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Il gufo Ugo

C’era una volta,
in un Paese lontano, un bel gufo chiamato Ugo. Nessuno saprà mai chi gli dette quel nome un po’ pomposo ma
certamente era un nome che gli assomigliava.

Ugo era grosso e pesante, sempre affamato. Le piume grigie ed i grandi occhi rotondi gli davano un aspetto
imponente. Aveva molti amici tra gli uccelli del bosco perché dava sempre buoni consigli ed era un discreto
poeta. Tra gli alberi, sapete, ci si annoia ma Ugo sapeva come attirare l’attenzione e dare un pizzico di felicità a tutti. Una sera, dopo essersi schiarito la voce, gridò : Amici animali, venite qui ed ascoltate!

Cari amici, disse, non mi piace vedervi cosi tristi ed indolenti. La vita è bella e non possiamo sprecarne nemmeno un minuto. Fringuelli, cince e cardellini sollevarono il capo e si fecero attenti perché ,quando Ugo usava quel tono di voce, la situazione diventava sempre interessante.Ho pensato, continuò il gufo, che potremmo trasferirci
per un poco in città , vedere come vivono gli uomini ed imparare da loro qualche cosa che ci consenta di essere
più felici al nostro ritorno. Fantastico cinguettò l’usignolo saltando di ramo in ramo. Magnifico ! disse il fagiano frugando tra le foglie secche con il becco alla ricerca di qualche seme.

L’indomani mattina, alle prime luci dell’alba, passerotti e piccioni, che già erano abituati alla città, guidarono
centinaia di uccelli a destinazione. Volarono altissimi per non correre rischi inutili ed atterrarono sui tetti delle
case ancora addormentate.

Dalla strada arrivavano sempre più forti i rumori del traffico e questo a quelle povere bestiole non piaceva. I
più piccoli si rifugiavano sotto le tegole mentre gli altri si posavano sulle antenne della televisione e sui tralicci
Solo i passeri ,dal cuore impavido, saettavano tra le auto in corsa a caccia di cibo. Dai camini usciva un fumo
soffocante che ricordò a molti quello di un incendio nella foresta. Ugo stava pensando al fatto che forse era
il caso di rientrare quando improvvisamente una cincia, spaventata a morte, cadde in un giardino.

Cosa fare? Un gatto enorme si avvicinò alla bestiola leccandosi i baffi e. scappò subito all’arrivo di un bambino che urlava a squarciagola VIA VIA! BESTIACCIA! Il gufo guardava la scena con i suoi grandi occhi arancioni ma non pareva preoccupato. Anzi La cincia piano piano si riprese dallo spavento e volò via Dopo alcuni giorni tutti gli amici si ritrovarono intorno all’albero di Ugo per una chiacchierata, eccitatissimi dopo l’avventura . Che paura però.. , sospirò una colomba, a cui il fumo dei camini aveva annerito un poco le penne. Che rumore in quella strada
cinguettò un usignolo, che non era riuscito a spandere nell’aria il suo canto dolcissimo a causa del rombo dei
motori, dei clacson e delle grida. E cosa dovrei dire io, pigolò la cincia, che per un pelo non sono finita nello
stomaco di un orrendo gatto mannaro!

Ugo, come sua abitudine, osservava la scena ed ascoltava senza dire nulla, come fanno saggi. Dopo aver riflettuto qualche minuto prese la parola e disse: amici miei, è vero. La città non fa per noi ed anch’io non vedevo l’ora di tornare a casa. Il nostro modo di vivere non è compatibile con quello degli uomini perché, per noi, l’ambiente e la natura sono nostro padre e nostra madre.

Una cosa però è accaduta: un bambino ha salvato la nostra amica cincia senza chiedere nulla in cambio. E’ un fatto raro e bellissimo. Dimostra che non esiste mai una cosa interamente buona od interamente cattiva. Anche in città è spuntato un fiore di speranza. Gli uccellini improvvisamente si zittirono ed il bosco piombò nel silenzio. Si sentiva solo un rumore: quello del fagiano che continuava a cercare semi tra le foglie secche.

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