito una casetta bianca, dove viveva con i suoi due figli: Luca e Marco.

Luca era il maggiore: alto, forte e sempre pieno di parole. Marco era il più piccolo: silenzioso, con gli occhi grandi e le mani sempre sporche di terra.

Una mattina, il papà si alzò presto, prese la sua cesta di vimini e chiamò Luca.

«Luca, figlio mio, oggi bisogna andare a lavorare nella vigna. Le viti hanno bisogno di noi.»

Luca, che stava mangiando una fetta di pane con la marmellata, rispose subito, con la bocca piena: «Sì, papà! Vado subito!»

Il papà sorrise, gli accarezzò i capelli e uscì. Ma Luca, finito il pane, si mise a giocare con la palla nel cortile. Poi andò a trovare gli amici. Poi si addormentò sotto il grande albero di fico. Insomma, nella vigna non ci mise mai piede. «Tanto c’è tempo», pensava. «E poi fa caldo. E poi ho sonno.»

Nel pomeriggio, il papà tornò a casa e chiamò Marco, il figlio più piccolo.

«Marco, vai anche tu a lavorare nella vigna, per favore.»

Marco storse la bocca. Proprio non aveva voglia! Voleva finire il suo disegno, voleva giocare con il gatto, voleva fare un milione di altre cose. E così, senza pensarci troppo, rispose: «No, papà. Non ci vengo.»

Il papà non si arrabbiò. Lo guardò solo con un po’ di tristezza e uscì di nuovo.

Marco rimase lì, seduto sul gradino. Il disegno non gli piaceva più. Il gatto dormiva. E dentro il cuore sentiva una vocina piccola piccola che gli diceva: «Papà ha bisogno di te. La vigna ha bisogno di te.»

Così, piano piano, si alzò. Prese la sua piccola zappa, si mise il cappello di paglia e corse verso la vigna. Quando arrivò, il papà era lì, curvo sulle viti. Marco non disse niente: si mise accanto a lui e cominciò a lavorare. Il papà lo guardò, sorrise e non gli chiese spiegazioni. Lavorarono insieme fino al tramonto.

Quando rientrarono a casa, trovarono Luca seduto a tavola, che raccontava di quanto era stato bravo e di quanto aveva lavorato sodo. Ma il papà sapeva come stavano le cose. E anche Luca, in fondo in fondo, lo sapeva.

Quella sera, il papà abbracciò Marco e gli disse: «Grazie, figlio mio. Non importa quello che dici all’inizio: importa quello che fai alla fine.»

Per noi, oggi

Gesù, un giorno, raccontò una storia proprio come questa. Un papà chiedeva ai suoi due figli di andare a lavorare nella vigna. Uno disse “sì” ma non andò. L’altro disse “no” ma poi ci andò.

Gesù voleva insegnarci una cosa importante: non contano le belle parole, contano i fatti. Possiamo dire “sì” a Dio con la bocca e poi dimenticarcene. Oppure possiamo dire “no”, sbagliare, e poi cambiare idea e fare la cosa giusta. Dio non guarda solo quello che diciamo: guarda il nostro cuore e quello che facciamo davvero.

E poi c’è un’altra cosa bella: il papà della storia non si arrabbia con Marco. Lo aspetta. Anche Dio ci aspetta sempre, con pazienza, pronti a sorridere quando torniamo da Lui.

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